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Pirro Ugo - Soltanto un nome sui titoli di testa | Il cinema italiano tra il dopoguerra e il boom economico, i suoi protagonisti, l'intreccio tra finzione e realtà: ecco quello che ci racconta Pirro in un lungo testo di impianto narrativo, costruito sul divagare di una memoria che, ammettendo la propria imperfezione, non pretende di recuperare in modo sistematico tutti i propri ricordi, ma cerca di ricostruire a poco a poco un'epoca sentita come unica nella storia del nostro paese. Di pagina in pagina descrive anche il tortuoso processo che porta alla realizzazione di un film, dalla ricerca di un soggetto alle interminabili e spesso litigiose discussioni durante la sceneggiatura, dalla quantità di copioni mai realizzati all'influenza dei produttori e degli imperativi economici.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Marangi, M. L'Indice del 1999, n. 03
bra una lunga chiacchierata, in cui talvolta certi ricordi emergono improvvisi e rompono la linearità del racconto. Ma bisogna riconoscere al libro di Pirro la capacità di restituire le contraddizioni e le potenzialità di oltre due decenni del cinema, della cultura e della storia italiana, tra i cinquanta e i settanta. Sceneggiatore di successo di film premiati, come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Petri, 1970) e Il giardino dei Finzi Contini (De Sica, 1970), autore di riferimento del cinema d'impegno civile, Pirro racconta i primi anni difficili alla ricerca non tanto dei soldi ma del nome riconosciuto ufficialmente nei titoli di testa, il lavoro come "negro" (che oggi si stilizza come "ghost-writer", ma la sostanza è la stessa) nella stesura di copioni firmati poi da nomi più famosi; l'incontro con personaggi quali De Santis, Rossellini, De Sica, Fellini, Monicelli, Zavattini, Amidei, i produttori rampanti come De Laurentiis e Ponti, il fascino della Mangano e l'energia della Magnani; i tanti progetti mai realizzati; le lunghe riunioni collettive per creare copioni poi regolarmente modificati dai registi; i viaggi all'estero, le battaglie politiche. Sul filo della memoria, in un continuo andirivieni tra opinioni personali e ricostruzione analitica di singoli episodi, il libro rende bene la complessità dell'universo cinematografico e la moltitudine degli elementi che entrano in gioco per far sì che un'idea si trasformi effettivamente in un film oppure sia destinata a rimanere un'eterna illusione. Da un punto di vista particolare e soggettivo, ma proprio per questo spesso inedito e sorprendente, emerge un altro tipo di storia del cinema, in cui oltre i film, i premi, le analisi e le categorie critiche, sono le persone a ritornare protagoniste.
Michele Marangi
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