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Kristof Agota - La chiave dell'ascensore. L'ora grigia | Due commedie nelle quali l'humour (nero) si mescola ad accenti di gravità. Uno sguardo approfondito sulla condizione umana e sui rapporti di forza che costringono gli uomini a irrigidirsi in ruoli prestabiliti.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Schenardi, D. L'Indice del 2000, n. 02
Di Agota Kristof, profuga ungherese da anni residente nella Svizzera francese, sono finora stati tradotti in Italia due romanzi: Ieri e Trilogia della città di K. (cfr. "L'Indice", rispettivamente 1997, n. 6, e 1998, n. 8). Si aggiungono ora, sempre nel catalogo einaudiano, due pièce teatrali: La chiave dell'ascensore, scritta nel 1977, e L'ora grigia o l'ultimo cliente, del 1984. In entrambe la tensione drammatica scaturisce non dall'azione (pressoché assente e racchiusa in due spazi limitati e circoscritti) ma da una narrazione e un dialogo nei quali le trame di una dolorosa mistificazione del reale vengono lacerate da affilati frammenti di verità. Da squarci non più rammendabili emergono così vissuti di un'estrema povertà umana. In entrambe le pièce, rituali di violenza e sopraffazione vengono brutalmente smascherati da vittime che non possono tacere. Nella Chiave dell'ascensore, una donna racconta dell'esistenza che, come una castellana nella torre, ella trascorre in attesa di un principe fedele che ogni sera giunge a farle visita. Ma l'idilliaca messinscena di un'esistenza gratificata dall'amore protettivo del marito-principe si rivela progressivamente un rituale di tortura che si ritorce infine contro il carnefice. Nella seconda pièce, L'ora grigia, assistiamo al fallimento del rapporto, oramai non più fisico ma solo verbale, tra un'anziana prostituta e il suo ultimo cliente. Nemmeno pagando l'uomo potrà costringere la donna a un "gioco" che nasconda o almeno trasfiguri l'insopportabile evidenza della loro storia. Dalle menzogne, anzi, la verità uscirà ancora più chiara e crudele.
(D.S.)
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Rob insidesusan@hotmail.com (21-01-2007) La chiave dell’ascensore è agghiacciante. Qui la Kristof è degna di Poe, ma ancora più amara, più semplice, meno teatrale e proprio per questo sconcertante.
Ne L’Ora Grigia (o L’Ultimo Cliente), l’amarezza si intreccia all’ironia nera, mano a mano che fa capolino l’ineluttabile verità.
Gioielli queste pièces, come tanti altri di cui è seminata la bibliografia della Kristof. Gioielli anneriti dalla vita, dalle lacrime e dal dolore. Pietre indurite dalla dignità, dove narrazione e rivelazione sono l’unica priorità. La speranza nella Kristof sembra apparentemente non trovare posto. Eppure c’è; prende la forma della marcia in avanti, del rifiuto categorico della disperazione e dell’abbandono, della consapevolezza più scabra e bruciante. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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