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Fenoglio Beppe - L' imboscata | Nell'Italia del 1944, in un'Italia devastata dalla guerra civile, prende vita la drammatica vicenda del partigiano Milton, un personaggio molto diverso dal più famoso partigiano Johnny, eppure in qualche modo a lui complementare. Lo stesso Fenoglio ne sottolineò la specularità: "Milton è un'altra faccia, più dura, del sentimentale e dello snob Johnny".
Marco (25-08-2002) E' sempre la Resistenza di Fenoglio. Che mi piace perché, già allora, non mitica ma pratica. Poca traccia della "vulgata resistenziale" che oggi viene derisa: niente retorica, niente copertura di episodi truci; ma guerra civile, l'orrore nascosto dalla nebbia delle Langhe, i partigiani da quelli umanamente leggendari (Matè), ai vigliacchi, agli ignavi, agli arrabbiati e cattivi (Milton). I fascisti li dovrà descrivere qualcun altro: impattano il libro nei combattimenti e nella pratica - dei fanatici e dei tedeschi - di torturare i partigiani, anche al solo fine di ucciderli. Pratica troppo pervasiva per sorvolare sul suo carattere criminale: di macchia di merda indelebile, molto più grande degli episodi isolati di infighting che i revanscisti oggi rivangano (e a cui Fenoglio accenna). La conclusione è triste, e chi legge oggi può pensare che se questa era la fine, la Resistenza è stata una inutile strage. Ma probabilmente, quando Fenoglio scriveva, la differenza fra prima e dopo era così ovvia che il problema non si poneva. Oggi si pone perché siamo foderati di bambagia. Quindi, chi resisteva allora (e molti di quelli di oggi) ha la mia simpatia. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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