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Ginzburg Carlo - Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del '500 |
8 recensioni presenti. Media Voto: 4.25 / 5Roberto (27-09-2008) Un libro indimenticabile. L'ho letto per la prima volta 32 anni fa, ma riletto oggi non ha perso niente del suo fascino. Chi parla di ricerche degli anni '90 dovrebbe forse andare a vedere la data di pubblicazione di questo libro! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elena (19-09-2008) Nn posso far altro che allinearmi agli ultimi giudizi.
Considerando le critiche dei primi due lettori bisogna riconoscere l'esistenza di autori che pur rispettando il lavoro d'archivio, il lavoro dello "storico" sono capaci di "ricostruire" (senza forzature) la psicologia dei personaggi. Ma questo nn sempre è possibile ed auspicabile: es. Frances Hill in "le streghe bambine" ha scritto un romanzo su Salem; certo è storicamente corretto, preciso, xò bisogna anche guardare agli scopi: libro di piacere? studio? saggio storico? Detto questo è difficile proporre il libro di F. Hill cm testo d'esame o altro. E poi... non si tratta di una storica ma di una giornalista.
Quindi penso che all'opera di Ginzburg non manchi proprio nulla. Nn è affatto noiosa! effettivamente si possono avere problemi con il latino (se nn si hanno almeno le conoscenze base). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
F. (30-01-2005) Innanzitutto si tratta del lavoro di uno storico e non di un romanziere. La sua particolarità sta nell'innovazione, nell'aprire un filone di studi, aperto in verità con i benandanti, per lo più sconosciuto sino ad allora. Basti pensare alla limitata accessibilità degli archivi (soprattutto quello di Udine)al tempo in cui Carlo Ginzburg ha scritto questo e altri testi. Intuizione geniale, storico geniale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
domenico dome70@inwind.it (11-12-2004) Forse il piu' bel libro che non sia un romanzo che abbia mai letto. La fortuna di Q e dei suoi autori viene da qui. Questo libro e' terribilmente attuale e urgente in tempi di crociate e fondamentalismo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fiammetta (01-02-2004) Splendido libro di storia. La Riforma e la diffusione della stampa hanno permesso a un ignoto mugnaio friulano di esprimersi; le testimonianze degli atti processuali hanno permesso a noi di ricostruire la sua vicenda, uscita dall’ombra in cui si perdono le culture orali.
L’impressionante convergenza tra le posizioni di Menocchio e quelle dei gruppi intellettuali più raffinati e consapevoli del suo tempo pone l’accento sul problema, finora troppo poco studiato, della circolazione culturale tra classi superiori e classi subalterne. La discrepanza tra le domande dei giudici e le risposte di Menocchio, accusato di eresia, fanno intravedere un "sostrato di credenze contadine, vecchio di secoli ma mai cancellato del tutto. La Riforma, spezzando la crosta dell’unità religiosa, l’aveva fatto riaffiorare indirettamente; la Controriforma, nel tentativo di ricomporre quell’unità, l’aveva portato alla luce per spazzarlo via". Il libro dimostra inoltre come il modo in cui un individuo legge e assimila il contenuto di un libro è spesso imprevedibile: la lettura di Menocchio non è oggettiva, ma passa attraverso una griglia che deforma o addirittura ribalta il contenuto del testo. La chiave di lettura diventa per il lettore più importante del testo stesso, e rinvia continuamente a una cultura diversa da quella espressa nella pagina stampata: è una cultura orale, che fa intravedere la "tenace persistenza di una religione contadina insofferente ai dogmi e alle cerimonie, legata ai ritmi della natura, fondamentalmente precristiana, che aveva assimilato e riplasmato gli apporti estranei". Il libro si legge facilmente, è esaustivo e brillante al tempo stesso, procede per passaggi logici consecutivi. Con questa ricerca Ginzburg ci offre un frammento perduto del passato, che si inserisce "in una sottile, contorta, ma ben netta linea di sviluppo che arriva fino a noi".
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sasso sasso67@aruba.it (27-06-2003) Non riesco a credere ai due commenti che ho letto su questo libro. Una si aspettava un romanzo. Un romanzo da Carlo Ginzburg??? Secondo me questo è un capolavoro nel genere del saggio storico, e non solo è documentatissimo (con tutto il rispetto per altri storici che hanno scritto di vicende simili sulla scia di questo libro di Ginzburg), ma ci fa vivere le angosce di Menocchio e nello stesso tempo il suo orgoglio, la sua dignità, la sua volontà di pensare con la propria testa (nei limiti del suo ambiente sociale e culturale), al di là delle presunte verità rivelate dalla Chiesa ufficiale. Sarei tentato di dire che se - come canta De Gregori - "la storia siamo noi", Il formaggio e i vermi ne è una delle più geniali tesi a sostegno. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo Bottaro max.bottaro@libero.it (18-06-2003) Sembra il frutto di alcune giornate passate sulle scrivanie di un qualsiasi Archivio di Stato. Di processi come quello del "Menocchio" il Veneto ne conta tantissimi, basti far riferimento agli studi degli anni '90 condotti dalla prof. Marisa Milani. Noioso e scontato. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Giulia (07-09-2002) Io mi asettavo un "romanzo",un libro che parlasse maggiormente del contadino,non come figura sociale ma come uomo,ma vi ci ho trovato solo un linguaggio difficile con date e documenti.NOIOSO Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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