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Poesia e teatro   Poesia  Raccolte di poesia di singoli poeti 

Enzensberger Hans M. - Più leggeri dell'aria

Più leggeri dell'aria TitoloPiù leggeri dell'aria
AutoreEnzensberger Hans M.
Prezzo € 13,43
Prezzi in altre valute
Dati2001, 181 p.
TraduttoreCarpi A. M.
EditoreEinaudi  (collana Collezione di poesia)

Attualmente non disponibile su IBS
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Descrizione
Uscita in occasione del suo settantesimo compleanno, "Più leggeri dell'aria" è la nuova silloge poetica di Enzensberger. Leggeri sono i numeri, i dolori del passato, il nostro io, il fumo di una sigaretta che doveva essere l'ultima... Niente toni aspri ed estremi, niente lamentazioni profetiche e, soprattutto, nessuna oscurità di senso. Enzenberger tiene fede anche in questo caso alla lezione di Brecht, di cui riprende non solo l'impegno illuministico ma anche la capacità di stupore e commozione per le umili bellezze del quotidiano e i comportamenti umani.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

La prima qualità che, nelle sue Lezioni americane (1988), Calvino raccomanda agli scrittori di conservare nel prossimo millennio è la leggerezza, intesa come quella forza che impedisce al mondo di farsi pesante, inerte e opaco. Come esempio di una scrittura improntata sulla leggerezza Calvino cita il Piccolo testamento (1953) di Montale, nel quale individua lo sforzo del poeta di contrapporre "minime tracce luminose (...) alla buia catastrofe". Nella sua raccolta di versi Più leggeri dell'aria (in edizione originale Leichter als Luft, Suhrkamp, 1999) Hans Magnus Enzensberger sembra voler far propria la raccomandazione di Calvino. Con il suo sottotitolo - Poesie morali - Enzensberger lancia certamente una provocazione, che però è tale solo per chi non ha seguito da vicino il suo lungo percorso intellettuale, spesso caratterizzato da inversioni di rotta tanto brusche da sorprendere sia amici che nemici. La moralità reclamata da Enzensberger infatti è "più leggera dell'aria" nel senso che si è liberata dalle zavorre dell'ideologia e vuole sottrarsi alla rigidità di opinioni preconcette. Facendosi leggerissima, è diventata più mobile e duttile: scomponendosi in tenui particelle che passano da uno stato di aggregazione all'altro, può facilmente lasciare le posizioni appena occupate e consolidarsi subito dopo su posizioni completamente diverse, non si sa quanto distanti da quelle di partenza. La formula della morale "più leggera dell'aria" riprende l'idea dell'opportunità di non procedere in modo lineare, testimoniata anche dai versi di Zickzack (Suhrkamp, 1995; Einaudi, 1997; cfr. "L'Indice", 1997, n. 10) o dalla volontà di identificarsi con la figura dell'olandese volante, che solca i mari senza tregua.

Nelle intenzioni dell'autore, i costi pagati da questo atteggiamento in termini di coerenza vengono recuperati sotto forma di una maggiore capacità di adeguarsi alle continue trasformazioni delle situazioni che la poesia vuole interpretare. Non solo. Reclamare la libertà di restare in perenne movimento non significa rinunciare a certi valori di fondo professati dalla generazione di scrittori tedeschi e austriaci del dopoguerra, primo tra tutti l'antifascismo. La poesia Quello che c'era prima ripropone l'insegnamento più importante di Paul Celan, che cioè Auschwitz "non ha fine". Ma se Enzensberger vuole ricordare la necessità per i tedeschi di continuare a confrontarsi con la loro storia, lo fa evitando di usare Auschwitz come "clava morale" (Martin Walser) e di alimentare l'odio dei tedeschi nei confronti di se stessi. Egli considera infatti quest'odio altrettanto deleterio per la costruzione di un futuro migliore quanto la tentazione della rimozione. In tal senso, la poesia Vecchio luogo natio tradisce la volontà di trattare problemi antichi in relazione ai tempi che cambiano: il peso del ricordo inquietante affidato ad alcune strofe (ad esempio: "Alla radio un demente che strillava / fino a perdere la voce, il municipio / era parato di croci uncinate") viene "alleggerito" poco dopo da altre come: "al buio del fienile / pungeva il fieno quando la cugina / fino al settimo cielo ti ha levato, / e ciò che ti mostrava era nuovo". È perfettamente in sintonia con le intenzioni dell'autore se i procedimenti di cui si serve una morale "più leggera dell'aria" non sono più la rabbia che ha reso famoso l'Enzensberger degli esordi bensì piuttosto la sottile ironia, l'understatement e il sarcasmo, tanto che l'autore ammette: "A me riescono sempre più difficili / odio, invidia e disprezzo / questi sentimenti giovanili" (Ammissione). Così, mentre il Dizionario dei paesi sulla cui situazione politica Enzensberger vuole far riflettere comincia con un ironico "Peccato per", il sarcasmo invece prevale nelle poesie in cui vengono criticate le nuove mode della società consumista come la terapia degli aromi, le dottrine della reincarnazione e la fuga nei conventi (A uno che cerca consigli), o dove viene smascherato il latente fascismo militarista che sta dietro agli atteggiamenti quotidiani (Dichiarazione di guerra).

L'aspetto morale contenuto nella metafora della leggerezza, così come la intende Enzensberger, non si può separare da quello epistemico perché l'autore affida alle sue liriche un invito a guardare il mondo da un punto di vista alternativo. Quello che gradualmente si fa avanti in queste poesie è un "mondo rovesciato" nella migliore tradizione romantica, perché Enzensberger svaluta tutto quello che sembra avere peso, si presenta come moderno e indispensabile, ed esalta invece quello che a prima vista appare secondario, appunto "di poco peso". Anzitutto, a venir relativizzata è la globalizzazione, che con la sua promesse de bonheur non riesce a nascondere che "ogni tanto al margine della strada / c'è un mendicante, immobile" (Mercato mondiale). Lo stesso vale per il progresso tecnologico che crea delle illusioni finendo per distogliere lo sguardo dalle cose più semplici e più importanti: "Come si affannano / questi topi di laboratorio intorno ai cloni! / Scopare è meglio" (Il semplice che è difficile da inventare). Emblematica, a questo proposito, la figura dello scienziato che vive nell'"aldilà" di una [s]cienza astrale, ma che, quando esce dal suo osservatorio, da cui pretendeva di osservare e dominare l'universo, è costretto a rientrare in un "aldiquà / di dolore, neve, piacere, / patate in insalata e morte". Allo stesso modo, i più semplici oggetti d'uso quotidiano come la forchetta, l'apriscatole o il letto risultano essere più indispensabili alla "gente comune" delle scoperte scientifiche o delle grandi speculazioni filosofiche (Geniale). Nonostante la critica alla scienza intesa come sistema autoreferenziale e indifferente ai problemi sociali o della vita quotidiana, Enzensberger non rinuncia comunque a formulare un omaggio a inventori e scienziati come il matematico John von Neumann (1903-1957), simbolo di un progresso più attento ai bisogni dell'uomo.

L'autore ci invita a rivalutare e a riscoprire tutto ciò che a prima vista sembra insignificante o marginale e invece, a ben guardare, fa la differenza: lo [s]critto in piccolo nei contratti dell'assicurazione o nel "contratto di nozze", quel poco che basta a capovolgere il corretto funzionamento di meccanismi complessi, sia nella società che nella tecnologia, in una catastrofe, gli organismi meno appariscenti nella vita della natura, i gesti degli amanti e soprattutto la poesia. L'ideale di leggerezza poetica propagato da Enzensberger si differenzia in tutto e per tutto da quello di Gottfried Benn per avvicinarsi piuttosto a Brecht, di cui, come si ricorda nel fondo di copertina del libro, l'autore "riprende non solo l'impegno illuministico ma anche la capacità di stupore per le umili bellezze del quotidiano e i comportamenti umani". La poesia Uno che non sa nuotare ridicolizza il sogno benniano di uno stato di regressione, in cui il soggetto ripercorre a ritroso lo sviluppo della coscienza e torna vicino alle forme più semplici di vita organica, contigue alle forme di vita della materia: "Tutto è sponda" ed "Eterno chiama il mare. / Non è roba per lui. 'Oh, / fossimo noi i nostri avi primevi'. / No, meglio di no". La vita della poesia, come la intende Enzensberger, si basa invece tutta sullo scarto tra la leggerezza della parola pietra e la pesantezza della pietra reale (Semantica).

Se teniamo presente che queste poesie sono state scritte alla fine del secondo millennio, allora la logica del "mondo capovolto" e della leggerezza trasporta anche una riflessione su quello che passa nel nuovo secolo, e dunque sulla nostra memoria, sulla nostra cultura. Così, se seguiamo la logica delle poesie, a passare nel nuovo secolo non sono le strutture "pesanti" alla base delle grandi decisioni politiche ed economiche, le utopie legate alle ideologie, alla scienza, alle nuove tecnologie. Quello che si rivela più resistente e più importante invece è quello che scivola tra le maglie di "grandi racconti" (Lyotard), che non rientra nelle grandi teleologie storiche o ideologiche, che è marginale rispetto ai discorsi dominanti e alla cultura egemone: si tratta della sfera di esperienze e di pensiero legata al contingente, al momentaneo, al corpo, alla sessualità. Considerato in questa ottica, il principio della leggerezza si rivela una interpretazione poetica del principio della differenza, come viene inteso da Foucault nell'Archeologia del sapere, o del "non identico" di Adorno. Così, nelle Predilezioni impolitiche immaginate da Enzensbeger il "vago sorriso della violoncellista" - e quello che esso rappresenta - prende forma (anzi, insiste a prendere forma) "malgrado il Consiglio di sicurezza / si sia riunito" e "la totale serietà con cui questa donna si trucca / tra le rovine del suo tinello" sfida il fatto che "nei quartieri governativi / si continui a sparare".

Un'ulteriore chiave di lettura di queste liriche deriva dal fatto che sono state pubblicate in occasione del settantesimo compleanno dello scrittore e che quindi rappresentano dei tentativi di guardarsi indietro, azzardare bilanci e interrogarsi sul futuro. I testi più riusciti sono quelli come Curriculum vitae, in cui la vita di una persona viene paragonata a quella di una scarpa che esce e rientra in una scatola e solo verso la fine si intuisce che la scatola simboleggia la bara che aspetta la persona. Più imbarazzanti risultano invece i momenti in cui l'autore intende mettersi generosamente a nudo e ostenta una malintesa sincerità che avrebbe potuto risparmiare al lettore (Dolce piccola...). Il virtuosismo messo in luce da Enzensberger nel passare con sovranità dalle forme più classiche come le terzine e il sonetto ai moderni ritmi rap viene reso in modo molto convincente dalla traduttrice Anna Maria Carpi, che mostra di saper variare le tonalità con la stessa sicurezza dell'autore.

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