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Coetzee J. M. - La vita e il tempo di Michael K. | In un Sudafrica sconvolto dalla guerra civile, Michael K. (ogni riferimento a Kafka è ovviamente voluto) costruisce un carro per riaccompagnare la madre malata nel suo Eden evanescente: un pezzettino di terra in campagna dove ha trascorso un'infanzia felice. Il viaggio è clandestino, fra militari allo sbando, freddo e intemperie. Finché K. è costretto a far ricoverare la madre, ma nessuno l'assiste e quando muore viene cremata senza che il figlio venga consultato. Con le ceneri in un sacchetto di plastica, K. raggiunge comunque il luogo d'incanto, un fertile nulla, una fattoria abbandonata sfuggita al controllo ossessivo del regime, dove si sente, per la prima volta, libero. Ma la guerra saprà raggiungerlo anche nel suo minuscolo paradiso privato.
Media Voto: 5 / 5zeta (02-08-2005) è senz'altro un capolavoro ma non sono daccordo con chi ha scritto il commento precedente..
come hai fatto ad immedesimarti nei pensieri del protagonista?questi non pensa assolutamente nulla..sente e vive in armonia cosmica,è e diventa sempre più parte dell'universo perchè così è la sua natura non razionale e logica ma mistica.è un cammino verso la dissoluzione totale nel tutto Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberta rc888@virgilio.it (24-02-2005) Fantastico, mi ha preso in maniera viscerale.
Un libro di 200 pagine letto in neanche due giorni, non mi succedeva da tempo. La decrizione del protagonista e di ciò che fa e che pensa è perfetta, mi ero così immedesimata nei suoi pensieri che solo nella seconda parte del libro mi sono accorta che l'autore parlava di Michael in terza persona. Michael che vuole passare inosservato, che non vuole carità, che vuole solo essere libero. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Egidio Marchese em@astrosigns.ca (06-01-2004) Questo è un romanzo dell'anarchia di una nazione alla deriva, durante la guerra dell'apartheid nel Sud Africa, tra tumulti razziali, violenza, abusi e caos. E d'altra parte è anche il romanzo dello spirito anarchico del protagonista, che si ribella contro ogni costrizione che infrange la sua libertà. Il nostro semplice eroe si rifugia nella solitudine della campagna, nascosto in una tana scavata nella terra. Catturato, preferisce lasciarsi morire di fame, rifiutando il sostentamento in un campo di concentramento. Alla fine fugge per poter vivere e morire libero. Non c'è qui la tragedia dell'eroe romantico che lotta per nobili ideali da realizzare; ma c'è quella crisi dell'individuo e dell'ordine sociale tanto presente nella letteratura moderna, da Pirandello a Kafka e anche Camus, Kundera, Gordimer e V.S. Naipaul, per fare alcuni nomi (quasi tutti premi Nobel) fino a Coetzee. Mentre nella cultura romantica l'enfasi era sulla fede e l'ideale (esaltati soprattutto nella sconfitta), nella cultura moderna l'enfasi è nella perdita di ogni fede e certezza di valori. In altre parole, in questo romanzo di Coetzee c'è la problematica moderna di una crisi di identità, sia individuale che collettiva, oggi tanto manipolata falsata confusa e adulterata, ch'è tutta da riscoprire e riscattare.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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