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Pamuk Orhan - Il mio nome è Rosso | Istanbul, 1591. Tra i miniaturisti e illustratori al lavoro nel Palazzo del Sultano si nasconde un feroce assassino. Per smascherarlo Nero è disposto a tutto, anche a rischiare la vita. Perché se fallisce, per lui non ci sarà futuro con la bella Sekure, non ci sarà l'amore che ha sognato per dodici anni.
7 recensioni presenti. Media Voto: 4.42 / 5Giorgio (02-09-2006) E' un libro bellissimo...è la prima volta che leggo un tipo di libro in "narrazione multidiagetica", e oltre che trovarlo innovativo mi ha affascinato la ricchezza delle descrizioni del luogo, delle abitudini alimentari...
Molto affascinante. Voto: 5 / 5 |
nadia bianchi (03-07-2006) Libro che di sicuro affascina per tutto quello che gira intorno al giallo:quasi un trattato sulle diversità tra occidente/oriente, sulla fusione di queste due culture, sulla laicità dell'uno e la religiosità dell'altro, sull'iconoclastia o meno.
Interessante, stimolante, ricco di immagini,barocco.
Forse per molti aspetti ripetivo e troppo prolisso: la leggenda di Sirin,ad esempio, quante volte è stata descritta?
Voto: 4 / 5 |
BIBI (03-12-2005) Davvero Bellissimo.... visionario come un sogno!
Un libro da 1000 e una notte! Voto: 5 / 5 |
Giulia (03-12-2005) Bello! Bello! Vale la pena, merita perchè ti conquista. Ambientazione e situazioni visionarie come un racconto delle Mille e una notte! Consigliatissimo! Voto: 5 / 5 |
alberto (23-01-2002) Libro straordinario. La storia viene raccontata da più voci in ogni capitolo con uno sforzo di soggettivizzare il punto di osservazione di ciascuno: uomo, donna animale o oggetto. E' più di una trovata, é una dimensione dell'espressione che dimostra il talento inventivo e narrativo di Pamuk. Geniale l'idea di costruire le differenza fra due mondi attraverso il contrasto tra due concezioni della rappresentazione: la tradizionale miniatura dei paesi islamici che esprime il punto di vista oggettivo di occhio di dio e la concezione pittorica degli europei della fine del 1500 che esaltano la rappresentazione come occhio dell'uomo sul mondo. Da non perdere. Voto: 5 / 5 |
natalia (13-11-2001) Sarebbe stato un libro affascinante, con 200 pagine in meno. Bella la vicenda del contrasto tra miniatura-iconoclastia-islam vs. ritratto europeo-cristianesimo. Però prolissa la continua ripetizione di:
1)descrizione della miniatura del maestro tale e talaltro 2) narrazione delle leggende o vicende storiche illustrate nelle miniature 3) tutti 'sti nomi di sultani, pascià, kahn, visir, effendi e compagnia bella dei quali vengono ripetute svariate volte le gesta.
Se avessi dovuto leggere una volta di più la storia di Sirin che si innamora di Cosroe guardandone il ritratto appeso a un albero avrei dato di matto.
A parte questa lentezza (che pregiudica), bella la vicenda amorosa e anche la vicenda "gialla". Voto: 2 / 5 |
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