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McCarthy Cormac - Il guardiano del frutteto | Tre uomini (il vecchio Zio Ather, il giovane Sylder che contrabbanda liquori e il ragazzino John), sono i protagonisti di una vicenda che ruota attorno a un cadavere, quello del padre di John, ucciso da Sylder e vegliato da Ather in un orto fra le montagne del Tennessee. Ma in un'agghiacciante commedia degli errori nessuno dei tre ha davvero compreso l'identità dell'altro. Il romanzo, primo dell'autore, ricorre a una lingua volutamente arcaica.
Media Voto: 3 / 5Gianmarco (20-12-2010) Un romanzo per chi ama McCarthy, non per tutti. Dopo "La Strada" e "Non è un paese per vecchi" ho trovato questa lettura un po' troppo complicata e a tratti faticosa. Stile ruvido, descrizioni interminabili, se non si ama davvero McCarthy si rischia di annoiarsi. Buona lettura! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Ned Merrill (06-10-2008) "Se ne sono andati tutti,ormai.Scappati,banditi nella morte o nell'esilio,perduti,rovinati.Sole e vento percorrono ancora quella terra,per bruciare e scuotere gli alberi,l'erba.Di quella gente non rimane alcuna incarnazione,alcun discendente,alcuna traccia.Sulla labbra della stirpe estranea che ora risiede in quei luoghi, i loro nomi sono mito,leggenda,polvere".Basta a volte anche solo una frase per raccontare un libro,il suo cuore più vero. Non quanto possa essere bello un libro in realtà,quello lo si può capire solo leggendolo pagina per pagina, parola per parola.Ogni pensiero dell'autore che diventa così nostro.Ma può bastare a volte una frase per farcene innamorare,per capire il senso più profondo,per avere quella scintilla che ti permette di arrivare lontano nel buio,nei pensieri più nascosti dello scrittore,nei tuoi pensieri più nascosti.In una frase tutto un libro.Un libro duro, ruvido come sempre quelli di McCarthy, forse come è lui.Un vecchio ed energico cowboy,originario del Sud,degli Appalachi,del Tennessee.La violenza è uno dei temi sempre predominanti dei suoi libri, così come il dolore,la sofferenza,la solitudine."Se scrivevo di violenza in modo esagerato lo facevo guardando al futuro che immaginavo ancora più violento".E poi la natura,anch'essa dura, ruvida.Mai idilliaca,appena sfondo della profonda solitudine dell'uomo. Anche lui è un uomo solitario,ma è una solitudine cercata nelle colline di Santa Fè.Nella voglia di non concedere mai interviste,di non firmare libri, di non usare il cellulare.Di stare lontano dagli scrittori,"La combriccola di interessanti".Dice di non leggere narrativa, e lo fa con una frase bellissima:"Una cosa piuttosto stravagante da fare", anche se io non ci credo del tutto,non che non sia una cosa stravagante da fare,e mi viene sempre da sorridere rileggendo questa frase,ma perché penso che alla fine lo faccia,è troppo intelligente,troppo curioso.Lo so,il mio giudizio forse non è completamente oggettivo,sono un po' di parte sin da La strada, ma va bene così,almeno per me. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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