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A tredici anni un amore che sboccia può sembrare un plagio. Una ragazzina che assiste a una violenza può convincersi di aver riconosciuto il responsabile e far condannare un innocente, rovinandolo e rovinandosi. Perché tutta la vita sarà segnata dalle conseguenze. La ragazzina crescerà, diventerà una scrittrice, ma non si libererà del peso dell'ingiustizia inferta a un innocente, alla propria sorella innamorata e in fin dei conti anche a se stessa.
| La recensione de L'Indice |

Espiazione è un romanzo magnifico, il migliore di Ian McEwan (1948). Anche quell'eccesso di programmaticità che viziava i suoi libri più recenti (in particolare l' Amore fatale , 1997; cfr. " L'Indice", 1997, n. 12): le simmetrie insistite, la bravura compiaciuta che ne svendeva i segreti (forse perché ne contenevano ben pochi), la troppa luce, mostrano tutt'altra necessità - e, direi, trovano una giustificazione morale - in quest'ultimo lavoro. Al quale non fanno certamente difetto la costruzione quasi su carta millimetrata, né il primato accordato alla visibilità, alla nettezza dei contorni: che stavolta però racchiudono un segreto tanto più insondabile e dolente quanto più è reso manifesto, via via sgombrato dall'ambiguità e dalle ombre. Guai a raccontare la storia troppo nei dettagli: qui la suspense non è tanto un espediente narrativo (peraltro perfettamente funzionale) quanto una modalità di percezione della realtà, e di quelli che sono ancora i suoi vuoti. Vale in generale, per tutto il romanzo, quello che viene osservato all'inizio a proposito del personaggio di Cecilia: "Si rese conto che fin dal mattino si era sentita strana, e che guardava alle cose in modo insolito, come se tutto fosse già passato da un pezzo ed esaltato da ironie postume che lei non era in grado di afferrare appieno". Fino all'ultimissima pagina, almeno alcune di queste "ironie postume" (vedrà il lettore che l'aggettivo è scelto con grande precisione) restano davvero imprendibili, e si farebbe un grande disservizio a rivelarle anzitempo. Il libro è diviso in tre parti, ambientate in Inghilterra e in Francia fra il 1935 e il 1940, più un breve e sorprendente epilogo, "Londra, 1999", che ci riporta al giorno d'oggi (la struttura temporale è molto simile a quella di un altro romanzo di McEwan, Lettera a Berlino (1990), il cui dannunziano titolo originale, The Innocent , andrebbe quasi bene anche per Espiazione ). Pur concentrando l'azione in poco più di ventiquattrore, la prima parte è decisamente la più lunga, più di metà di tutto il libro, e a sua volta è suddivisa in quattordici capitoli numerati, dove si intrecciano i punti di vista di diversi personaggi. La seconda e la terza parte sono quasi esattamente simmetriche, non hanno suddivisioni, e ognuna è narrata da un solo punto di vista (anche se mai nella prima persona, riservata all'epilogo). È una struttura molto calibrata, quasi teatrale e perfezionata nel tempo, decantata; e tuttavia dinamica, vitale, una costruzione e al tempo stesso una volontà o meglio l' offerta di una costruzione. Il lungo "movimento" iniziale è ambientato nella grande (non antica) casa di campagna dei Tallis, molto ricchi ma non aristocratici, nella torrida estate del 1935. La signora è a letto con la solita emicrania; il marito, un funzionario governativo, è a Londra, come sempre, per ragioni di lavoro e (si presume) di cuore. La casa, insomma, è a disposizione dei figli (una situazione tipica per McEwan, vedi l'indimenticabile Giardino di cemento , 1978): la tredicenne Briony, che si è appena scoperta la vocazione letteraria e vuole mettere in scena una sua pièce (scritta in due giorni) in onore di Leon, il fratello ventiquattrenne che torna da Londra; Cecilia, la sorella ventunenne, reduce da Cambridge (è quella che si sente strana); e Robbie Turner, bello, intelligente e dotatissimo figlio della donna delle pulizie dei Tallis, però anche amico di famiglia, essendo cresciuto con Cecilia e Leon (e avendo studiato anche lui a Cambridge, col massimo dei voti, grazie alla generosità di loro padre). E poi un amico di Leon, il giovane industriale Paul Mashall, che sta facendo i miliardi vendendo cioccolato sintetico all'esercito; e tre cuginetti lentigginosi (figli d'una zia troppo esuberante in odore di divorzio): la quindicenne Lola, che è tutta sua madre, manipolatrice, ha un braccialetto alla caviglia e si pittura le unghie, e i due gemelli Pierrot e Jackson, di nove anni, un po' frignoni e piuttosto infelici (uno bagna ancora il letto). Nell'atmosfera apparentemente svagata, ma carica d'attesa (e la guerra forse è alle porte), almeno due cose diventano subito evidenti: che c'è forte attrazione fra Cecilia e Robbie (a dispetto della lunga consuetudine e della differenza sociale); e che c'è antagonismo - cioè quasi odio - fra l'ancora piccola Briony e la quasi grande Lola. McEwan è bravissimo, e doloroso, imbarazzante, nel rappresentare quello "spazio transitorio che estendeva i proprio confini imprecisi dalla nursery al mondo degli adulti" in cui Briony, alla sua giovane età, e con la grande fantasia di cui è effettivamente dotata, "si muoveva in modo del tutto imprevedibile": l'innocenza è pericolosa, e può portare alla catastrofe (nel senso tecnico della parola, quello del teatro greco), soprattutto quando è ormai agli sgoccioli, ha fretta di crescere e s'immischia, ancora con rigidità infantile, nelle cose dell'esperienza. Con un salto temporale di cinque anni, nella seconda parte ci trasferiamo in Francia, dove Robbie è ferito e, insieme a due commilitoni, cerca di raggiungere la spiaggia di Dunkerque in una marcia da incubo: sono pagine di coinvolgente e accurata ricostruzione storica, forti ma delicate (vedi soprattutto la scena del tentato linciaggio). Mentre la sorte di Robbie è lasciata in sospeso, la terza parte - ambientata a Londra e forse ancora più drammatica, a tratti livida come un storia di spettri - è dedicata a Briony, infermiera tirocinante nell'ospedale di S. Thomas. Pur continuando a coltivare le proprie ambizioni letterarie (una sua novella è stata apprezzata ma rifiutata da "Horizon", la rivista di Cyril Connolly), la giovane donna si sta sottoponendo a sforzi fisici massacranti in un consapevole, severo processo di purificazione dell'identità, un volontario obnubilamento dell'immaginazione (Simone Weil, che morì nel 1943 in un ospedale inglese, avrebbe parlato di "decreazione"): è l'inizio di quell'espiazione che coinciderà con una carriera artistica "nota per la sua amoralità", e che ancora nell'epilogo del romanzo, a più di sessant'anni dagli eventi narrati, non può dirsi conclusa. Nelle sue coordinate essenziali, Espiazione è una riflessione molto profonda sui rischi della fantasia, ma anche sul suo potere salvifico o, più umilmente, riparatore - una sorta di "educazione dell'artista da adolescente": dove però il prezzo della "visione" è così alto che poi non basta una vita per ripagarlo (viene in mente la domanda di Keats alla fine dell' Ode all'usignolo : " Was it a vision or a waking dream? "; ma il romanzo chiede piuttosto: "Può un sogno, cioè un abbaglio, trasformarsi in una visione di verità?"). Le gratificazioni del libro sono numerose, e vanno dall'intreccio ben temperato alla splendida resa dei luoghi e dell'epoca, alle sfaccettature psicologiche, sociali, fisionomiche di un nutrito cast di personaggi, tutti assai ben realizzati - "round" avrebbe detto E.M. Forster (in Aspects of the Novel , 1927), cioè a "tutto tondo". Il richiamo a Forster, il più tradizionale dei grandi "moderni" non è casuale: a diciott'anni Briony ha letto tre volte l'impervio Le onde di Virginia Woolf (1931), ma se c'è un classico del Novecento a cui Espiazione rimanda, è senz'altro il più "facile" Passaggio in India (1924), per analogie sia stilistiche e strutturali (le molte connessioni interne), sia soprattutto tematiche: un accostamento dove è notevole - e forse istruttivo della direzione presa da certa narrativa, diciamo, "postmoderna" nello spirito ma molto classica nelle forme - che il romanzo più recente sopporti un grado di ambiguità molto inferiore, si sforzi insomma, nei limiti del possibile, di far chiarezza morale: senza però mai scadere nel moralismo, la sua colpa restando imperdonabile. |
Recensioni 1 - 20 di 29 recensioni presenti. Media Voto: 3.93 / 5Alessandro Aschero (29-08-2009) Ritengo che Espiazione di McEwan sia uno dei più bei romanzi mai scritti. Un autentico pilastro della cultura occidentale. Voto: 5 / 5 |
Francesca Stella (18-09-2008) E'la prima volta che leggo Ian McEwan, ma sento già che è amore a prima vista. Più che definirlo uno scrittore potrei definirlo un 'mago delle parole' per la maestria con cui trasmette immagini e sentimenti dalla sua mente alla mente del lettore, creando le emozioni più forti e le sensazioni più sorprendenti. In Espiazione il gioco del punto di vista è meraviglioso e l'introspezione dei personaggi un vero incanto! Voto: 5 / 5 |
Maria angmaria67@yahoo.it (22-02-2008) McEwan ancora una volta non ci delude con questo romanzo che ribadisce la casualità degli eventi della vita: basta un errore di valutazione da parte di una bambina per cambiare il destino di una famiglia e rovinare irreparabilmente la vita dei personaggi. Anche il modo di scrivere un pò antiquato contribuisce a rendere più veritiero il racconto che si legge fino alla fine, tutto di un fiato. Voto: 5 / 5 |
giulia (25-01-2008) it was an interesting combination in a man - intelligence and sheer bulk
I fell in love with Robbie Turner... grazie di esistere nella mia mente, forse esisti davvero da qualche parte...? per me è stata un'emozione meravigliosa, mi ha fatto soffrire molto ma mi ha dato tantissimo...grazie grazie grazie
Voto: 5 / 5 |
Alessia (04-09-2007) Ho appena terminato di leggere il libro, ed ho appena finito di asciugare le ultime lacrime che sono scese sul mio viso leggendo le ultime pagine di questo romanzo meraviglioso!
Il libro è scorrevole, forse solo un pò lento in alcuni punti, ma superate le prime pagine, si fa difficoltà a smettere di leggere!
Pensare che ho letto il libro solo per curiosità, ovvero vidi tempo fa il trailer del film che vi è stato tratto, e ho voluto leggere il libro prima di andare al cinema!
Speriamo che quest'ultimo sia all'altezza del libro!
Lo consiglio vivamente; molto bella la descrizione di quella parte di guerra che molto spesso ci viene nascosta (sofferenze di soldati, dei loro famigliari e di chi si prodiga nell'aiutarli)!
Voto: 5 / 5 |
cab gbf.mu2@alice.it (31-08-2007) Espiazione è unico. Da lettrice vorace di narrativa contemporanea mondiale, e anche da laureanda con una tesi su questo romanzo! mi ha letteralmente sconvolto leggerne pareri negativi. Se non questo qual'è un romanzo contemporaneo che fa impallidire i suoi concorrenti per stile e struttura narrativa? chi abbia voglia mi può togliere felicemente la curiosità... Voto: 5 / 5 |
grazia (29-08-2007) Avevo già letto di McEwan "Bambini nel tempo", anni fa.
Questo ultimo romanzo l'ho comperato quando uscì e l'ho lasciato nella libreria fino a due settimane fa...
Quando ho letto che alla Mostra del Cinema di Venezia la trasposizione di "Atonement" avrebbe aperto il Festival, dal momento che amo molto anche il cinema e andrò sicuramente a vederlo, ho deciso che prima avrei dovuto leggere il libro.
E così ho fatto...
Lo trovo davvero emozionante; i personaggi, quelli femminili soprattutto, sono ben tagliati, la loro psicologia è dettagliata e precisa;la descrizione dei paesaggi intorno a Villa Tallis e soprattutto della devastazione della guerra in cui Robbie è catapultato, nella seconda parte che si svolge in Francia, lascia senza parole. L'ho letto tutto d'un fiato... non vedevo l'ora di riprenderlo in mano , anche se, alla fine, ti lascia un profondo dolore dentro, come una morsa allo stomaco.Conto di rileggerlo quanto prima.
Sono proprio curiosa di vedere il film, adesso!Difficilissimo confronto, comunque.
Voto: 5 / 5 |
Roberta robydiroby@gmail.com (27-08-2007) é magnifico...ho pianto e per giorni sono stati dentro di me...ho sperato con tutto il cuore che nn fosse vero...che ci fosse altro che espiazione, ma ahimè il mio animo è stato toccato profondamente da questo capolavoro Voto: 5 / 5 |
andrea birdy63@libero.it (05-12-2006) L'ho appena finito e già mi manca..sono in ufficio (non dovrei dirlo) e anch'io ho divorato le ultime pagine come raramente mi è successo.
In particolare mi rimarrà impressa Villa Tallis, me la sono immaginata in maniera vivida ed è come se avessi soggiornato nelle sue stanze , grazie alle magnifiche descrizioni dello scrittore così piene di poesia. Bello e triste ma pieno di vita! Voto: 5 / 5 |
valentina giomma crazy@thunder.it (30-01-2006) In questo romanzo McEwan rielabora i temi più importanti della sua produzione quali l’iniziazione sessuale, la perdita dell’innocenza adolescenziale e le devastanti conseguenze del conflitto mondiale che lo scrittore aveva già sperimentato nei primi racconti First Love, Last Rites e successivamente nei romanzi The Cement Garden, The Comfort of Strangers, Child in Ttime, The Innocent, Black Dogs, Enduring Love e Amsterdam.
Ispirato dalle desolate case Dickensiane di Great Expectations e Bleak House, McEwan trasforma la tradizionale country house in una vera e propria casa degli orrori, luogo ideale per le inquietanti scene di crudeltà domestiche con cui rappresenta le ansie e il degrado dell’uomo e della società contemporanea.
L’ambientazione idilliaca e il simbolo del giardino edenico della tradizione letteraria inglese da Mansfield Park a Brideshead Revisited ritornano in questo romanzo con la country house Tallis Home, dove Briony, adolescente impegnata nella rappresentazione teatrale del melodramma The Trials of Arabella per il ritorno a casa del fratello Leon, detta le regole del suo mondo perfetto, costruito nelle prime pagine del romanzo.
L’iniziazione di Briony che si avvicina al mondo degli adulti e scopre di essere una scrittrice, pagando il caro prezzo della sua fervida immaginazione, con cui commette il primo dei crimini del romanzo, prosegue verso la ricerca dell’impossibile espiazione del crimine commesso in gioventù.
Voto: 4 / 5 |
Patroclo (15-12-2005) qui chi espia é soprattutto il lettore.
Mc Ewan, pur con il suo indubbio mestiere, ha sbagliato qui quasi tutto, a partire dal personaggio principale, di rara odiositá e antipatia. Voto: 2 / 5 |
Angela marinian67@hotmail.com (10-07-2005) Secondo me è un capolavoro assoluto, il miglior libro scritto da McEwan: resterà nella storia della letteratura, come il suo bravissimo autore.
Voto: 5 / 5 |
guido (30-05-2005) Un esercizio letterario ben riuscito. Non mi sembra che Mc Ewan abbia molto da dire oramai, ma continua a dirlo benissimo. Voto: 3 / 5 |
Helvetia kooma@freesurf.ch (19-03-2005) È il primo romanzo di Ian McEWAN che leggo, e francamente non sono molto soddisfatto.
Fatico a comprendere la scelta di condire ogni frase con l'ausilio di interminabili e discutibili descrizioni iper dettagliate...
Tuttavia trovo assolutamente affascinante la parte seconda, la desrizione della guerra, o meglio della ritirata è sorprendente; la noia che quasi mi impediva di concludere la lettura della prima parte è svanita.
Mi sono ritrovato a leggere senza freni, perdendo il senso del tempo, in compelta balia delle sensazioni, della paure, delle passioni del personaggio che avvolgono il lettore impedendone ogni "via di fuga".
Ora però son giunto alla parte finale vale a dire la parte terza, ed un presentimento mi assale: che la seconda parte fosse solo una fiammata all'interno di un noioso romanzo?
Non si sa, tanto vale continuare a leggere... Voto: 2 / 5 |
Stefania (15-10-2004) La storia è bella e intrgante ma la scrittura è troppo pesante e descrittiva.. Voto: 2 / 5 |
Fabio (17-06-2004) Dopo lo splendido Amore fatale e l'inutile Amsterdam mi aspettavo qualcosa di diverso da quest'ultimo romanzo di McEwan. Non l'ho ancora finito e non so se lo finirò. Se trovo encomiabile il suo sforzo di ricreare uno stile che non ci appartiene più, dall'altro mi chiedo perché farlo? Ma forse è solo un mio limite. Voto: 2 / 5 |
angelo (11-02-2004) Sinceramente non mi ha entusiasmato. Storia interessante me irrimediabilmente trascinata per lunghe (troppe) pagine. Alla fine abbastanza noioso e prevedibile. Voto: 2 / 5 |
Raffaella choirgirl@tin.it (01-12-2003) Straordinario tour de force tra sentimenti forti e ineluttabili, e il ritratto perfetto di una ragazzina con troppa immaginazione. Una sola giornata, ma che giornata... Voto: 5 / 5 |
Mara Itaca56@inwind.it (17-04-2003) Ci sorprende sempre. Mi aspettavo un storia cruda, come le precedenti, dissacrante, invece è una storia, che seppur discutibile, mostra una maggior indulgenza per le debolezze umane. Una bugia dalla quale non si sa o non si vuole tornare indietro. Da affetti mal espressi, da tutto quello che si sarebbe voluto dire e non si è mai detto. Straordinario lo stesso pomeriggio raccontato da più persone. In ogni caso ottimo, come tutti i suoi libri. Voto: 5 / 5 |
TINA (06-03-2003) McEwan con questo suo ultimo libro si riconferma un grandissimo scrittore per la sua profonda conoscenza dell'animo umano.
Questo romanzo stupisce ad ogni pagina per le descrizioni minuziose degli stati d'animo dei protagonisti. Le loro emozioni e i loro pensieri sono descritti con maestria nell'uso della parola scritta.
Profondissima la considerazione finale sulla capacità umana di influenzare il destino.
Uno dei libri migliori del 2002. Voto: 4 / 5 |
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 29
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