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Handke Peter - Un disinvolto mondo di criminali. Annotazioni a posteriori su due... |
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Titolo | Un disinvolto mondo di criminali. Annotazioni a posteriori su due attraversamenti della Iugoslavia in guerra - marzo e aprile 1999 |
| Autore | Handke Peter | | Prezzo |
€ 10,00 Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2002, 87 p. | | Traduttore | Groff C. |
| Editore | Einaudi
(collana I coralli) |
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| Guardando con attenzione, indagando, Peter Handke descrive le due traversate che ha compiuto durante la guerra in Jugoslavia (la prima nella Settimana Santa del 1999 e la seconda circa un mese dopo). Il suo libro, composto di due parti redatte al rientro in Austria, è un'attenta osservazione di fatti minuti, dove l'autore si fa compagno di dolore di coloro che sono stati colpiti da questa tragedia. Peter Handke racconta ciò che gli è accaduto, ciò che gli è stato raccontato da conoscenti e amici nelle tappe del suo viaggio, ciò che pensava lungo quel cammino. E ciò che pensa ora, una volta ritornato a casa. S'interroga sulla distruzione che la guerra si è lasciata dietro e sceglie di stare dalla parte delle vittime che sono rimaste invisibili.
| La recensione de L'Indice |

Il titolo originale - In lacrime, chiedendo - rivela il registro di scrittura che il noto autore austriaco (nato nel 1942) adotta per le "annotazioni a posteriori su due attraversamenti della Iugoslavia in guerra - marzo e aprile 1999", redatte durante la campagna della Nato. Handke trascrive le sue immediate reazioni alle operazioni militari degli alleati, ma soprattutto denuncia la manipolazione delle informazioni sui media occidentali. Deriva, il titolo, da uno degli ultimi colloqui dell'autore, ormai in procinto di lasciare il paese, con una oncologa di Novi Sad che, affranta, gli parlava delle sofferenze dei suoi pazienti, aumentate a dismisura a causa della guerra: "Questa donna non riesce a capire ciò che i paesi in cui si è sempre recata volentieri (è stata spesso negli Usa) stanno facendo al suo popolo. Ma poi, invece di indignarsi, chiede soltanto: 'insomma siamo davvero così colpevoli?'. E questi occhi qui, non immediatamente distolti, puntati dritti in faccia a noi, tenuti fissi nella luce e nel sole; CHIEDENDO tra le lacrime, chiedendo; chiedendo; rimprovero, tema per uno scultore, ma quale?". Handke ha viaggiato con alcuni amici serbi in zone a lui care, incontrando persone che sentiva autentiche, spontanee, non corrotte dalla modernizzazione contemporanea. E non s'interroga su quali siano stati gli errori della politica serba negli ultimi anni - un aspetto, questo, che gli è stato spesso rimproverato -, piuttosto mette in evidenza i guasti causati dalla guerra, la pena degli abitanti, l'insensatezza dell'azione bellica. Si mette dalla parte dei deboli e delle vittime, e questo gli fa onore - d'altra parte, però, il suo modo d'indagare gli fa perdere di vista il contesto complessivo, soprattutto gli impedisce di individuare le radici del conflitto balcanico. Handke bolla la politica occidentale e i media che la sostengono con una durezza tale da parere talora non obiettivo, o comunque incapace di sondare sia le origini che le conseguenze di quella politica. Ma non solo: il suo procedere per partito preso gli impedisce di cogliere gli stessi deprecabili difetti nei media serbi, prima e durante i bombardamenti della Nato. La contraddittorietà della sua posizione ha determinato una ricezione differenziata della sua figura in Serbia: se era ospite gradito ai detentori del potere - anche se non si può accusare Handke di aver sostenuto la dittatura - lasciava invece perplessa o addirittura divisa l'opposizione. Una frazione ridotta vedeva in lui lo scrittore famoso che con i suoi clamorosi interventi pubblici finiva - magari inconsapevolmente - di legittimare il regime aiutandolo a sopravvivere. Per la maggior parte dei lettori e degli intellettuali serbi, invece, Handke costituiva, soprattutto nel periodo dei bombardamenti, una forma di conforto. Lo sentivamo come unilaterale, sì, ma rappresentava pur sempre un barlume di speranza: ci trasmetteva l'illusione che non fossimo del tutto - e per sempre - abbandonati. |
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