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Biagini Elisa - L' ospite | L'ospite è la presenza interiorizzata che pervade i versi di questa raccolta: una femminilità domestica, una fisicità in disarmo fotografata con cruda esattezza, osservata nei gesti e nei particolari rivelatori. È lo specchio rovesciato in cui si scruta la soggettività del poeta, il referente implicito di un dialogo a distanza fra corpi e intelletti: da un lato un modello di donna dal limitato e tuttavia potentemente metaforico, orizzonte casalingo, dall'altro lo sguardo distante e partecipe dell'autrice. Ma in realtà sono due punti di vista che si intrecciano in un passaggio di consegne generazionale, da una vita compiuta a un'altra che si sta cercando.
Media Voto: 5 / 5Anna (24-04-2005) Le donne hanno una marcia in più, anche in poesia, e questo libro lo dimostra: chiarezza, profondità, apertura a un sistema simbolico ancorato nel corpo e nei suoi succhi. Bellissimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marina R. (20-05-2004) Era molto atteso, se ne parlava molto. Qualcosa si era letto (Uova, il QPI di Buffoni). Arriva, finalmente. E non delude. C'è in questo libro qualcosa di "socialmente" necessario, eppure iscritto carnalmente nel corpo. Il flusso-dovere-potere delle generazioni, l'individuale ribellione, le fibre che resistono odio-amano raccontano. Tutto questo in un discorso che sa farsi poema per coerenza interna, concentrica. E' proprio quando il tuffo è così profondo dentro di sé, che la poesia si apre all'universalità. In un dettato chiaro, martellante, ma non aspro (ricorda Insana ma senz'ombra di femminismo ferito), Elisa Biagini è tra coloro che fanno sognare a noi lettori una poesia italiana finalmente libera. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marco Giovenale - http://slow.forward.splinder.it (01-05-2004) Il libro è la scena - non teatrale e barocca ma quasi set a/settico di autopsia - dove continuamente si consuma e ricostituisce un corpo.
Il movimento ricorrente dello sguardo e dei gesti su cose e memoria è quello invasivo, come di calco e impronta (e impresa-impressione): netta la ricorrenza di «in», «dentro», «tacche», «solchi».
Giustamente Andrea Cortellessa, in una presentazione recente del libro, ha citato L'intruso, di Jean-Luc Nancy.
La parola-corpo si attesta nella dissezione o durezza di una luce clinica: e - anche - nella dislocazione verso la lingua altra: l'inglese: «digging / for maps / of genes». Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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