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Wu Ming - Cinquantaquattro | Non è dopoguerra, è solo un'altra guerra. Il mondo è diviso in blocchi, in realtà ideologie e frontiere si stanno già sgretolando: merci e droga non conoscono confini. Dalla Dalmazia a Mosca a Hollywood, da Napoli alla Francia, da Bologna a Trieste, tra balere, viaggi clandestini oltrefrontiera e incontri di pugilato, una folla di protagonisti, spinti da una corrente che li travolge e li supera, si muove verso uno sbocco ignoto. Nuovi eretici, ex partigiani, contrabbandieri, narcotrafficanti, agenti segreti, figli in cerca di un padre si muovono e si sfiorano, inconsapevoli pedine di un grande disegno.
| La recensione de L'Indice |

Wu Ming 54 pp. 673, euro 15, Einaudi, Torino2002 54 è il nuovo romanzo storico realizzato dal gruppo dei cinque scrittori ormai noti con l'appellativo Wu Ming (senza nome). Dopo il sorprendente esordio nel 1999 con il western teologico Q (a nome di Luther Blisset, Einaudi; cfr. "L'Indice", 1999, n. 7), ambientato durante la riforma luterana, e il successivo Asce di guerra (assieme e attorno alle vicende narrate con Vitaliano Ravagli; Tropea, 2000), giunge ora 54, un complesso viluppo di storie parallele che si svolge - salvo il doppio prologo alla Conrad - nel 1954. Il romanzo si snoda su più scenari: Bologna, Palm Springs, Napoli, Trieste, la Francia, la Jugoslavia, l'Urss e il Messico. Perché questa enfasi sul 1954? Nell'immaginazione "storiografica" degli autori - peraltro pienamente legittima - il 1954 segna un anno di svolta internazionale e gli autori affidano nientemeno che al primo presidente del Kgb, il generale Serov, la loro visione degli eventi: "Che anno convulso. Un anno che cambiava la faccia al mondo. La nascita del Kgb. La conferenza di Berlino. Il riarmo della Germania e la sua adesione alla Nato. La sconfitta dei francesi in Indocina e la divisione del Vietnam. Tito. La rovina di McCarthy. Tito e Cary Grant. Esperimenti nucleari nei deserti e in mezzo agli oceani. La fine del 'dopoguerra'". Benché posta nell'epilogo, questa considerazione mi pare sia stata la miccia iniziale che ha innescato la scrittura. La sfida diventa allora quella di creare un libro corale che contenga questi eventi e li metta in una relazione dinamica con una serie di personaggi. Il 1954 per l'Italia è anche l'anno nel quale esplode lo scandalo Montesi, Mario Scelba è a capo dell'esecutivo e hanno inizio le prime trasmissioni televisive il 3 gennaio, giorno in cui, per coincidenza non casuale, entra nel vivo anche la narrazione di 54, con una corsa truccata all'ippodromo di Agnano, dove si muove anche l'intoccabile Lucky Luciano, mandato dalle galere dello zio Sam a respirare la libertà, per meriti bellici, nella colonia Italia. Per quanto ci si voglia sforzare, è impossibile delineare in poche righe una sintesi delle vicende del testo, a meno che non si aprano diverse porte parallele, sapendo che i relativi percorsi non necessariamente arriveranno a sfiorarsi. Forse è proprio il televisore "fuori dal comune" McGuffin Electric, che "vede, ascolta, riflette, ma non funziona", il marchingegno che riesce a entrare dentro a più storie: un po' come la pallina da baseball di DeLillo, se si vuole, ma l'elettrodomestico non viaggia nel tempo. A un articolato incastro narrativo corrisponde una scrittura briosa, ben adattata ai personaggi, ora contenuta nella sua tentazione verso il pastiche, ora ritmata dai motti di spirito: si tratti delle lievi facezie di Cary Grant (sì, proprio lui, l'attore) o del più popolaresco brontolio felsineo degli avventori del bar Aurora. Come è inevitabile che sia per un libro di questo genere, la documentazione che lo sorregge è ampia e appropriata: dai brani di jazz ai tipi di tè, dai vestiti di Cary Grant alla Filuzzi delle balere bolognesi. Sono dettagli che ravvivano e delimitano il tempo e lo spazio dei personaggi. Su tutti colpisce l'inquietudine ribelle di Robespierre Capponi (un profilo vicino a quello di Vitaliano Ravagli in Asce di guerra), ragazzo arrivato in leggero ritardo all'appuntamento con la Storia. Troppo giovane per combattere nella Resistenza, vive un amore impossibile con una donna sposata a un dirigente del Pci e mal respira il bigottismo rosso di una Bologna adagiata sulle formule di intransigenza staliniana (si veda il Tito comunista-fascista). Nell'antieroica quotidianità che macera le grandi speranze è tuttavia ancora possibile un gesto coraggioso, uno strappo per ricominciare daccapo. |
Recensioni 1 - 20 di 30 recensioni presenti. Media Voto: 4.23 / 5Philip (09-12-2007) Del collettivo Wu Ming avevo già letto precedentemente sia "Q" che "Manituana",ma ad essere sinceri nè l'uno nè l'altro mi avevano appassionato/convinto del tutto.A mio giudizio è questo il loro romanzo più riuscito,dagli incastri narrativi mai così perfetti,e un quadro generale dell'Italia del dopoguerra ben delineato.I personaggi sono ben caratterizzati,senza scadere nel romanzo d'appendice com'era accaduto talvolta negli altri romanzi.Per tacere poi dello stile,in tutte le sue parti scorrevole e brioso,perfettamente amalgamato.Da leggere,sicuramente.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
PAOLA (07-12-2007) bellissimo! mi ha trasmesso tante emozioni ,a volte mi soffermavo a riflettere su qualche personaggio e mi commuovevo immaginando di vedere mio nonno, mio padre tutte quelle persone a me care che in quegli anni hanno lottato contro i pregiudizi ,la povertà e le ferite lasciate dalla guerra ma sempre animati da tanta speranza! . con 54 mi sono calata in un' epoca che non ho mai vissuto ma solo immaginato attraverso i racconti ...
leggetelo !!!!!perché vi aiuterà anche ha capire meglio il presente Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sergio (05-05-2007) Insieme a "Il nome della rosa" è sicuramente il romanzo più bello che abbia letto finora.
Tutti i personaggi e le storie si amalgamano perfettamente e sorprendono ogni volta per personalità e spirito.
Direi anche meglio di Q: qui la lettura è nettamente scorrevole, tutto l'ensamble è meno macchinoso e mai scollegato, in pratica 600 pagine e passa volate leggere senza quasi accorgersene.
Condivido pienamente, la scena al casinò è un capolavoro! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Valerio (14-09-2006) Un bellissimo affresco dell'Italia del dopoguerra, che riunisce storie completamente differenti in un unico filo conduttore. Ben scritto ed avvincente. Favolosa l'idea di "dare voce" ad un televisore, forse l'innovazione più sensazionale di quegli anni. Non azzarderei un paragone con Q (altro bellissimo libro), qui non siamo sul genere spy story. Ancora una volta complimenti ai ragazzi del collettivo! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
-SK- (07-09-2006) Niente di speciale. Soprattutto se si sono letti i libri precedenti del collettivo. Consiglio di leggere lo strepitoso 'Q' ed il viscerale 'Asce di Guerra'. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Giorgia (08-07-2006) Lo trovo molto bene amalgamato, - lo è meno Asce di Guerra-, narrato in modo coinvolgente che non ti lascia mai - elemento necessario per un tomo - e molto ben calato nella realtà del '54, a me conosciuta solo per sentito dire, vera, molto ben descritta, divertente e drammatica nello stesso tempo. Perfetto! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sbrina pat-bateman@libero.it (24-01-2006) Mi associo ai commenti positivi dei miei predecessori. perchè un voto un meno? forse perchè dei 5 Wu ming uno è di troppo... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
luCap (09-11-2005) un capolavoro.
alla fine chiudi gli occhi, e ti vien voglia di tornare indietro, di cercare qualche passaggio segreto infilato di traverso nelle pagine, perchè la storia possa ricominciare, non finire... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
valentina (01-11-2005) Bellissmo. Appena terminato mi sono precipitata a riguardare Caccia al ladro per vedere la scena con Cocis, mi ha preso parecchio e alcuni personaggi sono ritratti in un modo grandioso. Consiglio anche l'album 54 realizzato dagli Yo Yo Mundi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paggio (19-10-2005) bellissimo! meraviglioso!
alcuni personaggi - primo tra tutti Steve Cemento - sono straordinari e amo, AMO il bar Aurora e tutti i suoi abitanti!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
filippo (27-09-2005) "Q" è su un livello diverso, secondo me resta ineguagliabile. Ma 54 gli va molto vicino, forse per intreccio è ancora più complicato. così tante storie diverse e apparentemente senza legame che riconducono ad un filo comune, lo stile narrativo, la verve degli episodi e le innumerevoli citazioni storiche fanno di 54 un libro originale e sorprendente. "winston churchill ti vuole nel suo prossimo film", sogno di sentire davvero queste parole :) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Buenaventura q@vatican.va (30-08-2005) Ci sono tante cose, frose troppe, m a mio parere è anche migliore di Q, ci sono registri diversi, si ride e si piange e ci si incazza... Bellissimo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alberto Marazzini gabbiano.jonathan@libero.it (30-05-2005) Fuori dai confini delineati dal confronto probabilmente inevitabile con Q, 54 emerge come un libro di idee: di idee prese dalla cronaca di un'epoca e di un mondo, e di idee su come metterle insieme, organizzarle, facendo di una pioggia di spunti diversi un fluire armonico e organico. Insomma, un romanzo. In questo caso, un bel romanzo. Forse molto bello. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
marco1967 marcomaresca1967@yahoo.it (06-05-2005) E' scritto bene, e non è poco, ma non basta per farne un capolavoro. Andrà sicuramente bene per farci un bel film (con l'unico problema di reperire Cary Grant).
Credo che il romanzo dovrebbe essere un'arte individuale, non collettiva. Qualche pagina in meno, qualche Cary Grant lasciato a casa sua, qualche spia in meno, qualche piccione lasciato in pace sui tetti, l'eliminazione di qualche inutile tresca d'amore buttata lì tanto per far volume, un pò più spazio all'umanità del Bar Aurora di Bologna e sarebbe stato meglio.
Stiamo sempre molto sopra Faletti, intendiamoci, molto sopra, per carità, non bestemmiamo, molto sopra la media in genere delle attuali produzioni letterarie, ma tutto sommato non consiglio di slancio 54 se si cerca la vera emozione del romanzo che, per me, è un magico, misterioso frutto individuale dell'io narrante (es: Viaggio al termine della notte di Celine). In molti, credo, sognamo un libro che ci emozioni e ci coinvolga in prima persona, non tanto un altro buon film con cento attori da leggere su carta.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
bob alfabetizadodos@excite.it (24-12-2004) Eccellente, quasi al livello di "Q"; dopo Umberto Eco ci sono i Wu Ming (a dire il vero dopo "Il nome della rosa" e "Il pendolo..."); la scena del casinò è da sbudellarsi dal ridere...Peccato solo per il "quasi" lieto fine. Da non perdere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ste (23-09-2004) Sono rimasto affascinato da tutto. Non ho ancora letto Q.
Lo farò, i commenti mi obbligano a farlo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Monica stargate80@tim.it (07-06-2004) Dopo "Q" il collettivo ha colpito ancora, non si può paragorare a Q è un altro periodo storico...
Molto coinvolgente si vivono le schedine del Bar Aurora, si vive il viaggio in Jugoslavia, si vivono i regolamenti di mafia, si vivono gli amori complessi del protagonista...
Si vive anche noi nel 1954... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
maite (02-09-2003) Molto arrafazzonato. Noioso. Assolutamente non al livello di "Q". Troppo debole l'intreccio e poco interessante la struttura. Non consiglio Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Franco (22-05-2003) Certo raggiungere gli spazi siderali di 'Q' è quasi impossible, comunque sempre di buon livello. Voto: 4 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 30
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