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Wu Ming 1 - New thing

New thing TitoloNew thing
AutoreWu Ming 1
Prezzo
Sconto 15%
€ 11,90
(Prezzo di copertina € 14,00 Risparmio € 2,10)
Prezzi in altre valute
Dati2004, 218 p., brossura
EditoreEinaudi  (collana Einaudi. Stile libero big)

Nella promozione Einaudi fino al 11 marzo

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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22 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
Brooklyn, primavera 1967. Dopo le morti violente di alcuni musicisti dell'avanguardia jazz, la vox populi afroamericana diffonde la leggenda (o la storia vera?) dell'assassino noto con il nomignolo di "Figlio di Whiteman". Esiste davvero? E se si, è un agente dell'FBI o di qualche altro settore dell'establishment? Quasi quarant'anni dopo, una pletora di personaggi, intervistati non si sa bene da chi, racconta tra mille divagazioni la storia del "Figlio di Whiteman", di una giovane cronista scomparsa nel nulla, del Black Power, nonché del nuovo jazz di Ayler, Shepp e del loro nume tutelare, John Coltrane. Roberto Bui (Wu Ming 1) fa parte fin dall'inizio del collettivo Luther Blisset e poi di Wu Ming. Questo è il suo primo romanzo "solista".

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 22 recensioni presenti.  Media Voto: 3.95 / 5

tatore (22-02-2011)
ho appena finito di leggerlo e mi sento di consigliarlo per vari motivi. l'esperimento della forma in cui è reso il testo (le interviste a più voci alternate a frammenti di articoli di giornale) è gradevole e secondo me riuscito. l'ambientazione delle vicende è molto interessante: il periodo finale dell'epoca d'oro del jazz, conclusasi con la morte di j.coltrane. l'autore la rievoca in modo molto intenso e coinvolgente. in ultimo, mi è piaciuto molto il clima che si respira per tutto il libro, specie nelle note finali: la CULTURA, intesa nel suo aspetto migliore. fare ricerche, documentarsi e creare opere vive e intelligenti che fanno riscoprire vicende del passato che ancora ci riguardano.
Voto: 5 / 5
s.t. (01-02-2010)
i cinque bolognesi non deludono (quasi?) mai. neanche quando scrivono da soli. sprizza intelligenza, a tratti genialità nella costruzione. ottimo consiglio di un amico. a mia volta consiglierò.
Voto: 5 / 5
Michele (12-09-2009)
Lo stile c'è, documentazione attenta e ricostruzione precisa, idea originale e interessante, trama bella ma la narrazione, sopratutto nella prima metà, mette a dura prova. Comunque da leggere.
Voto: 4 / 5
rainbow tempofranco@inwind.it (09-01-2008)
Bello, io trovo che non abbia proprio nulla da invidiare ai romanzi sugli intrighi americani alla Ellroy o alla De Lillo (fatta eccezione per Libra che è un capolavoro); anzi, rispetto a mattoni come Underworld si fa leggere più volentieri. Grande opera, non certo un capolavoro, ma gradevolissima e ben costruita. Bravo Wu Ming 1!
Voto: 4 / 5
Antmo (27-08-2007)
In questo libro una tribù di proscimmie dotate di poteri telecinetici dialoga dalla Brooklyn degli anni sessanta con un ricercatore che indaga oggi sulla scomparsa di una giornalista che ha lasciato dietro di sé cassoni di nastri magnetici quasi indecifrabili. A fornire il bandolo della matassa è un paragone esplicito tra guerra in Vietnam e guerra in Iraq (anni prima che Bush Jr. riconoscesse il parallelo e quando le dimensioni della catastrofe irachena non era ancora quelle di oggi: il libro è del 2004). Lo sfondo è un caso di omicidio multiplo che viene "risolto", si fa per dire, grazie a un accenno velocissimo a un libro di Nabokov, accenno di cui nessuno si accorgerà. Qualcuno qui sotto ha scritto che la trama è "banale"!!! Mi chiedo cosa legga di solito questa gente... :-O
Voto: 5 / 5
Antonio Gatti antonio.gatti@gs.com (24-07-2007)
Malgrado i molti giudizi negativi, io alla fine mi sono appassionato a questo romanzo; oltretutto l'argomento e' davvero avvincente e la scrittura e' "di razza", per cui perdono volentieri a WM1 una trama a tratti banale e il solito pizzico di autocelebrazione di immodestia tipico dei loro romanzi...
Voto: 4 / 5
F.N. (11-07-2006)
Un libro mica è un salame, che puoi affettarne quanto vuoi. Come si fa a dire: tagliare venti pagine, togliere un personaggio...?
Voto: 4 / 5
Alex (10-06-2006)
Anch'io, come qualcuno sotto, concordo sul fatto che non abbia proprio nessun senso fare paragoni tra i romanzi di gruppo (Q e 54) e quelli solisti (a parte che NT non è un romanzo e la cosa è specificata con chiarezza), perché questi ultimi sono opere sperimentali in cui i wuming si prendono maggiori libertà e piccole "vacanze" dalle costrizioni delle mega-strutture degli altri libri.
Voto: 4 / 5
Gianca (07-06-2006)
Anch'io l'ho sospeso dopo la prima metà, disturba lo stile di scrittura ad intervista, a differenza di "54" il presente romanzo non coinvolge.
Voto: 2 / 5
sa (05-03-2006)
Il libro parte da un'idea narrativa interessante e racconta un ambiente e un periodo storico stimolante. Si legge, ma forse manca un guizzo.
Voto: 3 / 5
Grenar info@grenar.info (10-12-2005)
Il romanzo vince la sua sfida, imitare l'imitazione di una narratività orale, documentaristica, viva. La vittoria appartiene non solo all’autore ma a chiunque deciderà di seguire le sue orme. L’oggetto non identificato funziona: attizza nelle prime pagine, scoraggia sino a pagina 61, decolla da pagina 62, ovvero dal momento in cui la struttura collaudatissima del giallo, secondaria rispetto alla novità del modus narrandi, si intreccia con esso. Se fossi stato il suo editor, avrei costretto (nel senso oulipiano ma anche in quello dittatoriale) Wu Ming 1 ad alcune operazioni che probabilmente gli avrebbero fatto orrore: (1) sottrarre in qualche modo 20 o 30 pagine dalle prime 62; (2) introdurre strutture non testuali nel romanzo (ad esempio associare una immagine a ciascuna voce narrante, anche un disegno in bianco e nero); (3) sostituire gli articoli di giornale, riportati per esteso, con estratti e riassunti; (4) fare sparire almeno un personaggio.
Voto: 4 / 5
carlo (08-10-2005)
quasi perfetto
Voto: 5 / 5
Vanni Vanni@virgilio.it (23-07-2005)
Peccato che Wu MIng 1 scriva .... poco, Bello, intelligente e geniale nella sua costruzione.
Voto: 5 / 5
andrea f. andrea.furlani@katamail.com (21-04-2005)
Credo che paragonare un libro dei Wu Ming a un altro sia un'operazione oziosa, senza senso. Ogni loro libro è un progetto completamente diverso. Ancora più insensato paragonare i romanzi collettivi con quelli solisti (che sono dichiaratamente "deviazioni" dal percorso, "versioni beta", momenti in cui si azzardano sperimentazioni utili o meno per il futuro). Io credo che "New Thing" sia un'opera molto importante nel percorso del collettivo, e mi fa piacere vedere che come me la pensano molti lettori e recensori (si veda il forum dedicato al libro sul sito dei WM). Certo, bisogna essere disposti a entrarci dentro, e solo allora il libro si schiude, si rivela, e commuove. Serve una lettura non frettolosa, di fronte a una struttura e una scrittura piene di rimandi e agganci, ogni parola va soppesata e "assaporata". Un libro scritto in 4 anni di lavoro non si può pretendere di "divorarlo" in poche ore pensando solo alla trama, è una mancanza di rispetto nei confronti dell'autore. Ma la reazione più risibile è di chi si arrabbia perché non è riuscito a entrare nel libro, e allora se la prende con l'autore, colpevole di chissà quale "tradimento" rispetto a Q. Questo libro, è chiaro, dal punto di vista stilistico non voleva avere nulla in comune con Q. Somiglia semmai a 54, che è il VERO romanzo importante dei Wu Ming, assai superiore a Q per la capacità di lavorare intorno e dentro gli stili consolidati, forzandoli e scardinandoli, proprio come fa "New Thing" con generi come l'inchiesta, la storia orale, l'intervista... li fa esplodere, nientemeno.
Voto: 5 / 5
V. (20-04-2005)
Non riesco proprio a finirlo... c'è davvero poco di buono in questo libro e il mio 2/5 è motivato anche dalla stima per l'autore e dall'aver amato il bellissimo Luther Blisset's Q. Roberto, che hai combinato????
Voto: 2 / 5
stefano stefano.locati@gmail.com (30-01-2005)
Molto bello, non riesce a tenere il passo ai tomi collettivi. Un ottimo libro, personalmente ho trovato un po' stancate il modello dell'intervista che non e' resistita fino alla fine. Aspetto con avidita' la prossima creazione del collettivo, singola o corale che sia.
Voto: 4 / 5
mattia (18-01-2005)
bellissimo
Voto: 5 / 5
IO (09-01-2005)
Un esercizio di stile da leggere assolutamente.
Voto: 5 / 5
Michele (09-12-2004)
Concordo con chi scrive che questo libro sia un'ottimo esercizio di stile: indubbiamente tecnica ed esperienza sono presenti, ma forse sono proprio il limite delle seppur buone intenzioni dell'autore. Il testo offre interessantissimi spunti (ed una completa bibliografia), ma non soddisfa a pieno il gusto più ingenuo del lettore che cerca una storia che possa essere letta in quanto raccontata. Trama e intreccio sono più da sceneggiatura cinematografica. L'autore ci fornisce perfino un'eccellente, direi dovuta, colonna sonora. Tutto questo aiuta, ma non basta. Ho il timore che WU MING possa dare il meglio quando lavora come gruppo e non come espressione di un singolo elemento. Ad ogni modo il libro è da leggere e da rileggere almeno una seconda volta, per carpirne appieno gli intenti dell'autore che merita comunque rispetto per i tre anni dedicati alla stesura dell'opera.
Voto: 3 / 5
Paolo D'Almaviva padalm@virgilio.it (09-11-2004)
Troppo banale tirare in ballo Pynchon e De Lillo, non se ne può più, anche perché non c'entrano niente. New Thing adotta i metodi della "storia orale". Nelle interviste rilasciate nei giorni scorsi, WM1 menziona la grande tradizione italiana in questo settore, parla de "Il mondo dei vinti" di Nuto Revelli e di "Autobiografie della leggera" di Danilo Montaldi. Io ho letto entrambe le opere, e il debito di New Thing è esplicito e palese. Se Pynchon e De Lillo c'entrassero qualcosa, nei dettagliatissimi "Titoli di coda" del libro, in cui WM1 paga TUTTI i debiti accumulati, i due sarebbero menzionati. E invece nisba.
Voto: 5 / 5
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