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Manchette Jean-Patrick - Piccolo blues | Georges Gerfaut è una persona che non farebbe male a una mosca, nonostante porti il nome di un rapace, il girifalco. Marito e padre ideale, impiegato modello, conduce una vita senza pecche. Quando vede un'auto incidentata ai bordi della strada, dunque, non esita a fermarsi per soccorrere eventuali feriti. Basta un gesto per sconvolgere una vita. Gerfaut si trova infatti braccato da una coppia di assassini. E neppure lui avrebbe immaginato di avere tutta quella carica per combattere, attaccare, vincere.
| La recensione de L'Indice |

Morto nel 1995 poco più che cinquantenne, Manchette è oggi per il genere noir un autore di riferimento, e lo dimostra la traduzione da parte di Einaudi di vari suoi romanzi, come Posizione di tiro (1998), Fatale (1998) e Nada (2000), da cui Chabrol trasse un film. In Piccolo blues, opera ricchissima di riferimenti musicali che ne rivelano l'ispirazione on the road, da West Coast, Manchette costruisce quella che lui stesso, nel finale, chiamerà "un'avventura movimentata e sanguinaria". Protagonista è Georges Gerfaut, "un uomo del suo tempo, e anche del suo spazio", che si trova da un giorno all'altro a cambiare radicalmente vita senza saperne il motivo. La sua vicenda di novello Odisseo alla ricerca della salvezza e della conoscenza è scandita da tre interrogativi in successione. Il primo, di sapore kafkiano: perché Gerfaut è braccato? Il secondo: come potrà difendersi? L'ultimo: come fare giustizia? Sono rimarchevoli in Manchette la raffinatezza dell'analisi psicologica, la sapiente orditura e l'originalità stilistica - in alcuni casi l'imprevisto della vicenda è arditamente trasposto nella più semplice struttura paratattica ("andò in cucina e si fece il tè. Mentre durava l'infusione, si fece di nuovo la doccia e si rasò e si cambiò e i due sicari puntavano su Parigi a bordo della loro lancia Beta berlina 1800 scarlatta"). Non solo: oltre che di un magistrale uso dell'anticipazione, il romanzo si giova d'una fervida ironia e d'un gusto per il dettaglio che gli conferiscono un'accattivante tonalità a cavallo fra il realistico e il grottesco. Il tutto nel breve arco di centocinquanta pagine. Come non consigliarlo? Daniele Rocca |
13 recensioni presenti. Media Voto: 4.76 / 5massano (31-08-2011) Ci sono dei libri che leggendoli si capisce che sono di altro livello. Piccolo Blues è uno di quelli. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
gizzy (20-07-2009) Spettacolo puro! Non sono un appassionato di racconti brevi ma son costretto a ricredermi...c'è ritmo, suspence, non manca proprio nulla! Non il solito noir...Da Leggere!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michele (08-05-2008) Il migliore di Manchette. Finale squisitamente ironico. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Andrea andreaammannati1951@libero.it (05-11-2007) E'un vero peccato che uno scrittore con il talento di Manchette sia venuto a mancare così presto, e qusto suo racconto ne è la prova.Infatti solo pochi scrittori possono raccontare in poco più di cento pagine l'evolversi di una situazione paradossale che riesce a trasformare una persona normale in un'altra cinica e determinata a sopravvire con ogni mezzo.Da leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
filippo (05-09-2006) Una trama che avrebbe potuto essere pensata da Hitchock (l'uomo comune inseguito da due killer) ma con consapevolezza ideologica. Secco, trascinante, intensissimo. Forse il migliore MAnchette. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
francesco (04-09-2006) Mirabolante! Ci si trova immersi in un vortice di avvenimenti che ti cattura dal proncipio alla fine: Pulp Fiction prima di Tarantino. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
APO (29-01-2006) Un "must" per gli amanti del genere Noir. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Chiara (11-04-2005) Che posso aggiungere? Bellissimo. Se amate il genere noir, leggetelo assolutamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Franco Tail frtail@infinito.it (10-09-2002) Non attendi nulla di quello che succede. Sei sferzato. La normalita' ha delle risorse inaspettate. Manchette scrive con un sax, e le sue parole sono note in apparente dissonanza. Geniale. Spiazzante. Letteratura a se' stante. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giovanni (01-09-2002) Fulminante, affilato, sferzantemente ironico: Manchette scrive davvero come un dio. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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