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Roth Philip - L' animale morente |
Da trent'anni, da quando la rivoluzione sessuale ha bussato alla sua porta, il professor David Kepesh tiene fede al suo giuramento: non avere mai una relazione stabile con una donna. Ma un giorno, nell'aula del suo corso di critica letteraria all'università, entra Consuela Castillo, ventiquattrenne di una bellezza conturbante, una ragazza cubana alta e affascinante che scatena il desiderio e la gelosia del maturo professore.
| La recensione de L'Indice |

Dopo i tre massicci e diseguali affreschi sociali degli anni novanta (fra cui Pastorale americana, Einaudi, 1998; cfr. "L'Indice", 1998, n. 11), Philip Roth celebra la falsa nascita del millennio (31 dicembre 1999) e l'approssimarsi dei suoi settant'anni (è del 1933) risuscitando un personaggio di professore erotomane, David Kepesh, che tanto tempo fa per troppe letture di Kafka e Gogol si trasformò in gigantesca mammella (nella novella Il seno, 1973), quindi riapparve nei panni di Professore di desiderio (1977; Bompiani, 1978), romanzo di formazione sentimentale, con David diviso fra la normalità dell'affettuosa compagna Claire e la trasgressione rappresentata da alcune figure perverse tra cui la prima moglie vampiresca, che non per nulla si chiama Helen e ha un passato di droga e mafia cinese. E fra tutti questi grattacapi riusciva anche a scrivere un libro sull'amato Cechov (e dettare le pagine più belle di Professore di desiderio intorno al rapporto col padre, alberghiere ebreo, rozzo ingenuo e amatissimo). Dico dettare perché l'impianto è sempre quello del narratore in prima persona, che fa di nuovo buon servizio nel conciso L'animale morente, accolto con freddezza in America, in realtà più efficace della conclamata trilogia precedente. Il bel titolo è tratto da Byzantium di Yeats: "Consumate via il mio cuore: malato di desiderio / e legato a un animale morente / non sa più cos'è, e accoglietemi / nell'artificio dell'eternità". A Yeats settantenne non andava giù che il cuore fosse destinato a seguire la sorte mortale dell'animale in cui batteva e dunque si augurava paradossalmente l'eternità algida dell'arte. Il professore di Roth, intanto diventato viso noto dei programmi culturali della televisione, sullo scorcio dei sessant'anni esorcizza la mortalità portandosi a letto le studentesse, rigorosamente solo dopo la fine del corso... Il suo passato sia di mammella che di studente Fulbright orgiasta a Londra è scomparso, come l'ombra vampiresca di Helen, in compenso ha acquistato un figlio ormai maturo che non gli conoscevamo, Kenny, che serve un po' meccanicamente da contraltare alla sua scelta di libertà e libertinaggio: Kenny infatti ha moglie e amante, ma questi sono rapporti definitivi, entrambi matrimoniali e opprimenti, e redarguisce il padre per il suo egoismo mostruoso, così anticipando le obiezioni del lettore: "Quando incomincerai ad imbellettarti le guance, Herr Von Aschenbach?". Come già con Professore di desiderio, cominciamo a leggere annoiati dalle solite cavalcate erotiche del narratore rothiano, ma poi il racconto riesce ad afferrarci e lasciarci qualcosa. Novello Morte a Venezia, L'animale morente è appunto la storia di un amore di anziano intellettuale per una ventenne che è quasi solo corpo e bellezza, che comincia a ossessionarlo più del dovuto, sia durante che dopo la relazione. La narrazione diventa così analisi di un tormento, che non lascia in pace il nostro vecchiardo (il quale dà il buon esempio ai maschi coetanei dividendosi fra l'irresistibile giovane Consuela e la più matura amante in carriera, e masturbandosi nei giorni liberi...). In Roth c'è sempre l'aspetto urologico, le minute evocazioni di organi e pratiche sessuali, che stenta a essere controbilanciato dagli eventi ai piani superiori, tanto più che David ci regala divagazioni sociologiche (ad esempio sulla presunta liberazione sessuale degli anni sessanta) che convincono poco. Qui però fa buon gioco il fatto che le digressioni possono essere del narratore più che dell'autore, e per chi ha stomaco per reggere le soste in urologia L'animale morente finisce col ripagare la lettura con un colpo di scena finale (notte di Capodanno 2000) che sarebbe cattivo definire da soap opera. Si noterà infatti con quale abilità Roth giochi su anticipazioni e ricapitolazioni nel suo discorrere, sinuoso come il respiro. Tutto il libro si presenta come una confessione a un ascoltatore di cui non sappiamo nulla, e che dice solo una battuta alla fine, con un passaggio dalla narrazione di una storia passata a un momento di scelta presente e aperta. Insomma, la costruzione è magistrale, la traduzione di Mantovani è al solito eccellente, e lo spettacolo di un altro scrittore di talento alle prese con la vecchiaia e la morte vale il biglietto. Forse il limite di Philip-David è indicato dal fatto che l'animale morente del titolo non è dopo tutto lui, ma proprio Tadzo-Consuela. David conserva intatta o quasi l'illusione dell'immortalità, e il romanzo ha pagine in cui apprezziamo (nella mimesi perfetta della vita) l'"artificio dell'eternità". |
Recensioni 1 - 20 di 23 recensioni presenti. Media Voto: 3.43 / 5Francesca donnavelat71@yahoo.it (04-09-2007) Ho letto con una certa sorpresa le recensioni dei lettori che stroncano il libro, tacciandolo di pochezza e qualunquismo.
Può piacere o meno, ma la forza espressiva della scrittura di Roth mi pare indiscutibile. Un'intensità a tratti brutale, proprio nella sua dirompente forza, nel suo scardinare quello che è il pensare comune, borghesamente accettato e posto al vertice della gerarchia.
Questo libro racconta di come la vecchiaia corra di pari passo con i desideri, che scaturiscono dalla mente, e che si addolciscono nel cuore.
La figura di Consuela riassume la sua dignità di creatura da amare, non solo da possedere, nel momento in cui si mostra a David come una donna ammalata, ammalata di un male che porta alla morte, alla dissoluzione.
La stessa che David sente aleggiare sulla sua testa per gli anni che ha sulle spalle.
Il sesso, tanto, esplicito, anche crudo nelle sue descrizioni, è solo un mezzo per sfuggire, per non pensare a quella corsa in cui la vecchiaia, e la morte, gareggiano.
E vincono.
Irrimediabilmente. Voto: 5 / 5 |
Francesco (14-02-2007) Il destinatario di questo romanzo è la seconda persona dell'autore medesimo. Si rivolge a se stesso facendo le veci del protagonista; insomma si racconta, "raccontandoci"(concettualmente è una storia prevedibile per chiunque esuberi al punto da rendere imprevedibile la storia...)quello che non avrebbe mai negato a noi, quantunque risaputo rimanga il fatto che, seppure a noi l'avesse negato, gli avrebbe tetimoniato contro il suo Io; quello che ha funto da autore. Ma non lo avrebbe comunque negato, così come non ha negato il suo amore sunto dagli ipertrofici seni con cui la pratogonista, Consuela, mediava fra l'Io poppante e il Tu ultrasessantenne, alias Roth. Un Ego che, in entrambe le mediazioni, non perde l'ancestrale veemenza alla vita. Egli possiede la vita tra lombi di quella donna, la quale, gli ha riconosciuto dall'impeto, con cui crede di trattare la vita sia bacinale sia esistenziale, una malcelata puerilità che riaffonda inconsciamente e retrospettivamente nel suo amore di fanciullo, che apprende l'erotismo da un'esigenza, per così dire, alimentare.- Sarebbe cresciuto troppo in fretta a cagione dell'ordinarietà familistica e terziaria con cui si allevava e a causa della quale sarebbe stato costretto a rimandare alle delizie di una fanciulezza deabilitata per i motivi dianzi citati, se non avesse incontrato Consuela; avvenente come il sogno cubano, dalla cui incarnazione è dipesa la trasformazione o meglio, l'involuzione che lo ha ricondotto alla primizia, stagionata dal sole che presto si spegnerà, afflosciandosi nel crepuscolo dei suoi cancerosi seni; primizie che un tempo dagli stessi era sbocciata, e dei quali non resteranno che turistiche fotografie che ripercorreranno, come nella mente del viaggiatore, momenti di appasionato pathos, ormai appassita passione.Il libro non è sessualmente impertinente.I fatti non sono descritti, ma avvengono con onorevole consapevolezza: il sesso è un anticipo della morte: lo si subodora senza ritegno; ma proprio perchè se ne ha la consapevolezza, farlo è come sfidarlo. Voto: 4 / 5 |
francesca francescadepa@hotmail.it (19-07-2005) E' il primo libro di Roth che leggo e il mio commento non può altro che essere sulla storia e il modo di raccontarla..ho letto nel commento di un ragazzo della ripetitività dei suoi libri.. sicuramente li leggerò per capire se effettivamente è così. personalmente questo libro mi ha affascinato più che per la storia per l'introspezione psicologica semplice e accurata senza troppe ridondanze nelle quali sarebbe comunque facile cadere. Mi è rimasto impresso il modo in cui ha descritto il rapporto con suo figlio che sembrerebbe essere in secondo piano rispetto alla storia tormentata e passionale raccontata nel libro ma a mio parere racchiude la vera originalità della storia. in poche , pochissime righe ha reso a parole questo complicato sentimento 'paterno'e spigato la natura di comportamenti difficili da decifrare....tutto il resto è storia.. l'amore che descrive è narrazione arricchita da un pò di psicologia.
Voto: 3 / 5 |
allorenzon allorenzon@libero.it (02-06-2005) è il terzo libro di Roth che leggo e vi assicuro che non ne leggero' piu'!!!tanto scrive sempre sullo stesso argomento e sempre le stesse identiche cose;gli ultra sessantenni che amoreggiano con le con le ventenni.
Letti 2 libri è come leggerli tutti Voto: 2 / 5 |
M.Elena sunray05@libero.it (08-09-2004) E' stato il primo libro di Roth che ho letto, a seguire "La macchia umana". Tocca argomenti che definirei fondamentali nella vita di ogni uomo, il sentimento verso la famiglia, la voglia di libertà e passione, la paura del tempo. Inevitabilmente diventa un intreccio. Il professore lascia la famiglia, per poi trovarsi coinvolto in questa passione che si tramuterà ancora una volta in sentimento, ma gli anni passano vede il suo amico morire e soffrire delle stesse pene per le quali lui si strugge. Poi..va da lei..è arrivato al riepilogo della vita dalla quale è fuggito. Voto: 4 / 5 |
brigidino (31-03-2004)
io non la capisco la roth-mania, anche se di libro in libro credo sia solo ad uso e consumo di qualche intellettuale che usa roth per giusticarsi agli occhi delle sue lettrici/ studentesse... a inquietare qui, senza entrare nel merito di ciò che sia giusto o sbagliato nell'approccio alla vita del protagonista, è la frizione fra pubblico e privato... si sputtana roth, si sbugiarda, istillando il dubbio che il suo ultimo libro siano solo pensieri in libertà... se infatti nel privato decanta la gerarchizzazione del sesso, il suo essere rapporto di forza in perenne squilibrio, la sua dittatorialità, non si capisce poi perché analizzando la rivolta degli anni 60, gioisca della sua democratizzazione... pensieri in libertà: forse sarebbe meglio dire chiacchiere da bar. Non mi sembra che abbia nessuna forza, nessuna originalità, scrivere: "sono curioso di sapere chi è perché la voglio scopare". Voto: 2 / 5 |
Egidio Marchese em@astrosigns.ca (10-02-2004) C. MILLET, "La vita sessuale di Catherine M" (*), P. ROTH, "L'animale morente" (***), J.M.COETZEE, "Elizabeth Costello" (*****). --- Catherine Millet è diversa dalla Turandot che cantava: "sono fiera di rimanere intatta". Ella ha conosciuto orge, sesso indiscriminato di gruppo, ecc. Ma le memorie erotiche della Millet (una borghese-anti-borghese, si sarebbe detto negli anni sessanta) sono cose sue, non sono didattiche, sono monotone. D'altra parte ho trovato un notevole parallelismo tra Philip Roth e John M. Coetzee, sempre sul tema del sesso. In "L'animale morente" di Roth c'è quel personaggio, George, semi-paralizzato, moribondo, che attira la moglie e la bacia avidamente con la metà della bocca non paralizzata e cerca di spogliarla con la mano ancora sana. In "Elizabeth Costello" (5, IX) di Coetzee c'è qualcosa del genere: un vecchio, operato di cancro e moribondo, che, non potendo parlare (rantola attraverso un foro alla gola), comunica con la sua assistente scrivendo: "Mi piacerebbe vederti nuda..." e lei si denuda e lo compiace. In questo stesso romanzo (lezioni o saggi romanzati, dove protagonista è una scrittrice che fa delle conferenze su vari soggetti) c'è anche un capitolo intitolato "Eros", dove spregiudicatamente si mette la Madonna e lo Spirito Santo insieme ai miti greci dell'amore tra umani e dei, Psyche, Anchise, Afrodite, ecc. In questi tre scrittori vedo il tema dell'eros in relazione all'ethos nell'arte. Roth separa l'eros dall'ethos (basta con il sentimentalismo delle donne mamme...) e risulta impoverito, arido e monotono quasi quanto la Millet tutto-solo-fisico. Entrambi sono addirittura "convenzionali", ora che il sesso ci viene bombardato in ogni media. In Coetzee, invece, ci sono molte dimensioni di ordine intellettuale. Il suo episodio del moribondo erotico si inserisce nel contesto di una discussione tra un cristianesimo intransigente trascendente e la cultura ellenica di armonia e bellezza umanista. Riguardo al tema dell'eros in sé, conosciamo le scoperte rivoluzionarie che risalgono a Freud, poi analizzate e diffuse da Herbert Marcuse in "Eros e civiltà" che leggevamo già nel 1964 (insieme a "Eros e Ethos" di Thomas Mann), cioè molto prima di questi scrittori "rivoluzionari" dell'eros dell'ultima ora. Se la nuova arte nasce da una rivoluzione, essa non è certo questa tardiva, superficiale e vuota di morale o contenuto umano della Millet e del Roth. Voto: 3 / 5 |
Egidio Marchese em@astrosigns.ca (21-01-2004) "The dying animal / L'animale morente" (2001) di Philip Roth è un romanzo a seguito della grande rivoluzione sessuale degli anni sessanta. Ha la stessa tematica delle "amicizie erotiche" de "L'insostenibile leggerezza dell'essere" (1984) di Milan Kundera. La citazione nel frontespizio è una che si potrebbe applicare anche a "La vie sexuelle de Catherine M"
(2001) della Millet: "The body contains the life story just as much as the brain", Il corpo contiene la storia della vita, tanto quanto il cervello (Edna O'Brien). Il tema del sesso ha una centralità che non c'è nel romanzo "Disgrace / Vergogna" (1999) di J. M. Coetzee; tuttavia ci sono notevoli somiglianze: entrambi i protagonisti sono professori di età avanzata (52 e 62 anni), divorziati, dello stesso nome David, che gestiscono la propria libidine liberamente con prostitute o donne occasionali, amicizie erotiche e soprattutto seducendo a suon di musica classica le loro stesse giovani studentesse. Tanto in Roth che in Coetzee e pure in Kundera, c'e' alla fine un comune senso pietoso della morte degli animali, come nel titolo "The dying animal." (titolo tratto dai versi di Yeats "Consume my heart away; sick with desire / that fastened to a dying animal / It knows not what it is." - Si consumi il mio cuore malato di desiderio, di un animale moribondo e ignaro.) ------------- Questo romanzo di Roth, a differenza del romanzo di Kundera e del superiore romanzo di Coetzee (rinvio ai miei commenti su questo sito), è per vari aspetti inferiore alle aspettative. Viene esaltata la rivoluzione sessuale degli anni sessanta, quando "la gente si toglie le mutande e va in giro ridendo". Dopo una digressione storica dell'oppressivo puritanesimo, troviamo il protagonista che lascia la moglie e il figlio di otto anni, per vivere meglio la sua libertà erotica. Ma alla fine resta sempre insoddisfatto. Da una parte litiga col figlio che lo accusa di essere immorale, difendendo la sua libertà sessuale. D'altra parte ha una relazione con una ragazza molto più giovane di lui, di fronte alla quale egli si prostra fino all'aborrimento. Dalla libertà sessuale finisce nella servitù sessuale. Il personaggio diventa incongruente, non è più credibile, la stessa morte che incombe non suscita alcuna umana condoglianza. Il personaggio non riesce a maturare, rimane infantile, chiuso nel proprio grande egoismo narcisista. La sua celebrata libertà erotica esclude ogni limitazione, come sono visti i legami dell'amore e della famiglia. La farsa tragicomica essenzialmente falsa appare quando George, l'amico del protagonista, sul punto di morire, paralizzato in tutta una metà del corpo, cerca di spogliare la moglie con la mano ancora sana. La forza erotica dell'uomo può essere tremenda, si sa, come si vede in "Eyes wide shut" di Stanley Kubrick (rinvio al mio commento nel DVD di questo sito); ma in questo romanzo di Roth non appare quella forza tremenda del sesso, né quando si gode, né quando non si gode. Non si riesce a prendere la cosa sul serio. ------------- In conclusione, questo romanzo, nonostante i suoi limiti, ha pur sempre un certo fascino, per la grande maestria dello scrittore. Il quale per esempio, con bella arguzia, fa dire alla moglie di George, quando questi moribondo cercava di spogliarla: "I wonder who it is he thought I was. / Chi sa chi pensava ch'io fossi."
Voto: 3 / 5 |
Gabri (05-01-2004) Ho finito stanotte di leggere l'ultimo libro di Roth, "L'animale morente", 120 pagine che in una nottata sono volate, vuoi per la storia, sicuramente avvincente, vuoi per lo stile dello scrittore che ti prende e ti coinvolge già dalle prime pagine con la descrizione del personaggio femminile del romanzo, Consuela Castillo.
E' una storia non proprio d'amore ma piuttosto di passione, David professore di sessanta due anni inizia una relazione con una sua allieva di ventiquattro, pensa che si tratti del solito rapporto di una notte e via come da tempo accade con molte altre giovani studentessa ma questa volta è diverso perchè il docente ci lascia il cuore e non tutto va come vorrebbe lui.
Il tema centrale è quello della passione vissuta come vera e propria sofferenza cha va ad intrecciarsi a quello della morte costantemente presente nelle riflessioni del vecchio protagonista che, per il pensiero ossessivo di un impossibile quanto improbabile futuro con la giovane, finisce per logorarsi l 'esistenza non saziandosi mai neppure durante gli incontri amorosi con la sua giovane amante.
Non tutto però è come la ragione ci può portare a pensare e con un inaspettato finale, che spiega il titolo del libro, l'autore ci spiazza ponendo forti interrogativi sul destino umano.
Un libro molto forte sia per la tematica che per il linguaggio, un racconto che vuole essere anche una finestra sull America degli anni sessanta e sulla rivoluzione dei costumi in quegli anni vista con gli occhi del protagonista.
Interessante è sicuramente anche la forma interlocutoria con cui è scritto, il protagonista parla a noi in prima persona, quindi spesso mentre leggiamo, ci sentiamo dare dei piacevoli "tu" che non fanno altro che renderci ancora piu partecipi della storia.
E' il primo Roth che leggo e sono rimasta colpita soprattutto dal modo di scrivere semplice e lineare quasi riassunto ma nello stesso tempo coinvolgente e pungente,da sottolineare l eleganza dell' autore che, nonostante i temi anche scabrosi, non cade mai nella volgarità nemmeno nelle descrizioni più forti ma piuttosto guarda ai suoi personaggi con grande umanità. Voto: 5 / 5 |
potox (18-12-2003) mio primo Roth, bellissimo impatto, grande forza espressiva e favolosa la capacità di scavare nei recessi di quella parte di cervello (maschile)alimentata dal testostorone senza mai cadere nella facile trappola della volgarità.
Si inizia il libro con + di due pagine dedicate ad una minuziosa descrizione dell'"animale Consuela" e già a questo punto sai che ti trovi di fronte ad uno scrittore che non ha veramente niente di banale.
Voto: 4 / 5 |
Usai Stefano usays@tiscali.it (14-09-2003)
"L'animale morente" diPhilip Roth.
La "voce unica, un ritmo sicuro...." che "sembra venuto a Roth in modo tale e immediato", come ebbe a scrivere Hirving Hove recensendo i primi racconti del (l'allora) giovane narratore, si conferma - continuamente - a distanza di oltre 40 anni da quel momento. "L'animale morente" è il più bel libro di Roth e il prossimo sarà ancora più grande!
In questo, il professore di desiderio Kepesh si scontra con qualcosa di diverso e di umanissimo; sempre ligio solo e solamente alla pratica sessuale, al solo atto senza bisogno, senza legami "da soggetto libero", questa volta l'uomo incontra Consuela, solo in apparenza come le altre se non fosse per un particolare: la straordinaria bellezza. Questa bellezza lega/induce il bisogno in Kepesh/Roth e lo porta a sentimentalizzare l'esperienza estetica, da lui frequentatissima. E' la fine.
Keepsh è in balia di Consuela, la giovane donna lo rende - problematicamente - consapevole di aver perso "la propria libertà". Da questa, inconsciamente, il professore si difende non presentandosi alla festa di laurea della ragazza; lei lo abbandona e si acclara l'inferno dell'assenza/malinconia/desiderio delirante. Kepesh riesce, con l'aiuto dell'amico George O'Hearn, di pratiche infantili e di un'esistenza riempita a forza, ad addormentare il desiderio che poi riesplode in un epilogo terribile che , per così dire, lo riabilita: "devo andare. Vuole che vada da lei. Vuole che io dorma con lei, nel suo letto. Non ha mangiato nulla in tutto il giorno. Deve mangiare..." ( nell'ultima pagina del romanzo). Ma, nell'umanissimo finale di questo romanzo stupendo, non si riabilita Roth che cerca di distruggere (con la malattia) la bellezza che ha scatenato il bisogno. In questo tentativo, il più grande narratore vivente, viene "impedito" dal suo stesso personaggio: Consuela, che chiede al professore "Ti dispiacerebbe farmi delle fotografie? Perchè voglio avere delle foto del mio corpo come l'hai conosciuto tu. Come l'hai visto tu.... E' la fine.
Usai Stefano. Voto: 5 / 5 |
maurizio crispi crismaur@libero.it (16-07-2003) questo romanzo di Philip Roth contiene almeno tre interessanti livelli di lettura.
Quello delle scelta esistenziale di un uomo solo che dopo il fallimento della sua esperienza matrimoniale, ha deciso di vivere da "uomo emancipato" (in altri tempi si sarebbe deto da "libertino").
Quello dell'irruzione all'interno della vita erotica del protagonista, che volutamente vuole escludere qualsiasi coinvolgimento affettivo, di un elemento nuovo ed imprevisto,dato dal tormento della gelosia (che reintroduce per via traverse il piano insidioso del sentimento amoroso, volutamente escluso da tutte le precedenti esperienze erotiche).
L’ultimo livello, infine, è quello della dolente riflessione sulla vecchiaia la presa di consapevolezza della quale, in qualche misura, esige degli aggiustamenti rispetto alle scelte compiute in passato, non più funzionali rispetto al presente.
Protagonista del breve romanzo è David Kepesh, professore universitario noto conferenziere e autore di saggi apprezzati, che racconta la sua storia in prima persona ad un silenzioso ascoltatore (un amico, probabilmente, forse anche un collega, oppure un compagno di scelte "libertine), con un impianto narrativo analogo a quello di altri romanzi di Roth (si ricordi ad esempio Il lamento di Portnoy).
La narrazione di David Kepesh prende le mosse dal presente e dal fatidico incontro con Consuela Castillo, ma poi dopo l’esordio ci offre numerose incursioni verso il passato.
Per il nostro, ciò che conta è il passato (fatto di un nutrito curriculum di conquiste femminile, di alcuni errori – almeno quelli che egli è in grado di vedere, del fallimento nell’educazione del figlio all’apprezzamento dei suoi stessi valori), mentre il futuro è nebuloso e comunque poco conta.
L'incontro con Consuela, una ragazza di origini cubane, alta e bellissima, ex-studentessa del professore, dovrebbe procedere secondo un copione ben collaudato: una sequenza di incontri erotici, senza nessun seguito e soprattutto senza nessun impegno per il futuro.
Il prof. Kepesh desidererebbe vivere questa nuova relazione traendone il massimo piacere nel momento presente, ma le cose non vanno secondo lo schema a lui consueto e ben collaudato: si accorge di nutrire nei confronti di Consuelo un profondo desiderio e di essere diventato, a causa di questo desiderio, irragionevolmente geloso, pressato dalla rievocazione del passato e dall’assillo del futuro, di cui ora egli prende consapevolezza come di un territorio nebuloso ed incerto che comunque può offrirgli delle inattese sorprese.
Il nostro protagonista diventa così un "pornografo" pentito, costretto a rimettere in discussione le concezioni sull'eros in cui si era esercitato senza deroghe, sino a quel momento.
Si affacciano a tratti dei soliloqui (nei quali si intravede un silente interlocutore, che è anche il lettore) esprimenti il tormento del narrante.
In uno di essi, il professore si chiede:
"Io, come faccio a catturare Consuela? Il pensiero è moralmente umiliante, eppure esiste. Certamente non me la terrò promettendole il matrimonio, ma in quale altro modo puoi tenerti una donna alla mia età? Cosa posso offrire, in cambio, in questa società dell'abbondanza col suo mercato libero del sesso? Perciò questo è il momento in cui comincia la pornografia. La pornografia della gelosia. La pornografia della propria distruzione." (p.31).
In questo ragionamento, il professor Kepesh, divenuto improvvisamente vulnerabile al dolore inferto dalla gelosia, elabora alcune riflessioni sul potere anestetizzante della pornografia e del libertinaggio, in generale:
"La comune pornografia è l'estetizzazione della gelosia. Elimina il tormento. Cosa... Perchè 'estetizzazione'? Perchè non 'anestetizzazione'. Be', forse tutte e due. E' una rappresentazione, la comune pornografia. E' una forma d'arte decaduta. Non è solo una finzione, è apertamente insincera. Tu desideri la ragazza del film porn, ma non sei geloso di chi la scopa perché lui diventa il tuo sostituto. (...) Lui diventa una controfigura al tuo servizi; questo toglie il bruciore e lo trasforma in qualcosa di piacevole. Poiché tu sei un complice invisibile nell'atto, la comune pornografia elimina il tormento, mentre la mia lo mantiene. Nella mia pornografia, tu t'identifichi non col saziato, ma con la persona che non lo fa, con la persona che lo perde, con la persona che ha perduto." (pp.31-32)
Queste considerazioni sono particolari interessanti rispetto al meccanismo della gelosia: voglio qui ricordare che nel XIX secolo furono tentati alcuni esperimenti comunitari di tipo utopico proprio per limitare l’effetto disturbante di questo sentimento all’interno delle relazioni della comunità. Tra di questi vi furono quello dei Kerista, che elaborarono un vero e proprio contratto sociale “anti-gelosia”, quello della comunità “perfezionista” Oneida fondata da Humphrey Noyes, quello dei Mormoni – unico sopravvissuto sino ai tempi moderni, ma anche perché essi sin dall’inizio si erano costituiti come chiesa dai principi oltremodo rigidi – caratterizzato dal principio del “matrimonio multiplo”.
Ma, nei altri due casi citati, gli esperimenti risultarono fallimentari: i kerista e gli oneida, ad onta delle numerose regole anti-gelosia introdotte nella vita delle loro comunità e della pratica “programmatica” della promiscuità, non riuscirono a rimanerne esenti.
L’idea sviluppata dal professore Kepesh è che il “libertino”, l’uomo dalla sessualità “emancipata”, cambiando donna di continuo, può immaginare liberamente che ogni donna che ha avuto sia di un altro uomo, mentre non è presente accanto a lui. In base a questo assunto, egli stesso, mentre fa sesso con una donna, è l’altro: mentre scopa, il libertino osserva sé stesso, con l’attivazione di una sorta di triangolo erotico virtuale in cui egli è, al tempo stesso, l’amante e il voyeur.
In questo modo, non vi è più spazio per la gelosia: già nell’incontro amoroso, si attua un meccanismo di triangolazione immaginaria, che ne previene l’insorgere, con l’irruzione di un terzo (virtuale, nell’immaginario del “libertino”, e concreta, per quanto differita, nella visione di un film porno), a rompere la rigidità monogamica, presupposto della dinamica della gelosia; quando la donna poco prima “conquistata” è assente, la si può pensare nell’intimità con un altro uomo, proprio come nell’osservazione di una scena di un film porno, provando un sentimento di complicità per quell’altro uomo sconosciuto, essendo il libertino che immagina tale scena, nello stesso tempo l’“altro”, l’intruso osservatore non visto, e il figurante, l’uomo che nella scena evocata fa sesso con quell’attrice/donna.
Tutto ciò, presumibilmente, nel libertino accresce l’eccitamento erotico e il piacere, eliminando alla radice il tormento della gelosia. D’altra parte, David entrando con il suo “innamoramento” nella dimensione monogamica della relazione erotica, sperimenta – ma senza consapevolezza – un assunto imprescindibile della monogamia, secondo cui non può esservi una relazione autenticamente monogamica, se da qualche parte (o nell’immaginario/fantasia o nella realtà) non vi è un terzo, la cui presenza ha la funzione “economica” di introdurre ogni volta nuovi importi di desiderio (cfr. A. Phillips, Monogamia, Adelphi, Milano, 1997).
“Il monogamo coatto è come il libertino coatto: entrambi vivono il limite dell’eccesso: Per entrambi c’è una catastrofe da schivare. I monogami sono terrorizzati dai loro desideri di promiscuità, i libertini dalla loro dipendenza. Basta decidere quale catastrofe si preferisce.” (ib., p. 80)
A condizione, come avviene nella comunità degli swingers (quelli che adesso con parola nostrana vengono definiti gli “scambisti” e/o fautori del sesso promiscuo che la sessualità (le pratiche della sessualità) vengano dissociate da affetto e sentimento (cfr., P. van Sommers, La gelosia, Laterza Editore, Bari, 1991, pp.87-90).
Ma affinché questo meccanismo funzioni, l’uomo emancipato deve essere sempre in fuga, di continuo proteso verso nuove esperienze di sesso, cosicché ognuno degli incontri precedenti assuma lo statuto di uno tra i tanti file in un archivio di scene “porno”, di cui egli stesso è il protagonista, nel doppio ruolo di attore e spettatore ad un tempo.
La reiterazione preserva dalla necessità di dover prendere atto della durata e del mutamento, indotti dalla percezione del tempo, ma anche dell’inevitabile decadimento del corpo e delle relazioni affettive.
È come se tutto rimane congelato in un eterno presente.
È questo il meccanismo che viene ad essere sconvolto, nella mente del professore, impigliato, nella relazione con la giovane Consuela, nella scoperta dei sentimenti e degli affetti: la gelosia prende il sopravvento, nel senso che egli, sentendosi messo a confronto con altri eventuali partner, passati e presenti, della sua nuova amante (che ora, in maniera inedita, diviene “amata”), sicuramente più giovani e attraenti, non può più provare complicità, ma soltanto antagonismo, accompagnato dalla struggente attivazione del desiderio di possesso e dalla dolorosa presa di coscienza dell’assenza.
Ciò implica in Kepesh, l’irruzione della consapevolezza del tempo, della vecchiaia e della malattia, sino al paradossale e tragico capovolgimento della conclusione del breve romanzo: l'animale morente, che pensavamo fosse il professore, diventa la sua giovane amante nel gioco crudele e straordinario dell'esistenza, ma anche nel gioco inestricabile di eros e morte.
Voto: 4 / 5 |
Benny (10-07-2003) Squalliduccio, da notare solo la grande forza espressiva tipica di Roth. B Voto: 2 / 5 |
vale (01-07-2003) libro splendido e dolente sulla vita e sulla morte, con eros che fa da trait d'union, libro su cui riflettere.. Voto: 5 / 5 |
catiakaty catia.marani@seled.net (08-05-2003) Dopo aver letto "La macchia umana" non vedevo l'ora di leggere un'altro libro di Roth e "L'animale morente" non mi ha deluso. Mi è piaciuto moltissimo perchè descrive soprattutto i pensieri degli uomini (che per una donna a volte risulta difficile comprendere)e perchè tratta argomenti quali la vecchiaia e il sesso che non sono per nulla banali, e sinceramente non capisco come si possa dare un voto basso a questo libro. Voto: 4 / 5 |
Giuseppe giuseppepepe@virgilio.it (22-04-2003) Quello di Roth è un libro che offre numerosi spunti di riflessione: pertanto non risulta di scorrevole lettura, tuttavia non lascia indifferenti. Personalmente sono contento di averlo letto. Voto: 4 / 5 |
Rosalba (03-04-2003) ho comprato il libro incoraggiata dalla recensione letta , è il primo libro di Roth che leggo e non mi è piaciuto, non lo consiglio. Voto: 1 / 5 |
stella magni stellama@katamail.com (19-03-2003) ho conosciuto Roth con questo libro, e poi sono passata nel giro di una settimana al Lamento di Portnoy e a Ho sposato un comunista. David, il settantenne professore, mi ha ammaliato. Inutile nasconderlo, rappresenta il "classico" uomo con il quale molte di noi amerebbero coltivare una amicizia speciale.Ha tutti i difetti che noi donne non sopportiamo negli uomini, ma è anche il tipo di uomo che ti fa sentire "speciale" e diversa da tutte le altre. Emozioni, sesso, parole...amore......cosa è la vita se non questo? Voto: 5 / 5 |
luciano sangrila31@hotmail.com (17-03-2003) Un lungo monologo di un settantenne professore universitario libertino che 50 anni prima lasciò moglie e figlio per gustare in santa pace tutto il nettare delle giovani studentesse che regolarmente si portava a letto, inframmezzato da varie condiderazioni psicologiche e sociologiche. Una pizza. Voto: 1 / 5 |
Gianni Buganza gianni.buganza@libero.it (20-02-2003) Il dramma oncologico,la fragilità umana,tutti i colori della gioia sensuale
e la morte,la morte incipiente che già erano stati parte de Il teatro di
Sabbath(Einaudi 1999),ritornano prepotenti nell ultimo romanzo del premio
Pulitzer Philip Roth,L animale morente, uscito da pochi giorni per Einaudi
nelle librerie.
Il grande narratore americano,l'autore della Pastorale americana e de La
macchia umana,ci introduce all'eros dell'età anziana.
Il corpo come "grande opera d'arte" sul punto di dissolversi nella malattia
e nella morte.Ma "nessuno desidera affrontare queste cose prima che venga
il momento".
Libero da ogni credere,Zelig dell'eros,il protagonista,il"professore del
desiderio",attacca le convenzioni con Tocqueville,attacca i legami con
Conrad,propone una vita "oltre il ricatto degli slogan".
George,l'amico migliore,se ne va cercando di resistere con rabbia,e fino
all'ultimo,alla morte che avanza.E dopo averlo ignorato per
anni,nell'istante estremo cerca il corpo della moglie,cerca i seni.
L'angoscia innanzi alla morte,dice Consuelo"è un otto volante,e non finisce
mai".E "non può finire se non finisce il cancro",il suo.
Ma la chemioterapia distrugge il corpo,devasta la bellezza,scompagina le
carte della sua vita.Ciò che sconvolge è il morire "non ordinatamente",
dopo i nonni,i genitori,"come nella più bella favola infantile":incalza
Roth nel suo furore narrativo,attaccando senza pietà per tutto il libro
convenzioni e luoghi comuni.Affrontando il tema del morire con l'assillo di
un eros che lo sospinge, ad ondate narrative,sempre in un altrove dalla
morte, da nichilista brillante,come il protagonista del suo Il teatro di
Sabbath.
C'è splendore laico in questo libro.C'è dubbio.E c'è"religione"del
desiderio, El Malecòn, frangiflutti su cui passeggiare e
chiaccherare,innanzi al niente che avanza.
Scrive Emanuele Severino,maestro di molti di noi,in Oltre l'uomo e oltre
Dio(Il Melangolo,2002):"Il pensiero dell'Occidente ha insegnato ai mortali
a morire in modo nuovo,all'estremo dell'angoscia in cui si portano
quando,morendo,credono di trovarsi di fronte al nulla".
Gianni Buganza 380 7139014
Voto: 5 / 5 |
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