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Un giovanissimo miliardario vive in un attico su tre piani, colleziona quadri e squali, ha una moglie di prestigio e patrimonio adeguati. Una splendida mattina, spinto da una strana inquietudine, sale in limousine e dice all'autista di portarlo dall'altra parte di Manhattan, nel West Side per "tagliarsi i capelli". Inizia così un viaggio che è una metafora, un attraversamento da est a ovest del cuore del mondo in una sola giornata, un percorso alla ricerca della proprie radici e della morte.
14 recensioni presenti. Media Voto: 2.64 / 5EVA (13-02-2011) Peccato che 1 sia il voto più basso altrimenti gli avrei dato ancora meno..Assurdo ,totalmente privo di corpo e senso...Più volte sono stata tentata di lasciarlo perdere ...Come si può definirlo un capolavoro??
Un ammasso di elucubrazioni forzate ..Illeggibile!!! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
EB (28-11-2010) Surreale, astratto, quasi psicotico: al limite dell'illeggibile. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
stefania (23-07-2006) Letto tutto di seguito, come l'unita' di tempo -luogo-azione di questo romanzo induce a fare, Cosmopolis e' un film in tre D fenomenale! De Lillo riesce ad affrescare di getto le situazioni in continuum del viaggio del protagonista semi dio nel ruolo dell'ultramiliardario Packer, eppure umanissimo, ossessionato esaltato e fatalmente predestinato, come di rigore per un americano al top della piramide sociale nel terzo millennio. Un viaggio, IL VIAGGIO, quello della "recherche" proustiana, al solito, o di piu', il viaggio definitivo, descritto apparentemente attraverso gli eventi, ma vissuto come un'esplosione dall'interno. E nei frammenti sospesi del fermo-immagine ho trovato rare verita'. Voto 5/5 Voto: 5 / 5 |  |  |  |
purple.cat purple.cat@libero.it (15-12-2005) mah.... (questo è tutto ciò che direi su questo libro)
gran delusione. a cominciare dal protagonista antipatico e dai dialoghi assurdi troppo artefatti. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
paolo63 (24-09-2004) Lucido, devastante, inquietante, sia in originale, che tradotto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Armando (25-07-2004) Ho letto giudizi molto contrastanti: alcuni dicono che si tratta di un capolavoro, altri lo definiscono deludente. Credo che la verità sia nel mezzo. Cosmopolis non è un capolavoro (Underworld è di un'altra categoria!), ma è comunque un discreto romanzo. Delillo descrive molto bene l'alienazione e la follia della società americana. Il romanzo, non a caso, è ambientato a New York, città definita da Al Pacino "il grande manicomio". Voto: 3 / 5 |  |  |  |
cesare (31-01-2004) Un romanzo palloso, da leggere tutto d'un fiato per toglierselo in fretta dai piedi. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Claudio (26-08-2003) Fantastico nel suo genere. Ti ipnotizza e ti accompagna a riflettere su quello che siamo e che vorremo essere. Una vera e propria censura onirica. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ren (04-08-2003) Ci andrei piano a chiamarlo capolavoro.... Capolavori sono decisamente altri. E' il primo libro che leggo di DeLillo e sono rimasta alquanto delusa. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
G. Succi gisucci@tin.it (18-07-2003) l'ho appena iniziato e lo trovo straordinario. Forse proprio per quella artificiosità ostentata (come il mondo che descrive) e quell'assenza totale di pathos lamentate da altri.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
rogopag99 rogopag99@yahoo.com (07-07-2003) "Cosmopolis", l'ultimo romanzo di Don DeLillo, che dopo il monumentale "Underworld" sembra privilegiare per contrasto la forma breve (prima di "Cosmopolis" era uscito "Body Art", un racconto lungo più che un romanzo), narra l'itinerario-odissea in limousine di un rampante multimiliardario di New York nell'arco di 24ore. Eric Packer esce dal suo iperbolico appartamento sull'East River per andare a tagliarsi i capelli dal vecchio barbiere del padre, nel malfamato quartiere di Hells Kitchen. Lungo il viaggio si troverà coinvolto in una serie di situazioni al limite del grottesco e del surreale.
Dopo la magistrale prova di "Underworld", e con alle spalle almeno un altro capolavoro, "Libra", la sua personale versione dell'omicidio di JFK, con "Cosmopolis" DeLillo ci consegna il suo libro meno riuscito.
C'è sì, qualche momento alto, (l'incontro tra Eric e il barbiere del padre, il dialogo tra questi e l'autista della limousine) ma si tratta di rare accensioni. Perlopiù il romanzo sembra essere una parodia dello stile dell'autore (straordinario, quando è in forma), fatta dall'autore medesimo (un pastiche involontario), e in cui i personaggi e le situazioni descritte hanno il loro limite in un eccesso di astrazione e in una artificiosità stucchevole.
Il declino senza speranza del mondo contemporaneo, la sua confusione, l'entropia dello spirito, sono descritti senza alcun pathos, restituiti attraverso un'esasperazione concettuale che ne depotenziano irrimediabilmente l'impatto. Siamo anni luce lontani dalla compassione soffusa di "Underworld" e di "Libra", prigionieri di un esercizio di stile, (duole dirlo, a noi, strenui ammiratori di DeLillo) sterilmente e futilmente ripiegato su se stesso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
rogopag99 rogopag99@yahoo.com (07-07-2003) "Cosmopolis", l'ultimo breve romanzo di De Lillo, che dopo il monumentale "Underworld", sembra privilegiare per contrasto la forma breve, (prima di "Cosmoplis" era uscito "Body Art", un racconto lungo più che un romanzo), narra l'itinerario in limousione lungo 24 ore di un rampante multimiliardario di New York. Eric Packer esce dal suo iperbolico appartamento sull'East River per andare a tagliarsi i capelli dal vecchio barbiere del padre, nel malfamato quartiere di Hell's Kitchen. Lungo il viaggio si troverà coinvolto in una serie di situazioni al limite del grottesco e del surreale.
Dopo la straordinaria prova di "Underworld" e con alle spalle almeno un altro capolavoro, "Libra", la sua personale versione dell'assassinio di JFK, con "Cosmopolis" De Lillo ci consegna il suo libro meno riuscito. C'è sì qualche momento alto, (l'incontro tra Eric e il vecchio barbiere del padre, il dialogo tra questi e l'autista della limousine), ma si tratti di rare accensioni. Perlopiù il romanzo sembra essere una parodia dello stile dell'autore, (straordinario quando è in forma) in cui egli si è divertito (i lettori meno) a fare il pastiche di se stesso, e in cui i personaggi e le situazioni descritte hanno il loro limite in un'eccessiva astrazione e in una artificiosità stucchevole.
Il declino senza speranza del mondo contemporaneo, la sua confusione, l'entropia dello spirito, sono descritti senza alcun pathos, restituiti attraverso un'esasperazione concettuale che ne allontana irrimediabilmente l'impatto. Siamo molto lontani dalla pietas di "Underworld" e di "Libra", prigionieri di un esercizio di stile, (duole dirlo a noi, strenui ammiratori di De Lillo) sterilmente e futilmente ripiegato su se stesso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Orazio (27-06-2003) All'inizio l'idea di un viaggio che fosse contemporaneamente reale e matoforico attraverso una citta` e attraverso la propria esistenza mi aveva attratto, ma leggendo come tutto cio` e` stato reso nella descrizione ho avuto una grande delusione. E` uno stile che si autocompiace in tortuosita` incomprensibili e dialoghi al limite dell'assurdo. Peccato, il Delillo di Rumore Bianco mi aveva fatto ben altra impressione. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
alberto de sanctis albertods@katamail.com (23-06-2003) Un capolavoro! Delillo ha la capacità di essere visionario e realista, sarcastico e tagico allo stesso momento! E' una critica serrata all'etica del profitto senza cadere in sterili moralismi no-global (questi ultimi prodotto del mercato necessario a meglio definire il capitalismo che tutto comprende, senza possibilità di starne fuori). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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