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Marías Javier - Il tuo volto domani. Vol. 1: Febbre e lancia.

Il tuo volto domani. Vol. 1: Febbre e lancia. TitoloIl tuo volto domani. Vol. 1: Febbre e lancia.
AutoreMarías Javier
Prezzo
Sconto 15%
€ 15,98
(Prezzo di copertina € 18,80 Risparmio € 2,82)
Prezzi in altre valute
Dati2003, 372 p., rilegato
TraduttoreFelici G.
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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Descrizione
Marías si cimenta col futuro, quello di ognuno di noi: è possibile capire, in anticipo, se un amico ci rimarrà leale? Se una donna ci tradirà? Cosa accadrà ai nostri nemici? E come diventerà, come si trasformerà il "tuo volto domani"? Il libro riprende personaggi e situazioni già presenti in "Tutte le anime" ma qui si innestano nuove fantasie e riflessioni, attraverso pagine coinvolgenti fino all'inaspettata conclusione di quest'opera matura del narratore madrileno.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

Javier Marías è uno degli scrittori spagnoli più noti e ammirati in patria e fuori, vincitore di numerosi premi, tradotto in oltre trenta lingue e osannato dagli studiosi. Su di lui esiste un'ampia bibliografia e un vasto materiale in rete (a cominciare dal sito ufficiale www.javiermarias.es)>. Con questo volume affronta il suo progetto narrativo più ambizioso, un romanzo diviso in due puntate perché sfiora il migliaio di pagine. I critici spagnoli hanno gridato entusiasti al capolavoro. Per Santos Sanz Villanueva su "El Mundo" è un romanzo classico e moderno, denso e ameno, il più ricco e riuscito di Marías, che Rafael Conte su "El País" compara a Cervantes e Proust. Un coro così stentoreo e compatto intimidisce ogni dissenso. Ma conforta che su queste colonne abbiano manifestato alcune perplessità Maria Nicola (cfr. "L'Indice", 1999, n. 5) e Valeria Scorpioni Coggiola (cfr. "L'Indice", 2000, n. 6 e 2002, n. 3). Comunque, questo spezzone non può essere letto come indipendente, per cui recensirlo ha un senso relativo: sono note sommarie su un testo incompleto.

Ritroviamo in Il tuo volto domani la voce narrante di Tutte le anime (1989; 1999), che riceve il nome di Jacques (o Jaime o Jacobo o Jack o Diego o Yago) Deza e torna in Inghilterra, dov'era stato anni prima lettore all'università di Oxford. Adesso lavora presso la Bbc, per rimanere lontano dalla ex moglie Luisa e dal figlioletto, in una sorta di convalescenza sentimentale. L'azione si svolge in un fine settimana a Oxford, dove Deza va a trovare Sir Peter Wheeler, eminente ispanista in pensione. Sabato sera, Deza incontra Mr Tupra, che mette alla prova le sue abilità (e poi lo ingaggerà come "traduttore o interprete delle persone, dei loro comportamenti e reazioni, delle loro inclinazioni e caratteri"). Durante la notte, spinto da alcune rivelazioni di Wheeler, fruga nella sua biblioteca sulle tracce del leader trotzkista Andrés Nin, assassinato dagli stalinisti durante la guerra civile spagnola. Ciò lo porta a riflettere sulla sorte di suo padre, diffamato e denunciato alla polizia franchista da un amico intimo. E su quella di suo zio materno Alfonso, giustiziato dai miliziani di una ceka (nel libro è inserita la sua foto). Nella biblioteca Deza trova anche alcuni classici del genere poliziesco e spionistico, nonché una misteriosa goccia di sangue su una rampa della scala.

Il mattino della domenica, Wheeler parla di sé: si scopre che è fratello del docente di letteratura inglese Toby Rylands di Tutte le anime e che entrambi hanno lavorato per i servizi segreti militari britannici. Toby scorgeva in Deza il dono di captare i tratti sostanziali delle persone, "spesso inavvertiti, ignorati da loro stessi". Perciò Wheeler l'ha segnalato a Tupra per il suo ufficio di "anticipatori di storie". L'idea di tale gruppo di spie dai rari poteri di penetrazione psicologica nacque a seguito della campagna, condotta durante la seconda guerra mondiale, contro le chiacchiere imprudenti che informano il nemico e provocano perdite (cartelli e volantini raccolti da Wheeler vengono riprodotti nel libro). Se alcuni accolsero l'invito al mutismo, altri parlarono molto di più, sentendo l'ebbrezza di un inaspettato peso delle loro parole. I servizi segreti pensarono di sfruttare questo effetto collaterale dell'iniziativa: lasciar parlare e ascoltare alla ricerca del profilo essenziale occulto delle persone e quindi del loro possibile utilizzo. Deza, che scrive dal presente (ci sono riferimenti alle Torri gemelle e al tentato golpe contro Chávez in Venezuela), non sa bene cosa ne facciano dei suoi "pareri o impressioni o rapporti"; si limita a interpretare gli individui, a volte fungendo anche da traduttore dallo spagnolo, altre volte solo da videocassette (prendendo coscienza della quantità di occasioni in cui la gente viene filmata a sua insaputa). La sera, poi, Deza spia il vicino di fronte che balla infervorato davanti alle finestre con varie partner. In una notte piovosa intercetta così l'arrivo di una donna, che al citofono gli dice "Sono io", chiedendo di salire un momento. Deza la riconosce, e qui si ferma il testo.

Riassumere un libro di Marías è tuttavia un'impresa disperata quanto vana. Marías è uno scrittore da pezzi di bravura (e infatti il più bel compendio della sua arte è l'antologia El hombre que parecía no querer nada , a cura di Elide Pittarello, Espasa Calpe, 1996) che dà il meglio di sé in una divagazione o in una chicca lapidaria. Certe caratteristiche della prosa e dell'ispirazione di Marías si riconoscono in questo romanzo e faranno la gioia dei suoi estimatori: il predominio del pensiero sull'immaginazione, con l'attività mentale che si fa azione narrativa; l'ibridazione di materiali autentici e fittizi e l'ambiguo rapporto autobiografico tra autore reale e narratore; un ordine arbitrario delle sequenze che fa da controcanto al gioco maniacale con la cronologia, con rimandi continui a certi punti fissi nel tempo; i pochissimi e convenzionali esterni rispetto agli sterminati interni; le minuziose descrizioni e i dialoghi straripanti dalle colte architetture settecentesche; la percezione della realtà come poliedrica e inafferrabile e pertanto non spiegabile né spiegata; l'ossatura metanarrativa che fa riaffiorare ovunque la questione del parlare/scrivere e del loro contrario, il silenzio.

La trama avanza però come raggomitolandosi o incespicando nel buio, alcuni spunti intriganti restano irrisolti (ad esempio, la storia solo abbozzata di Andrés Nin, o l'enigma della goccia di sangue) e vengono subito risommersi da elementi secondari e sfilacciati, fulminee vampate che si spengono sfrigolando nel gelo di interminabili chiose e dubbi lasciati in sospeso, fino al colpo di scena finale oltremodo posticcio.

Questa poetica è scoperta e cosciente: un discorso laborioso e aggrovigliato, che sfugge a ogni coesione, sembra l'unica risposta possibile alla dichiarata inutilità e insieme inevitabilità del parlare ("Tacere, tacere è la grande aspirazione che nessuno compie, nemmeno dopo morto, e io tanto meno"). Wheeler è esplicito: "Troppo materiale nebbioso e affastellato e insieme molto sparpagliato, troppo per un ragguaglio, anche se soltanto nel pensiero. (...) La vita non è raccontabile, e risulta straordinario che gli uomini abbiano dedicato tutti i secoli di cui siamo a conoscenza a questo (...). È un'impresa condannata a priori, fallita, e che forse ci porta meno piacere che danno".

E lo stile di Marías, peculiarissimo, concettuale e "ipnotico", vuol forse rappresentare l'incertezza dovuta alle "infinite cose che cadono sotto l'angolo cieco dell'occhio" e la generale sostituibilità di ogni articolo con un altro all'interno dell'inventario umano. Ma in questo libro, l'accumulazione può diventare affaticante. Ci si ritrova invischiati in una specie di saga del sinonimo, in una spossante esaustività da catasto, in un'orgia dell'endiadi e dell'enumerazione, in uno sforzo caparbio di esaurire aree lessicali, in un'accanita casistica di disgiuntive inclusive.

Alcune idee di Febbre e lancia sono seducenti. Probabilmente l'autore le svilupperà a dovere nella seconda parte. Questa prima parte data alle stampe, però, è purtroppo composta di pezzi mal proporzionati, anche nel ritmo. L'ipertrofia dell'io narrante e delle sue ossessioni, priva del correttivo ironico presente in altre opere di Marías, rischia di degenerare a ogni passo in una gelatina in cui si emulsionano personaggi, sensazioni e considerazioni, con l'ipnosi pericolosamente vicina alla narcosi e la filosofia alla pignoleria. Il costante ritardare lo sviluppo, che sortiva effetti significativi in Domani nella battaglia pensa a me (1994; 1998), qui, invece di creare tensione, consuma l'interesse del lettore, non di rado incagliato in un narrare ridondante e ripetitivo. Il punto chiave del romanzo ci riguarda: com'è possibile che non si riesca a cogliere il "volto domani" delle persone, permettendo loro di tradirci? E coglie nel segno il paradosso di un Deza che a suo modo produce delazioni, anche se proiettate nel futuro. Diamo dunque a Il tuo volto domani , che per ora sembra tradirci, l'opportunità di recuperarci nella seconda parte. "Nessuno è l'ultimo in nessun posto, qualcuno attraversa più tardi sempre", scrive Marías. Aspettiamo.

D. Manera

I vostri commenti
  Media Voto: 2.75 / 5

turiddu (29-06-2005)
ogni scrittore, come ogni artista in genere, raggiunge l'acme del proprio stile e della proria maturità quasi senza accorgersene.Poi si resta coinvolti nel tentativo (quasi sempre vano e disperato) di superarsi. Marias ha raggiunto il proprio apice con "Domani nella battaglia pensa a me" e " un cuore così bianco". Anche se da un grande scrittore ci si può aspettare di tutto...compreso il riscatto da una prova letteraria che, per quanto concerne questo romanzo, rimane mediocre. Aspettiamo con ansia la seconda parte.
Voto: 2 / 5
Roberto atchoum@libero.it (16-01-2004)
E' il primo libro di Marias che ho letto e mi ha lasciato sentimenti contrastanti. Da un lato è bellissimo per l'incessante introspezione, la ricchezza descrittiva, mai banale; dall'altro, e questo non so se imputarlo allo stile di Marias o alla traduzione, mi pare francamente fastidioso nel posporre sempre alla fine dei periodi gli avverbi (in particolare quelli di tempo) e nel proliferare della congiunzione disgiuntiva "o". Praticamente ogni pagina è costellata di "o"!!!
Voto: 3 / 5
Nix the six (10-01-2004)
Al contrario. Marias è ancora in grande forma. Ciò che può avere perso nello svolgimento dell'intreccio (qui effettivamente più lento a dipanarsi rispetto ad altre prove) lo guadagna in densità, complessità, ricerca linguistica. E poi ci sarà anche la seconda parte. Quando ci si chiede (oziosamente e vittimisticamente) dove va e dove si trova la letteratura europea, bisogna rispondere con fierezza Marìas, bisogna rispondere Houellebecq, bisogna rispondere Sebald, Carrere, Busi, Wolf - senza dimenticare, certo, dall'altra parte dell'oceano i vari Ellroy e DeLillo e DF Wallace. Ma Marìas, achtung, è un nostro patrimonio e va tutelato.
Voto: 5 / 5
Massimo Rubino massimo.rubino@libero.it (02-12-2003)
Grande delusione per un estimatore di Marias: prevale l'esercizio formale rispetto al contenuto promettente ma carente; il risultato è di lettura ostica inutilmente.
Voto: 1 / 5

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