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Manchette Jean-Patrick - Un mucchio di cadaveri | Eugene Tarpon si è improvvisato investigatore privato. Ma c'è davvero bisogno di investigatori privati nella vita quotidiana? Apparentemente no, perché Tarpon non ha uno straccio di cliente e si appresta a lasciare la professione, tornando al paese natio, dalla mamma, nella profonda Francia. Di colpo però i clienti arrivano. Tutti durante l'ultima notte, quando i bagagli sono fatti e Tarpon aspetta solo la luce del sole per dire addio a Parigi. Uno, due, tre clienti, uno dopo l'altro, senza che abbia neanche il tempo di finire l'ultima bottiglia.
11 recensioni presenti. Media Voto: 4 / 5Massimo F. (05-04-2010) Il solito Manchette con il suo linguaggio cinico e asciutto ed il suo proverbiale disincanto. Delizioso stilisticamente, l’autore ci propone questa volta una storia non indimenticabile, ma coinvolgente e dal ritmo intenso, con personaggi splendidamente caratterizzati anche se non originalissimi. Da leggere, come sempre. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
luca (18-12-2006) Uno dei migliori romanzi di Manchette Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Serena (12-10-2006) E' stato il primo libro di Manchette che ho letto e poi li ho comprati tutti...una storia tosta che cresce in ritmo e suspence pagina dopo pagina ma soprattutto un grande scrittore che sa usare il linguaggio come un rasoio per tagliare, con secche e precise frasi, il velo d'ombra di una realtà che non può che essere vista con disillusione e cinismo.
Da leggere Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Chiara (11-11-2004) "Posizione di tiro" rimane inarrivabile (ma QUANTO è bello quel libro???), ma anche "Un mucchio di cadaveri" è un gioiello, il personaggio di Tarpon è ben costruito e "vero", la scrittura avvincente ma sempre ironica, M. non si prende troppo sul serio. Unico appunto, il finale, ma non dico nulla. Ho scoperto da poco Manchette, ma me ne sono subito innamorata: prossime letture "Piccolo blues" e "Piovono morti". Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Marco (03-09-2004) Questo e' il mio Manchette preferito: e' divertente e scritto benissimo (come sempre). "Posizione di tiro" e' scritto altrettanto bene, ma l'ho trovato un po' troppo drammatico per i miei gusti.
Lo stile di Manchette e' "fotografico", descrive quello che succede dall'esterno, con pochissimi riferimenti alle psicologie e agli stati d'animo. Eppure le psicologie emergono con evidenza dalla nuda descrizione delle azioni esteriori. Impressionante ed efficace. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gionni Ghitàr (06-05-2004) Vengo or ora da un commentino sull'ultima fatica (quella che ho fatto a finirlo) di Aldo Nove.
Lui e Manchette sono accomunati dall'editore. E basta. Manchette dà ritmo anche alla lista della spesa. Scrivesse un elenco telefonico, ci sarebbe da leggerlo da capo a fondo.
Non importa che questo romanzo non sia il suo capolavoro: ha scritto poco, e non bisogna perdersi una riga. Talento puro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Riccardo (07-02-2004) Adoro Manchette, e se lo merita.
Tanto grande Pazienza con i fumetti, così immenso di talento JPM coi polizieschi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Brasserie Dauphine info@brasseriedauphine.com (20-08-2003) Non può proprio non piacere questo Eugène Tarpon. A suo modo, incarna un po' il ruolo di un super Pepe Carvalho francese, anche se con diversi distinguo. Lo stile di Manchette è senza fiato, un azione veramente travolgente, che non lascia spazi. Finalmente un romanzo con colpi di scena, suspance, sorprese e scritto bene, proprio bene. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
michele peter681@libero.it (25-07-2003) Decisamente buono, anche se non il suo migliore. Certo al di sopra nella media dei romanzi polizieschi o noir, anche quelli più "classici" e osannati. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Jack (19-07-2003) Manchette è S-T-R-E-P-I-T-O-S-O.
Meriterebbe la pubblicazione nei SuperCoralli. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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