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Lucentini Franco - I compagni sconosciuti | Quando nel 1951 appaiono I compagni sconosciuti, corre la sensazione che la letteratura italiana abbia reinventato la propria voce: si scopre infatti pronta a esprimersi in ceco, in tedesco, in russo, in polacco, e a consegnarsi all'avventura nel folto di una Vienna ancora ingombra di macerie e di eserciti occupanti. Il merito spetta al protagonista: Franco (si chiama così, proprio come l'autore esordiente) può decidere di troncare la propria vita oppure riannodarla a quella dei propri simili con fili tessuti di silenzio più che di parole. Resta però inalterabile la sua fulminea rigorosa tenerezza; in una parola, il suo stile.
Simone (17-04-2008) Strano non trovare commenti su questo racconto di Lucentini, che senz'altro merita di essere letto. Semplice la trama e lineare il dipanarsi della storia; nell'uso disadorno ma efficacissimo della lingua sembra che Lucentini voglia arrivare al succo della vicenda senza esitazioni. Il protagonista è come sospeso tra due realtà, e per l'intero racconto oscilla tra esse, anche se il finale lascia intendere quale delle due sarà la prescelta.
Molto diverso dai libri scritti con Fruttero, lo consiglierei comunque per avere un'idea più chiara e completa di Lucentini. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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