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Rajan Raghuram G.; Zingales Luigi - Salvare il capitalismo dai capitalisti | Dalle posizioni della "scuola economica di Chicago" e con una difesa erudita del sistema del libero mercato, i due autori mediano il dibattito fra isolazionisti conservatori e no global. Sostengono che solo i mercati lasciati a se stessi e non il protezionismo possono creare un ambiente che sia di supporto e stimolo alla competizione, all'innovazione e alla crescita economica. Si scagliano contro ogni tentativo governativo di tenere in piedi aziende in fallimento con sussidi o dazi sulla concorrenza internazionale. Un saggio che spiega perché il libero mercato è cruciale, perché i mercati non sono stabili, ma anche perché sono messi in pericolo proprio da coloro che dovrebbero essere i loro più grandi sostenitori: i finanzieri.
Media Voto: 3 / 5Mauro (22-07-2004) No, invece io do' un giudizio positivo pur d'accordo con parte delle critiche. E' vero, c'è una certa ridondanza e probabilmente il testo avrebe potuto essere asciugato un po', diciamo di un centinaio di pagine.
Però la tesi di fondo è affascinante e tutto sommato l'approccio più divulgativo che tecnico mi pare più consono al senso del libro. Fondamentalemnete il testo è infatti più politico che finanziario e trovo positivo che cerchi di vicolare in modo relativamente semplice un messaggio che ribalta un bel po' di luoghi comuni... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
gc (21-07-2004) più che condivisibile la tesi di fondo, ma assolutamente inadeguato nella forma. in primis, ci si poteva attendere qualcosa in più di una mera divulgazione: per esempio un approfondimento sugli strumenti finanziari. invece lo stile rimane giornalistico, colloquiale.
ma anche come opera divulgativa, avrebbe sicuramente potuto essere più breve e concisa, senza l'eterno ritorno al concetto centrale, già chiaro dalle prime pagine. inoltre, quasi 2/3 del libro sono capitoli di carattere storico, una digressione sicuramente eccessiva: bastava un solo capitolo come introduzione. infine, se la diagnosi è tutto sommato chiara, la terapia lo è molto meno: è descritta frettolosamente, in 4 o 5 pagine finali, che ricalcano il sentito dire. gli autori avrebbero potuto sicuramente sfoltire altri capitoli e dedicarsi piuttosto a un'analisi comparata della corporate governance (scatole cinesi, partecipazioni incrociate, noccioli duri VS il modello anglosassone) o dei sistemi di protezione sociale nei maggiori paesi industrializzati, per proporre un modello di riferimento. in sostanza, proprio quello che
il lettore cercava, nel libro viene a mancare. le uniche cose interessanti trasmesse sono curiosità di tipo storico o recenti dati econometrici. ma non ne fanno una lettura obbligata.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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