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Fante John - La strada per Los Angeles | "Attenzione: colui che entrerà in scena all'inizio di questo romanzo, in qualità di umile spalatore di fossi, è uno dei personaggi più leggendari prodotti dalla letteratura moderna. Attenzione ad Arturo Bandini, il possente scrittore, lo spietato condottiero, l'invincibile mezzofondista, l'amante irresistibile, il tenero figlio che dà sangue e sudore per mantenere una famiglia di femmine parassite. Bandini l'immortale, orgoglio d'Italia e d'America; l'astuto Bandini che nessuno mette nel sacco; egli sta per fare la propria comparsa e conquisterà il mondo." (Sandro Veronesi)
Recensioni 1 - 20 di 26 recensioni presenti. Media Voto: 3.5 / 5chiara (23-08-2011) Non il migliore di Fante, a tratti insopportabile, l'ho terminato con fatica a differenza di capolavori quali "Chiedi alla polvere" e "A ovest di Roma".
Ma non concordo affatto con chi definisce lo scrittore italo americano "privo di talento": Fante è stato uno dei più grandi narratori contemporanei, superiore a Bukowski (che pure adoro), e un libro riuscito a metà non svilisce certo la meraviglia della sua scrittura, quel vortice di rabbia, passione, malinconia, sarcasmo, bellezza e orrore insieme che sprigiona ogni singola sillaba dei suoi romanzi più celebri. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
MIKARLO (16-06-2011) Un brutto libro. Consiglio tuttavia a chi come me ha trovato tale questo libro a non fermarsi qui con John Fante. Fidatevi, vi perdereste un grande prodigio. Con Chiedi alla Polvere e la Confraternita dell'uva si paleserà innanzi a voi uno dei più grandi scrittori del 900. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
kine (11-06-2011) Letto perchè citato da Bukowski, ma effettivamente illeggibile... Dopo un inizio promettente non son riuscito a finirlo... Diciamo che la cosa piu bella del libro è l introduzione di Veronesi... per il resto nebbia Voto: 2 / 5 |  |  |  |
luchino (19-10-2010) Se avessi letto questo libro prima di aver letto ad esempio la Confraternita dell'uva, penserei che Fante sia, come scrittore, molto sopravvalutato. Certamente vi sono in questo libro molte ripetizioni che si riscontrano anche in altre opere, il lavoro al conservificio, il licenziamento, la voglia di diventare uno scrittore famoso, i rapporti con la madre e la sorella non certo idilliaci. Non non è un libro dei migliori di Fante, e la famosa saga di Arturo Bandini fa un passo indietro quanto ad interesse. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Cristina cristina.carturan@alice.it (21-06-2010) Ho letto diverse recensioni prima e durante la lettura di questo libro. Ora che l’ho finito resto ancora sconcertata nel rileggerne alcune. Mi chiedo come sia possibile non amare questo giovane Arturo Bandini. Io lo trovo un personaggio meraviglioso. Reale. Vivo. Di una umanità spaventosa. Al di là di ogni conformismo e luogo comune. Possibile che non ve ne siate accorti? Spiace anche a me leggere che qualcuno non abbia capito la profondità di questo giovane alle prese con la presunzione dei suoi diciotto anni e la forza dei suoi sogni. Diventare un grande scrittore. Possibile che non abbiate sentito la rabbia e l’impotenza figlie di una povertà che annienta e che Fante conosce benissimo. Possibile che Arturo non vi abbia trasmesso quella sua voglia di cambiare le cose. Di ribellarsi con le unghie e con i denti alla propria condizione. Possibile che non abbiate sentito sulla vostra pelle il suo nervoso per la derisione e l’incomprensione. Quel suo senso di non appartenenza e inadeguatezza che Fante sa descrivere magistralmente. Possibile che non vi siate inteneriti per la sua capacità e umiltà di accettare il compromesso di lavorare al conservificio.. Possibile che non abbiate percepito quell’umanità che non si può e non si deve mostrare. Ma che c’è ed emerge strepitosa nella sua continua introspezione. Nelle lunghe autocritiche e conversazioni con se stesso. Nelle sue ammissioni e omissioni. Nel suo cercare violentemente un modo per emergere. Possibile che non abbiate condiviso anche per un solo istante quel suo nascosto desiderio di condannare il mondo ad un buio eterno per riportare parità e giustizia laddove miseria e povertà condannano senza concedere riscatto. Fante merita 5. Perché non delude mai. Mai. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Davide (28-04-2010) Beh, mi dispiace che qualcuno non abbia compreso realmente il personaggio, forse bisognerebbe andare un po' più in là. Io mi sono innamorato sin dalle prime pagine, la scrittura rispecchia persino il carattere del protagonista, ritmo incalzante, semplice ed accessibile, scorrevole, sinceramente volgare: è una bomba ad orologeria questo Bandini! L'unica "pecca" è la violenza sugli animali, ma siamo negli anni trenta o sbaglio? una certa sensibilità a riguardo era abbastanza rara e poi fa parte del carattere del personaggio, è coerente, ma spero sempre che certe descrizioni siano finzione. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Chiara.m. (11-03-2010) Adoro Fante.Amo i suoi libri per quella loro malinconia che ti accompagna per tutta la lettura e per quel suo farti sorridere anche se in realtà vorresti piangere.
Purtroppo non posso dire la stessa cosa di questo :non mi è piaciuto,non lo rileggerei.
Il protagonista è insopportabile,in certi momenti è così odioso,così immaturo che hai voglia di chiudere il libro e di lasciarlo a se stesso.Poi però ti ricordi che ami Fante e allora continui sino alla fine.E poi pensi che forse è giusto,forse ci deve essere un romanzo così su Arturo B.perchè rispecchia la disperazione(la stessa che c'è in "Fame" di Knut) che sicuramente ha provato Fante agli inizi della sua carriera...è proprio quella disperazione unita alla poverta e all'essere un dago che gli hanno permesso di dare vita agli altri suoi memorabili romanzi.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
paolo paologreco64@yahoo.it (31-08-2009) L'esempio perfetto del caso letterario postumo costruito su un autore privo di talento ma "spendibile" al tempo dell'arte usa e getta. La strada per Los Angeles è il romanzo che ogni aspirante autore grafomane ha scritto: la cronaca in diretta di tutti i suoi pensieri, importanti e originali per chi li partorisce (l'aspirante scittore si sente sempre portatore di una sesibilità superiore), mortalmente noiosi ed inutili per chi legge. Il narcisimo esibito ed ingenuo che dovrebbe rendere simpatico un personaggio incomprensibile, senza un carattere, senza elementi di riconoscibilità che non siano la stupidità elevata al rango di tratto nobiliare e l'arroganza fine a se stessa.
Brutto. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
ladybrett (08-01-2009) di fante, a mio avviso, si può leggere di meglio.
vale comunque la pena di preservare un buon giudizio riguardo il tratteggio del personaggio di arturo, in questo caso meno (molto meno) romantico e malinconico di come lo troveremo in altri capitoli, ma indubbiamente geniale, sbrigliato, imprendibile, pazzo. alcuni passaggi mettono il sorriso sulle labbra. personalmente trovo amareggiante la troppa violenza sugli animali presente ed esplicita, che lascia in bocca un cattivo sapore. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Trixter (17-10-2008) Di sicuro un buon libro, ma definire quest'opera di Fante un capolavoro assoluto mi sembra davvero eccessivo. Il problema del romanzo è che non ha trama ed è, spesso e volentieri, ripetitivo e noiosetto. Il protagonista è tratteggiato già nelle prime pagine, per cui tutto ciò che esprime e rivela nel prosieguo del testo è decisamente poco sorprendente. Di sicuro Bandini è un bel personaggio, carismatico ed affascinante, e la scrittura di Fante molto scorrevole e fantasiosa (soprattutto per la varietà di vocaboli che, a tratti, l'autore dispiega nel libro). Nel complesso, una bella sorpresa ma non certo eccezionale. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Marv (19-05-2008) Che libro!Dalla prima all'ultima pagina solo verità su verità,per la finzione non c'è posto nel panorama fantiano.E quel Bandini,quell'Arturo Bandini,che personaggio.Irriverente,provocatorio,maschilista,colto,romantico,filosofo.Chi più ne ha più ne metta.E quelle pagine che scorrono lisce come l'olio?E quella forza che sprigiona ogni singola parola?Capolavoro assoluto, di uno dei più grandi di sempre. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Skyler (07-05-2008) Non lo consiglio. Per niente. Ho smesso di leggero dopo più di metà libro perchè altrimenti avrei preso a testate il protagonista, spocchioso, borioso, finto intellettuale buono a nulla. Non riesco finire libri dove il protagonista proprio non lo sopporto. Un po' come uscire più volte con persone che non tolleri, alla fine non ce l'ho più fatta. E un po' mi spiace perchè Fante scrive bene e perchè avevo letto tante belle recensioni di questo e altri suoi libri. Ma spiacente: Voto 1 Non lo consiglio a nessuno come libro. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
claudio arzani (arzy) claudioarzani@jumpy.it (21-03-2007) Arturo Gabriel Bandini, italoamericano, si affaccia alla vita adulta con un carico di determinazione basato su alcune profonde convinzioni: l’essere meraviglioso amante come comprovato dalle decine di avventure con le donnine che ammiccanti gli sorridono dalle patinate pagine di Play boy; di avere poco a che fare con i miseri lavori manuali che, per mantenere madre e sorella, gli procura uno zio non certo campione di simpatia; di meritare ben altri orizzonti ed in particolare d’essere riconosciuto per quello che innegabilmente è, uno scrittore a suo dire a dir poco geniale. Il mondo? Ansioso nell’attesa del suo arrivo, della diffusione del suo primo libro che la sorella avrà l’ardire di definire stupido. Guai, attraversargli la strada: un branco di granchi pagherà il fio del malfatto. Arturo si scatena e, senza pietà, ne fa impietosa strage: nemmeno la bellissima Principessa granchia verrà risparmiata ed il suo nome diventa leggenda sussurrato con timore per tutte le generazioni di granchi a divenire. Un pazzo, attaccabrighe, megalomane, antipatico, menzognero, privo di qualsiasi senso morale eppure incapace di avvicinare una donna in carne ed ossa. Urticante. Eppure monumento alla capacità di credere in sé stessi perseguendo alla morte l’obiettivo dato. Senza mollare di fronte al primo innegabile fallimento, passando dall’esaltazione per l’aver scritto di getto il primo romanzo, alla disperazione dopo la prima attenta lettura che non supera le prime farraginose pagine, arrivando infine in breve all’idea del romanzo a seguire. Con un particolare curioso. “La strada per Los Angeles” è il primo romanzo scritto da John Fante, a ventiquattro anni, nel 1933, commissionato dall’editore Knopf con tempo dato sette mesi per scriverlo. Invece John impiegherà tre anni, per concluderlo e, a quel punto, Knopf lo considererà eccessivo, inadatto ai tempi. Devono passare cinquantanni, un mondo che più che cambiare letteralmente si rivolta, si ribalta, si stravolge e finalmente il romanzo vede la luce, nel 1985. Postumo. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Annalisa (04-02-2007) Attaccabrighe,ribelle,megalomane, sprezzante e perennemente in lite con tutti. E' Arturo Bandini. Bel libro e bel personaggio! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
rolando (29-09-2006) Un personaggio che non annoia mai, ribelle, inconcludente e a tratti geniale. Le avventure di A.Bandini sono magicamente supportate da una prosa sprintosa e piacevole. J.Fante non delude mai. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Anny hannibal9@tin.it (30-05-2006) L'Arturo Bandini di questo romanzo è parente stretto di Ignatius J.Reilly. I granchi, il conservificio, l'ambiente domestico. John Fante è una garanzia, ed è spiacevole notare che spesso il suo nome viene legato esclusivamente a Chiedi alla polvere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ben (12-04-2006) Grande! Grande! Grande! E' indescrivibile la sensazione che ti lascia questo libro! Così pieno di emozioni. Fenomenale l'episodio dove rincorrendo una donna diventa... il più grande maratoneta d'america. Da pelle d'oca.
Leggetelo e diffondete il verbo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Isabella isabella.1@libero.it (16-03-2006) Il protagonista è eccessivo in tutto, nelle debolezze che nasconde a se stesso (senza riuscirci) e agli altri (ancora meno), nei comportamenti al limite, nelle parole che usa con apparente maestria. Si fa odiare ma con un sorriso di tenerezza o compassione sulle labbra. Bravo l'autore. Leggerò gli altri libri di questa saga rispettando l'ordine cronologico in cui sono stati scritti.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
vivi (27-02-2006) ho appena terminato la lettura di "la strada per los angeles"e non posso pensare che questo libro abbia potuto annoiare qualcuno in alcun modo.Arturo Bandini è un personaggio indimenticabile,a volte profondamente odioso ma dietro le apparenze ruvide nasconde una strana incapacità di comunicare diversamente da come fà,quasi per la paura di svelarsi e di conseguenza pagare il prezzo della nudità.50 anni di silenzio su un libro del genere mi fanno riflettere sul paese che osanna la libertà ma che regredisce in un bigottismo spaventoso.eccellente romanzo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
emily (25-02-2006) Sarà che ho letto prima "Chiedi alla polvere" (magistrale, mi ha commosso...), ma qui Bandini mi piace molto meno... Arrogante, spocchioso: Fante ci ha calcato troppo la penna (colpa della baldanza giovanile?). Lo perdono in ogni caso, perchè resta tra gli autori che mi piacciono! Voto: 3 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 26
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