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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Auster Paul - La notte dell'oracolo

La notte dell'oracolo TitoloLa notte dell'oracolo
AutoreAuster Paul
Prezzo € 16,50
Prezzi in altre valute
Dati2004, 207 p., rilegato
TraduttoreBocchiola M.
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)

Attualmente non disponibile su IBS
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20 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
Dopo alcuni mesi di convalescenza da una malattia che lo aveva quasi ucciso, il trentaquattrenne Sidney Orr entra in una cartoleria di Brooklyn e compra un taccuino blu. È il 18 settembre 1982 e per i nove giorni successivi Orr vivrà sotto il magico effetto di questo libretto ancora in bianco, come bloccato all'interno di un mondo di lugubri premonizioni ed eventi sconcertanti che minacciano di distruggere il suo matrimonio e la sua fede nella realtà. Perché sua moglie scoppia il lacrime dopo che Sidney comincia a scivere sul taccuino? Perché il giorno dopo il proprietario della cartoleria chiude precipitosamente il negozio? Quali sono i collegamenti fra un elenco telefonico di Varsavia del 1938 e un romanzo perduto in cui il protagonista riesce a predire il futuro?

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

Gli Stati Uniti sono indubbiamente lo spazio geografico e culturale dove la grande combinatoria delle storie del nostro tempo ha luogo in maniera ipertrofica. L'estrema mobilità sociale, la disarticolazione dei vincoli interpersonali, la parcellizzazione anomica prodotta dall'individualismo "metodologico", la perdita di "senso comune" mettono in moto una macchina permutativa che produce storie che hanno tutta l'apparente irragionevolezza del caso . Paul Auster lo sa benissimo e lo ha dimostrato non solo con i suoi romanzi e i suoi film, ma meglio ancora con quel National Story Project ideato per Npr, la radio pubblica americana, con cui lo scrittore newyorkese ha chiamato a convegno la vena narrativa di centinaia di vite americane, poi raccolte e riscritte in Ho pensato che mio padre fosse Dio (Einaudi, 2002). Anche in questo suo nuovo romanzo, La notte dell'oracolo , Auster ricorre al suo deus ex machina preferito: il caso, vera e propria invenzione concettuale della modernità, che ridirige e riorganizza le nostre vite, rendendole creative, e producendo inattese novità epifaniche. Alla naturale permutativa della vita, si aggiunge infatti - come altra categoria privilegiata della modernità - l'ontologizzazione del "nuovo", per cui reinventarsi diventa una sorta di imperativo categorico, di possibilità che viene sempre offerta all'individuo. D'altro canto in una crescente standardizzazione delle nostre vite, questa spinta agisce da strumento compensatorio, come modo per recuperare o almeno aprirsi a un senso ulteriore.

A questi due paradigmi del moderno l'autore della Trilogia di New York sembra adeguarsi in maniera esatta anche in questa nuova opera. Ma al di là di essere l'espressione sociologica di una certa America, il limite che si pone nell'uso così insistente del caso come espediente romanzesco è di ordine meramente quantitativo: Auster ha collezionato così tante storie "incredibili", così tante coincidenze "significative", da renderle pressoché normative. Nelle macchine narrative dello scrittore statunitense il caso non è tanto un elemento fortuito ma necessario nella costruzione causale di ogni narrativa e di ogni esperienza. È la sola cosa che possa succedere e che accadrà in maniera prevedibile e meccanica. E se qualcuna delle storie di Auster può ancora risultare oracolo riprende poi un altro tema dell'Auster recente: la convalescenza, il recupero dopo una malattia quasi fatale, metafora di una più generale destrutturazione esistenziale. Il protagonista del libro, Sidney Orr, cerca di mettere insieme sia i pezzi sparsi della propria malfunzionante fisicità, sia quelli della propria vita professionale (il classico writer's block ) e personale (i debiti, il passato elusivo ed enigmatico della moglie). Si ripropone il topos dello scrittore in crisi che attraverso la ritrovata vena creativa cerca un percorso oracolare, ovvero di costruzione di un senso, una narrativa coerente, dai brandelli del suo vissuto, giustapposti come pezzi di un mosaico eteroclito, ma soprattutto come pezzi di romanzi e di storie che sembrano scendere come festoni dal soffitto di una New York in minore, e che rappresentano le chiavi attraverso cui Orr ritrova una visione coerente, un nuovo modello ermeneutico per la sua vita post-trauma. Il cognome stesso del protagonista (abbreviazione del polacco Orlowski) denota, in quella congiunzione disgiuntiva, la pluralità potenziale del personaggio, dove fili esistenziali agiscono parallelamente a trame narrative che sono possibilità intrinseche del vissuto e del narrato, mantenendo il lettore indecidibilmente in bilico tra finzione e realtà. Emergono così tinte vaghe da romanzo gotico, ma senza che il senso di uncanny riesca veramente a prendere il sopravvento nella mente del lettore, che rimane immerso piuttosto in un senso generale di implausibilità. La concatenazione logica dei fatti non gioca tanto attraverso la casualità, ma vira verso l'arbitrarietà.

In un autoriferimento intertestuale il motore del romanzo è poi un taccuino blu attraverso il quale Sidney ritrova improvvisamente ispirazione, con un'allusione fin troppo ovvia a quel Taccuino rosso dove Auster aveva già raccolto storie più o meno vere (Il nuovo melangolo, 1994). La sensazione che si ha nel leggere La notte dell'oracolo è che Auster avesse nel proprio taccuino (blu o rosso che fosse) alcune tracce sparse di plot, idee buttate giù negli anni, che ha cercato di mettere assieme inscatolandole secondo il più classico degli intrecci postmoderni di romanzo nel romanzo, ma senza la geometria calcolata di un vecchio maestro come Calvino. Tutto l'armamentario del citazionismo postmoderno - dal film di fantascienza, al romanzo storico, dall'episodio di cronaca simil-pulp, al manoscritto inedito ritrovato per caso - nel caso di Auster sembra deragliare in una sorta di involontario pastiche digressivo, senza avere una matrice strutturale di convincente tenuta narrativa. Anche l'espediente delle note a pie' di pagina, che moltiplica i fili della narrazione e scompone la lettura lineare del testo, sembra più un vezzo stilistico, un esile gesto d'ossequio alla dimensione ipertestuale delle nostre esperienze odierne di lettura, più che una sicura e meditata scelta sperimentale. Ci si chiede sino a che punto Auster tenti effettivamente di misurarsi con il "genere" postmoderno e sino a che punto ne resista i tratti più caratteristici. Soprattutto in quello stilema principe che è l'ironia, di cui non c'è traccia nel libro. E che appare come il segno di uno scrittore, l'oracolo Auster, che forse si prende un po' troppo sul serio.

I vostri commenti
20 recensioni presenti.  Media Voto: 3.75 / 5

nini 11 (13-02-2009)
Bello, bello! Anche se non ho capito il finale.
Voto: 5 / 5
Kristian d'Arc (26-03-2008)
Oggi da noi, presso gli esperti e i critici più in voga, vige il pregiudizio secondo cui uno scrittore non deve essere "troppo intelligente". Be', Paul Auster è così intelligente che in Italia farebbe fatica a pubblicare. (Unica lacuna di questo autore: la quasi totale assenza di umorismo, ironia e autoironia). Se volete una scrittura sperimentale e/o "sgaruppata", cercate altrove. Ma se vi interessa un genio affabulatorio, questo è il libro che fa per voi.
Voto: 4 / 5
Lorenzo Berti paperogonfio@gmail.com (04-07-2007)
Ne La notte dell'oracolo ci sono tutti gli ingredienti tipici di Auster, il quale dopo qualche passaggio a vuoto (Timbuctù, Mr.Vertigo) torna a livelli più che buoni. Il rischio è sempre quello: nel gioco a più piani (una storia nella storia, e a sua volta un'altra vicenda ancora narrata lì dentro) si rischia di perdersi. Se poi nessuna delle storie ha più importanza dell'altra, il rischio è ancora maggiore. Meta-letteratura, identità sovrapposte, caso e sua musica (come un suo titolo, più o meno): Auster ha da sempre imperniato la sua narrativa su questi cardini, che possono essere il suo limite e la sua caratteristica, come in questa notte dell'oracolo, in cui la storia con cui parte il libro - raccontata da uno scrittore che scrive a sua volta un libro su un personaggio che è sconvolto da un altro libro - viene bruscamente abbandonata. Forse potrà sembrare una virata eccessiva, effettivo frutto (d'altra parte le parole ci servono non per raccontare il passato, ma per anticipare il futuro, dice Trause/Auster medesimo nel romanzo) di un progetto iniziale che muore, inaridendosi; tuttavia il gioco funziona, e il tutto si lascia leggere, al pari dei migliori lavori (Moon Palace, La trilogia di New York, La musica del caso) di uno dei narratori di più lungo corso dell'America contemporanea. Non vedo casomai quel virtuosismo stilistico di cui si fa menzione in copertina: lo stile è sempre quello sobrio e piano, certo non scarno o povero, ma tranquillo e perfettamente funzionale di Auster, che così rende immediatamente godibile senza troppe pesantezze ogni suo lavoro, al di là della vicenda raccontata (ben altro - e a volte "troppo"! - sono Philip Roth, Norman Mailer o Don DeLillo).
Voto: 4 / 5
LUCIA (21-03-2006)
Sottolineo il fatto che di Auster avevo già letto un libro bellissimo intitolato "Nel paese delle ultime cose" che mi aveva lasciato senza fiato per la descrizione dettagliata e cruda di un paese allo sfracelo, che lotta per la sopravvivenza. Grande bagaglio da custodire con gelosia. Contavo di ritrovare un racconto simile, ma purtroppo non è così. La notte dell'oracolo pare la corsa di un principiante, partenza troppo veloce ed arrivo stremato. Peccato, non mancherò però di leggere altri suoi libri.
Voto: 2 / 5
Andricci'70 andricci@yahoo.it (05-01-2006)
Ma la prima e la seconda parte del libro sono tra loro collegati? Qualcuno lo ha capito? Qual'è il messaggio ed il senso del libro? ... semplicemente sconfusionato!!!!
Voto: 1 / 5
ChiaraElisa chiaraelisa@gmail.com (17-09-2005)
Mi è piaciuto ma sinceramente non sono riuscita a comprenderne la fine e soprattutto l'ultimo capitolo!!! Chi mi illumina in merito? Grazie, CE.
Voto: 4 / 5
MB (05-09-2005)
Mi ha appassionato tantissimo e soprattutto mi ha avvicinato a questo splendido scrittore. Avvincente, non ti molla fino alla fine.....
Voto: 5 / 5
Ivano ivano_leone@tiscali.it (02-03-2005)
Il romanzo comincia bene, gli spunti sono molto interessanti e creano una aspettativa che poi, purtroppo, viene delusa in quanto non vengono ulteriormente elaborati. Anche io sono rimasto col tizio chiuso sottoterra con la collezione di guide telefoniche e, in oltre, il cinese è sparito così senza ulteriori spiegazioni. Carino, ma mi aspettavo di più. 3/5.
Voto: 3 / 5
andrea vosti andreavosti@yahoo.it (05-01-2005)
Paul Auster è sempre un grande intarsiatore di scatole cinesi che si aprono l'una dentro l'altra creadno un effetto labirintico che travolge e coinvolge il lettore. Il suo stile è indiscutibile, il talento creativo sempre lucido, però a questo autore manca ormai la capacità di reinventarsi. Sembra sempre più spesso raccontarsi e sviluppare il suo gusto per le microstorie perdendo il respiro complessivo dell'opera. La prima parte con l'avventura di Nick Boven è geniale. Ma lasciarlo in quella bara di cemento mi pare metafora dell'incapacità di questo romanzo di liberarsi degli stereotipi che ritroviamo in lavori precedenti di Auster. In ogni caso, una piacveole lettura.
Voto: 4 / 5
Francesco mameha@tin.it (17-10-2004)
Molto ben scritto (e tradotto). Ho preferito la prima metà del libro rispetto alla seconda. Uso originale e per nulla ozioso delle note a piè di pagina. Avvincenti il gioco di "scatole cinesi" della storia nella storia, del libro dentro il libro, e l'inestricabile legame tra passato, presente e futuro, tra realtà vissuta, realtà sognata e realtà scritta. Un po' frettoloso e deludente il finale, con un che di irrisolto nonostante (o forse proprio per) le spiegazioni razionali e la vittoria dell'amore. Il mio animo di lettore è rimasto in un certo senso chiuso nel bunker sotterraneo assieme a Nick Bowen.
Voto: 3 / 5
Francesca Basile (17-09-2004)
Sono in pochi a scrivere romanzi cosi' belli !!! Ne devo ancora leggere altri di Auster, spero che siano sullo stesso livello.
Voto: 5 / 5
Andrea (14-09-2004)
Un bel libro sul potere della fantasia dove realtà, paure e speranze si mescolano vorticosamente regalandoci piacevoli momenti di lettura. Bravo Auster
Voto: 4 / 5
Lucia Chiarelli (14-09-2004)
Il migliore romanzo di Auster, insieme a "Nel paese delle ultime cose".
Voto: 5 / 5
stefano (27-08-2004)
L' unico difetto di Auster e' quello di avere gia' pubblicato romanzi eccezionali, cosi' che questo suo ultimo potra' apparire interlocutorio. Ne "la notte dell'oracolo" si avverte una tensione di fondo,c'e' violenza, appaiono ricordi insopportabili. Il libro e' ambientato nel 1982 ma nel profondo scorrono le inquietudini della New York e dell'America di oggi,dove il futuro e' avvertito come potenziale pericolo e, a volte, e' meglio non indagare troppo. Paul Auster si conferma come uno dei maggiori autori contemporanei.
Voto: 5 / 5
Facciadaprete facciadaprete@libero.it (25-07-2004)
Un buon romanzo, certo non il migliore di questo autore. Sconvolgente la storia del collezionista di guide telefoniche ( ma il "tipo" rimane poi chiuso in quella stanza?). Molto crudo e commovente il finale. Ovvio che Auster rimane uno scrittore dal talento smisurato.
Voto: 3 / 5
Simucca simucca@yahoo.it (06-07-2004)
La lettura comincia,e non puoi smettere di sorridere per la qualità della scrittura e delle idee. Ma pian piano l'incredulità si interrompe per lasciare spazio al 'solito' Paul Auster che indaga sui casi del Caso. Se hai amato una volta questo autore amerai anche questo suo piccolo romanzo che è puro Auster... pure troppo!
Voto: 4 / 5
grelobe (05-07-2004)
dall'autore della Trilogia di New York e Moonpalace, ci si aspetta qualcosa di più. Buono l'inizio lascrittura è sempre gradevole,ma a metà libro l'autore si perde , può darsi che sia voluto,ma tutto il libro è farcito di idee prese da altri autori. comunque sia il risultato è deludente
Voto: 1 / 5
marius p. pontmercy1@email.it (29-06-2004)
Molto bello!! A volte spira una leggera brezza dal "libro delle illusioni" ma è solo passeggera; mi ha còlto di sorpresaa la liasion tra Grace e John Trause. Un libro ben ideato e ben scritto: mi è piaciuto molto.
Voto: 5 / 5
Eusapia (22-06-2004)
Mediocre. Parte bene. Sembra parlare di persone, idee e sentimenti. Crea aspettativa. Si appiattisce con triangolo amoroso-droga-violenza. Forse è una cultura reale o televisiva nella quale non trovo ancora interesse. Magari col tempo. Molto belle le 2-3 pagine del rapporto tra lo scrittore di mezza età ed il cognato.
Voto: 3 / 5
Luca Zerbini leowilde@libero.it (21-06-2004)
L'odissea di un uomo normale si trasforma in una storia inventata...solo che l'odissea dell'uomo non è ancora iniziata. Scrivere diventa un anticipazione del futuro perchè quando uno scrittore si trova con una penna in mano, egli diventa oracolo di se stesso. Non bisogna essere dei veggenti, ma ascoltando dentro noi stessi non vedremo mai il passato (come invece ci sembra quotidinamente), ma il futuro come inconsciamente desideriamo che sia. Un futuro che non è buono o cattivo... è il nostro futuro ed è straordinario proprio perchè nasce da noi. Essere creatori del nostro futuro anche quando ci sembra di essere passivi alla vita (in fondo crediamo che scrivere sia una sosta al vivere quotidiano, ma non è così!). Questo è l'uomo descritto da questo meraviglioso libro in cui persino le note acquistano una vita diversa: non più note tecniche, ma veri e propri spicchi di vita.
Voto: 5 / 5
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