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Come "Tartuffe" e "Femmes savantes" - sostiene Cesare Garboli nella sua prefazione - anche "L'Avaro" è uno spaccato familiare e sociale. Arpagone è un capofamiglia balordo, taccagno e tirannico come tanti altri, circondato da un amabile e canagliesco intrigo di servi e di innamorati. Poi Arpagone viene derubato e l'avarizia cessa di essere un tic, una deformità, uno spunto di situazioni farsesche. La diagnosi investe la psicologia di chi ha subíto un furto, di chi è stato defraudato di un oggetto di passione affettiva ed esclusiva, della sua unica ragione di vita. Proprio la fissazione affettiva di Arpagone su un oggetto miserabile sollecita un'equivoca, ma profonda partecipazione emotiva: l'avarizia redime l'avaro.
Media Voto: 4.5 / 5Fra (11-12-2006) Bella piece.
Molière esprime molto bene la comicità dell'avarizia in questa opera teatrale.
L'originale in francese è un po' migliore, ma è naturale. Trovo comunque che sia tradoto molto bene!
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ENZINO (06-11-2006) OTTIMO, esilarante, una punta di cinismo che non guasta mai...ottima scorrevolezza delle scene, dei personaggi e delle vicende...tutto per una serena e bella lettura! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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