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Due donne che tutto separa, due vite diverse che si scontrano. Magda Szabò descrive la strana relazione che per vent'anni è intercorsa tra lei e la sua donna di servizio. Una donna ruvida, senza età, con i suoi principi e bizzarrie, riservata, e con dei segreti nascosti gelosamente dietro la "porta" eternamente chiusa. Se tra il marito di Magda e la donna c'è subito simpatia, viceversa tra le due donne la relazione è imprevedibile, fatta di litigi, riconciliazioni, di non detto. Poco a poco il loro rapporto si distende, Emerence si vota alla narratrice, il loro legame diventa esclusivo, esigente...
| La recensione de L'Indice |
 Proprio su quella porta che dà il titolo al romanzo, sull'impossibilità di aprirla e varcarla e, insomma, di soccorrere la persona malata che non vuole essere soccorsa, si apre e si chiude circolarmente il romanzo di Magda Szabó. Un sogno ricorrente della protagonista, un inutile sogno perché non si può più mutare l'irrimediabile che è accaduto, la morte di quella persona, ma anche la violazione del suo mondo tenuto al riparo dalla violenza della vita, insieme ai tanti gatti raccolti dalla strada. Qualcosa di trasognato ha anche la prosa con cui Magda Szabó, nata in Ungheria nel 1917, sdoganata in Occidente da Hermann Hesse, a detta di molti la più grande scrittrice ungherese contemporanea, costruisce il suo racconto intorno alla figura di Emerenc Szeredás, la donna delle pulizie con la quale intesse un rapporto all'apparenza scorbutico, ma di profondo affetto. L'autrice, va avanti e indietro nel tempo, ricomponendo le tessere del mosaico della vita misteriosa di Emerenc, ma, anche, tirando le fila della storia del proprio paese dagli anni sessanta. È il tempo del regime sostenuto dai sovietici al quale Szabó non ha mai aderito, ma lo sguardo arretra anche alla realtà della guerra, del nazismo e della persecuzione degli ebrei, fino all'infanzia di Emerenc. Gli anni della dittatura emergono però in filigrana, e la sola opposizione è quella anarcoide della domestica che negativamente bolla come intellettuali tutti coloro che non fanno un lavoro manuale, dai vecchi signori di una volta ai nuovi plutocrati socialisti, passando dai suoi stessi datori di lavoro: la scrittrice e il marito. "Agli occhi di Emerenc erano sospetti tutti i fogli di carta, tutte le scrivanie, tutte le brochure, tutti i libri, non conosceva Marx e non leggeva niente, nemmeno i giornali, credo che avesse provato a disprezzare anche noi, considerandoci irrimediabilmente pelandroni, ma una volta varcata la soglia di casa nostra, sentendo dentro di sé qualcosa che attenuava l'istintiva antipatia, prima rimase scossa, poi, evidentemente si convinse che la macchina da scrivere sulla quale battevamo i tasti era uno strumento di lavoro, e qualcosa di rispettabile c'era anche nel nostro modo di guadagnarci il pane". Quest'altra porta che sembra dividere i due mondi lascia aperto uno spiraglio e la possibilità di uno scambio intenso fra le due donne. "Mentre gli anni passavano, il nostro legame si cementò. Emerenc era parte di noi, naturalmente entro i limiti che fissava lei". A cominciare dal contratto di lavoro, dagli orari e dalle modalità: è la donna di servizio a dare disposizioni e a dettare condizioni; un nonnulla può irritarla e farla scomparire per giorni. Ma anche si affeziona, alla famiglia e al suo cane. E col suo fazzoletto in testa, Emerenc lavora forsennatamente e soccorre con gli immancabili "piatti dell'amicizia" chiunque abbia bisogno, diventando una vera personalità di quel quartiere di Budapest. Ammalatasi, mentre la scrittrice sta diventando una celebrità, Emerenc morirà tra gli escrementi suoi e dei suoi animali. È la fine di un microcosmo del quale non rimane nulla, come dei mobili preziosi raccolti in casa, celati dietro un'altra porta ancora, e che, alla luce per la prima volta, finiscono in polvere: "Intorno a me, all'improvviso, tutto si trasformò in un'allucinazione kafkiana, in una scena da film dell'orrore. La consolle crollò, ma la cosa non accadde con brutale velocità. Iniziò a sfaldarsi lentamente, con grazia, finché si dissolse in un cumulo di segatura dorata, le figurine di porcellana e l'orologio caddero a terra, il tavolo, la cornice dello specchio, il cassetto, le gambe, tutto semplicemente nel nulla, ogni cosa finì in polvere". Così come avviene anche della società ungherese. Ma al suo funerale Emerenc compie - a dispetto delle sue parole blasfeme sulla fede - l'ennesimo miracolo, perché lì si raccolgono il medico protestante, il tintore ebreo, il professore cattolico in una sorta di "requiem ecumenico". Non tutti gli sforzi sono stati "vani", se ora Szabó ci restituisce in questo romanzo il mondo di Emerenc, il mistero della sua casa e quindi della sua vita tribolata della quale, solo a lei, era stata data la chiave. Un libro - La porta - che da noi è solo la punta di un iceberg: Szabó, oggi ottantottenne, ha scritto infatti una quarantina di romanzi, oltre a teatro, saggi, sceneggiature, molte cose consegnate al cassetto al tempo del regime. In Italia negli anni sessanta è uscito per Feltrinelli L'altra Ester con copertina di Bruno Munari e ora, nelle edizioni Anfora, è disponibile un libro per ragazzi. Enzo Rega |
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.83 / 5Federica (13-05-2012) Questo libro merita un 7 più che un 5: è meraviglioso! Da leggere, assolutamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Lisa (04-09-2007) Leggo molto. Quasi più nulla mi tocca davvero.
Questa volta sì, ed è raro che accada.
Una figura ed una relazione potentemente tratteggiate, una profonda moralità. Una grande lezione sulla vita.
Attendo che le case editrici pubblichino il resto.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
macuanna (23-02-2007) Una relazione di cristallo, due donne, una anziana dolce e dura come
una pesca noce, l'altra poco capace di leggerle tra le righe. Una corsa
verso l'affetto più radicale. Incomprensioni e gratitudine, empatia e
ricatti. L'amore non lega - se la sostanza di cui si è fatti non si
appartiene. Essere donne illude rovinosamente. Un'immagine privata e
suggestiva di come dolore e ineffabilità caratterizzino lo sforzo,
l'impegno di amarsi, capirsi, lasciarsi vivere e morire. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giulia giuliacorradi1979@libero.it (08-02-2007) Un romanzo di quelli che scavano qualcosa dentro e lasciano il segno in modo perpetuo. Una grande scoperta questa scrittrice di cui ignoravo completamente l'esistenza. Uno stile scorrevole e prezioso che racconta una vicenda intima e complessa ricca di sentimenti, e non solo buoni sentimenti. Altamente consigliato! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
barbara wahl (23-02-2006) Recensione
Magda Szabò – La porta
La storia, semplice, è quella di una domestica e del suo rapporto con una signora tormentata, la narratrice stessa del romanzo, una scrittrice ungherese, personaggio alquanto autobiografico. Siamo chiamati ad assistere alla nascita della strettissima relazione che legherà padrona e serva attraverso una serie di capitoli brevi, rigorosamente calibrati attorno ad un episodio in una Budapest postbellica che diventa il palcoscenico vivente della vicenda.
Il personaggio centrale, la poderosa figura di Emerenc non ha però nulla delle pallide comparse, vittime remissive alle quali ci ha abituati la letteratura: tenere sostitute delle madri o governanti dimenticate come la Félicité di Flaubert. Questa donna no, è una figura a tratti mitologica che s’intromette anche pesantemente nelle abitudini dei padroni di casa. E’ un essere totalmente morale che sceglie i propri padroni in base alle loro virtù, e propone il suo servizio ad un prezzo da lei stessa stabilito dopo aver studiato i comportamenti dei datori di lavoro, il loro grado di pulizia o ordine; è regale nel decidere a chi, quando e come dare un aiuto.
Emerenc è una donna anziana (ripetutamente è nominata “la vecchia”) ma dotata di un’energia travolgente. La sua forza di vecchia ed insieme di lavoratrice potentissima le dà dei diritti riservati a pochi: quello di disprezzare la politica, di aiutare, indiscriminatamente, il nemico e l’amico quando ne hanno bisogno, di giudicare secondo il suo metro, ferreo, severissimo con l’umanità tutta, tenero soltanto con malati, feriti o animali (il cane Viola è un personaggio difficile da dimenticare, un cane profeta).
Nel racconto oscilliamo continuamente tra l’ammirazione verso la figura di Emerenc, disegnata con l’ascia, violentemente pura, e la compassione verso la seconda protagonista, la scrittrice sensibile, piena di perplessità. Una porta chiusa sigilla un segreto ma dobbiamo aspettare che la domestica accetti di amare e essere amata dalla padrona per accedere alla porta. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Fabrizio faberlan@yahoo.com (15-06-2005) Finalmente! Quarant'anni dopo "L'altra Ester" ci è dato leggere un altro romanzo di Magda Szabò, anche stavolta un rapporto intenso e conflittuale tra due donne, una scrittura ancora più tersa. Mi chiedo perché Feltrinelli non ripubblichi anche l'altro romanzo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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