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Otto romanzi brevi in cui Wallace gioca felicemente fra le macerie della realtà, aprendo nuove vie, nella scelta sia del tema come dellla forma più originale e sorprendente. Personaggi descritti nelle loro angosce e allucinazioni, scavati fino a zone inesplorate della psiche e della carne, senza mai la benchè minima concessione a psicologismi o verismo di maniera. Dal giovane di successo consapevole di essere un impostore, condannato a smascherarsi o ad annientarsi, al pluriomicida che di fronte alla cecità degli altri si scatenerà in un college. Oltre le singole storie, questo libro mostra che la letteratura può arrivare al cuore marcio della società e spalancarci il corpo martoriato, eppure così normale, della nostra vita quotidiana.
11 recensioni presenti. Media Voto: 3.54 / 5gianni (18-05-2009) Questa raccolta di racconti (otto in tutto), anche se nel complesso non mi ha entusiasmato come il romanzo “La scopa del sistema”. Vi sono due racconti che lo devo dire proprio non sono stato in grado di capire (ma forse è un limite mio) e che sono “Mister Squishy” e “Un altro pioniere”. Ma gli altri, e fra questi ci metterei anche “Incarnazioni di bambini bruciati” (che non è affatto un racconto riuscito male), sono grandiosi. Mi è piaciuto particolarmente “L’anima non è una fucina” racconto in cui alcuni alunni sono “presi in ostaggio” da un maestro che ha dato di fuori, fino al “necessario” intervento della polizia per liberarli. La scrittura di Wallace è sempre notevole e riesce a catturare il lettore in maniera totale. Solo lui a mia conoscenza riesce a scrivere quei periodi così lunghi e circonvoluti ma che risultano comunque chiari (a parte nel mio caso il già citato “Un altro pionieri”). Molto interessante è risultata la lettura del racconto “Caro vecchio neon” narrato da una persona che si è suicidata, visto la fine che si è auto-inflitta il grande Wallace. Vale quindi sicuramente la pena di leggere questa raccolta, anche perché quello che anche non è il miglior Wallace (alcuni racconti della raccolta) è sicuramente migliore di tanto di quello che si trova normalmente in libreria. Voto: 5 / 5 |
birzin birzin@fastwebnet.it (05-01-2008) Avrei voluto non essere costretto ad esprimere voti: ho letto solamente il primo racconto (che poi un racconto non è).
Al di là del talento e del giocarci troppo, forse, e dopo aver letto sia "Infinite Jest" e "La ragazza dai capelli strani" (che ho ritenuto folgorante, geniale, ecc. ecc.) e ritrovato in questo primo "racconto" troppo del primo e troppo poco dell'altro, dichiaro che il mio commento è purtroppo volto solo a sottolineare la scarsa cura editoriale (non so se imputabile anche all'originale in lingua inglese) e le molte, troppe, pecche della traduzione. Ne trascrivo una per tutte. La citazione della famosa relazione di Korzybski tra mappa e territorio: "la mappa non è il territorio" ("map", "territory" in inglese) dove "territorio" diventa "terreno". Per non parlare poi di virgole inserite nei posti sbagliati e di alcune frasi che così come trasposte rimangono prive di senso alcuno.
Insomma.... e comunque il racconto appunto non è un racconto e... non "va a finire" in nessun modo, semplicemente dà l'impressione come di una traccia abbandonata, di un qualcosa lasciato in sospeso, che non è andato avanti. Voto: 3 / 5 |
riccardo (28-11-2006) si può andare oltre? non saprei...davvero si ha l'impressione di una vertigine narrativa...periodi di 3 facciate, centinaia di digressioni e nonostante tutto il filo del racconto procede veloce e liscio...possibile? Più di così ci sono solo i pensieri, talmente veloci da non poterli trattenere...Per chi vuole un assaggio...io comincerei da "caro vecchio neon"... la prosa di Wallace sembra esplodere dalle pagine, un treno che viaggia veloce e a volte fa scricchiolare i vagoni (qualche velleità di troppo in Mr. Squishy), ma davvero a volte ci si ferma -nella lettura- ci si guarda attorno per ritornare al mondo reale, perchè questo tizio è capace di portarti via nelle sue elucubrazioni fino a farti ubriacare!... splendido! Voto: 5 / 5 |
Andrea (23-07-2005) Che DFW sia capace di scrivere non c'è dubbio. Come non c'è dubbio che non mi ha entusiasmato questo Oblio nè i temi trattati. Ma lo stile è da grande scrittore e la penna incide, seziona, taglia la realtà, sbattendola poi nel cestino dei rifiuti. Chirurgico. Voto: 3 / 5 |
NeroPioggia (12-06-2005) 5...e lode! Ecco a voi uno scrittore strabiliante, il più strabiliante in circolazione, Lo scrittore del nuovo millennio, colui il quale gioca con le parole e con periodi dalla costruzione assurda eppure risulta sempre comprensibile e mai pesante. A livello stilistico, mai letto niente del genere. Impressionante, indescrivibile (se scrivessi come Wallace di sicuro riuscirei a spiegarmi, però!). E la costruzione delle storie? Idee a bizzeffe anche in questo caso: l'intreccio di storie è sempre di altissimo livello, e il culmine è raggiunto nelk secondo racconto: di pari passo alla vicenda principale viene narrata una sequenza di fumetto, ma come gli è venuta questa trovata?? E ora, le tamatiche: Wallace sembra descrivere una società del futuro, una società parallela, in realtà parla proprio della nostra assurda società, di come potrebbe essere nell'immediato futuro. Ma le previsioni non sono campate in aria. Avete presente 1984 di Orwell? Ecco, si ritrovano qui altre ipotesi sul futuro molto radicate nel presente. Insomma, Wallace è nato con la penna in mano, non è proprio possibile trascindere dalla lettura di un suo romanzo...opere totali, complesse e al contempo senza sbavature. Voto: 5 / 5 |
Vincent xdarkwriter@hotmail.com (11-04-2005) Narratore della complessità contemporanea, capace di mettere in scena i paradossi del nostro quotidiano e di sondare le patologie mentali endemiche dei nostri tempi, Foster Wallace, come buona parte dei suoi padri del postmodernismo e della metafiction, è un equilibrista la cui corda è gettata sopra l'abisso del mero esercizio formale e della freddezza accademica. Ma quando, come in "Oblio", all'abituale e impressionante virtuosismo tecnico si uniscono l'ispirazione nei contenuti e lo spessore emotivo è difficile non riconoscere di trovarsi al cospetto di uno dei più straordinari scrittori viventi. Ironico, amaro, paradigmatico dell'oggi e dei giorni a venire. Voto: 5 / 5 |
Roberto (24-03-2005) Caro [il mio] vecchio David.. ho letto tutto ciò che è stato pubblicato in italiano di Wallace, Infinite Jest è una delle cose migliori -e più divertenti in certi passaggi, in assoluto mai lette; caro [il mio] vecchio David.. Voto: 2 / 5 |
Mauro freestate7@hotmail.com (17-03-2005) David Foster Wallace è uno scrittore dal talento indiscutibile; la sua padronanza di stili diversi è impressionante, e ben si adatta ad ogni forma di scrittura, dal romanzo al racconto breve, dal trattato ironico alla satira pungente.
Ciò che non convince completamente in Foster Wallace sono gli argomenti trattati; autori come lui, ma anche come Dave Eggers ad esempio, danno il meglio quando trattano temi a loro vicini, se non addirittura autobiografici. In questa raccolta di racconti invece, l'autore passa da una relazione sulle indagini per conoscere i gusti del consumatore medio americano, alla satira sulla creazione di nuovi miti, ad altro ancora. Ma quasi mai questi racconti sono coinvolgenti, ed anzi spesso risultano noiosi e pesanti.
La sensazione è che David Foster Wallace sia un operaio della scrittura, magari uscito da qualche importante scuola.
Il suo talento è indiscutibile, dicevamo, ma alla fine questo "Oblio" rimane niente più che un esercizio di stile. Voto: 2 / 5 |
daniel (14-03-2005) pretenzioso e banale. puro esercizio. enumerazioni, dissezioni scientifiche, lo stesso piacere del leggere un interminabile libretto di istruzioni di un elettrodomestico.
assoluta assenza di uno sguardo poetico.
Voto: 1 / 5 |
alfio (19-01-2005) superate bravamente il primo di questi racconti, che è una prova di resistenza esoterica al deplacement, e vi troverete in un sensazionale ed enigmatico altrove e altrimenti. piccoli romanzi il cui 'punctum' è sempre fuori dalla misura della narrazione. tocca a voi mettere a fuoco l'immagine definitiva, perché l'autore è uno che non vi dice mai come va a finire. è anche un libro sulla dipendenza dei lettori dalla parola 'fine' e foster wallace è il più sconcertante, enciclopedico e necessario scrittore 'delle dipendenze' che io mai abbia letto. Voto: 4 / 5 |
vulmaro vulmaro@libero.it (06-01-2005) proprio leggendo l'elzeviro di gillo dorfles, 'l'apparenza non inganna', sul corriere della sera di oggi, ho ricordato con estrema precisione il racconto 'caro vecchio neon' di david foster wallace. di certo un articolo non è paragonabile ad un racconto, tuttavia il divario fra i due autori è a dir poco evidente e sconcertante, anche se entrambi - il primo come in un triplo salto mortale non riuscito - si pongono spericolate domande sul come l'individuo (?), meglio il singolo, si rapporti e interagisca con la comunità, e con l'apparire a sé e agli altri. lo scrittore americano, che già 'conoscevo' avendo letto i suoi due romanzi, riesce a sviscerare e a sezionare ogni piega dell'animo e dell'agire umano, con una facilità, semplicità - e quindi crudezza -, e soprattutto chiarezza, davvero sorprendenti. capacità mirabile - a così tanti secoli di distanza da montaigne, o anni (luce mi verrebbe da dire) da beckett - in un panorama letterario come quello contemporaneo, piuttosto ricco ad esser scioccamente oggettivi, ma che dall'alto della levatura di wallace sembra arido e, perché no, piuttosto desolato. in questi otto racconti - sette togliendo quello certamente meno riuscito ('incarnazioni di bambini bruciati') - c'è tutta la normalità dell'uomo; messo a nudo e lasciato in balia di forze ingovernabili: la carriera, la pubblicità, il denaro, la felicità. nessun intento o insegnamento morale però. il lettore rimarrà incantato dal disincanto e si scoprirà muto, proprio quando deciderà di fare a meno di cercare di dare un senso, spesso morale, alle 'cose'. Voto: 4 / 5 |
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