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Roth Philip - Il teatro di Sabbath | "Lui era il dimenticato burattinaio Mickey Sabbath, un uomo piccolo e tarchiato con la barba bianca e irritanti occhi verdi e dita tormentate dall'artrite deformante": questa la presentazione che Philip Roth fa di un eroe che di eroico ha ben poco. Un uomo brutto e anziano che ha perso le sue buone occasioni per sfondare nella vita: potrebbe essere un fallito, insomma. Ma Sabbath non lo è affatto: a sessantaquattro anni, coltiva da più di un decennio un legame "di stupefacente impudicizia e altrettanto stupefacente riservatezza" con una donna slava che tradisce regolarmente; ha fondato il Teatro degli Innocenti, attirandosi critiche e antipatie e ha speso ogni sua energia nel tentativo di costruirsi una vita libera. O almeno così crede.
13 recensioni presenti. Media Voto: 4.92 / 5Ant.74 (20-01-2012) Libro immenso! Tra i migliori di Roth. Credetemi! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giorgia Di Porto (09-01-2012) Si tratta semplicemente del libro piu' importante scritto negli ultimi vent'anni! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stef85 (05-01-2012) Pura vita. Mickey Sabbath vi accompagnerà per sempre. Beati voi che avrete il piacere di leggerlo per la prima volta. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gianluca (21-02-2011) Ecco uno di quei libri da custodire come un tesoro nella propria biblioteca, da leggere, rileggere, da portare in un'isola deserta, se fossero concessi non più di 5 libri.
Assolutamente consigliato, a chi ama quel tipo di scrittura feroce e diretta, che scava nel profondo della natura umana.
Roth riesce a trascinarti e travolgerti nelle sue storie come pochi autori. Forse, a un certo punto, si fa un po' fatica a seguirlo, specialmente quando si va troppo a fondo nella mente del protagonista, ma l'autore, nel corso delle 479 pagine, ti ricompensa facendo entrare in scena nuovi personaggi, sempre così ben rappresentativi di una delle tante sfaccettature della natura umana e poi ti regala un finale geniale, che ti vien voglia di rileggere subito.
La scrittura di Roth, si caratterizza per i continui salti temporali e per i frequenti passaggi dalla narrazione in prima persona a quella in terza persona.
La vita del protagonista, Mickey Sabbath, è scandita da momenti di ordinaria follia e da altri che invece lasciano il posto alla commozione. Lui, è un uomo di 64 anni: cinico, bastardo, erotomane, egoista, perverso... ma con Roth, ciò che può sembrare pura pornografia, può arrivare addirittura a commuovere, e non basterebbero 10 premi letterari per premiare la capacità dell'autore di sfidare così sfrontatamente il senso del pudore, di essere così osceno e nello stesso tempo così pieno di umanità e sempre a livelli così alti di Letteratura.
La lettura del "Il teatro di Sabbath" di Philip Roth, è un'ESPERIENZA unica e insolita, per chi ama la lettura, difficile rimanere indifferenti e trovare altrove qualcosa di simile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
OLIVIA ZILIOLI olivia.zilioli@gmail.com (30-08-2010) Un uomo che si masturba sulla tomba dell’amante fa storcere il naso? e se a seguire un altro amante ripete l’operazione, si sfiora il grottesco? Non con Roth, con Roth ci si commuove, senza lacrime.
Sabbath 64enne un tempo direttore teatrale ora burattinaio, Sabbath manipolatore perverso “così realista, così ferocemente realista da aver quasi rinunciato ad entrare in contatto con i vivi”, Sabbath depravato e promiscuo amatore che “mentre scopava sentiva aleggiare sua madre sopra la sua spalla tanto da chiedersi se fosse saltata fuori dal suo stesso sesso” è la causa persa di Roth all’eligibilità di nobel per la letteratura.
Perché Sabbath apparentemente è orrore, Sabbath è mostro, Sabbath è la rappresentazione perfetta del rifiuto umano, del fallito, dell’uomo finito o – per meglio dire – mai iniziato, Sabbath è disumano.
Attenzione però nobili ed educati occhi, sotto la disgustosa apparenza – abile Roth nell’attirare la nostra morbosità sugli eccessi – c’è un uomo, il dolore, il male di vivere.
E allora torniamo sulla scena, torniamo a quella masturbazione sulla tomba di un’amante decennale, sua complice dei più abbietti triangoli amorosi e dei più promiscui giochi sessuali, morta improvvisamente non senza aver dichiarato ad ultimo il suo amore. Lì vediamo Sabbath con il suo arrogante sesso consumare sulla terra fresca il suo ultimo atto di depravazione “l’estrema perversione di un libertino, essere fedele”. Lì vediamo un uomo svelare a sé stesso con disperazione, stringendosi a quella stessa terra fresca mista ai suoi umori, di averla amata e di non poter vivere senza di lei.
E da quel punto, da quel pianto di coscienza e abbandono, seguirete Sabbath nel suo esercizio di memoria dove si riveleranno a lui come a noi i cardini della sua solitudine.
Ma lo seguirete anche nella sua inesauribile volontà di autodistruzione e annientamento come se l’orrore da lui creato da sempre avesse come unico scopo “l’essere imprudente" e "non riuscire a morire, cazzo". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
corrado zottetena@yahoo.com (13-07-2010) l'egoismo del sesso, dell'arte, del realizzare i propri desideri o capricci fregandosene delle convenzioni e a discapito degli altri. Qualcosa ti resta addosso e ti marchia con la diversità del non omologato, la spirale ti inghiotte.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Paolo pabloz@creaplex.com (11-03-2010) Meno conosciuto della "Pastorale americana", è in realtà il vero capolavoro di Roth, quello capace di riassumere tutta la sua visione del mondo.
Libro denso, sicuramente di non facile lettura, alza l'asticella dell'arte del romanzo verso livelli quasi irraggiungibili. Struggente, cinico, spiazzante, disperato, dissacrante, pieno di un'umanità dolente.
Giudizio complessivo: un capolavoro. Uno dei dieci migliori libri di sempre. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Corra xaver@libero.it (08-11-2009) Bello, a tratti quasi allucinante, non riesco a dare il massimo solo perchè ho preferito il "lamento di portnoy", credo che in confronto a questo, fosse più intenso, nel teatro di sabbath, specie nella seconda parte, a volte mi sono un pò perso.Comunque sicuramente tra i libri che porterei nell'isola deserta. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
elena (09-10-2009) Devo concordare con gli altri commenti. Aver letto "Il teatro di Sabbath" è stata un'esperienza totalizzante. Il resto non sarà più come prima. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Beppe (21-04-2008) Concordo con le recenzioni precedenti. Leggere questo libro è un'esperienza sfibrante. Ci sono momenti in cui è molto, molto più facile abbandonarlo che seguirlo. Ma la cosa sorprendete è che l'autore lo sa e ti ricompensa come solo lui sa fare per la tua pazienza. Si può chiedere di più a uno scrittore? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Dino Tartaglione (23-02-2008) Me lo ha regalato mio figlio quando aveva sedici anni. L'inizio è fulminante ti stordisce. Poi ho fatto fatica ad andare avanti. Tanta fatica. L'ho ripreso in mano dopo che la mia vita è purtroppo cambiata e non lo ho più mollato. Una emozione continua. Credo sia il più grande scrittore vivente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
clara lunardelli clara.lunardelli@simail.it (17-02-2008) Questo libro non dà respiro. Dal punto di vista esistenziale è corrosivo, intenso, quasi insopportabile. Per chi nella vita ama la vena del sangue più profondo è una lettura che darà soddisfazione. C'è nella scrittura di Roth una capacità di prenderti da tutti i lati e lasciarti senza scampo, proponendoti paesaggi mentali lucidissmi, squarci feroci, poesia e dolore indimenticabili e infallibili. Il protagonista, pur ribadendo ogni momento la propria autonomia esistenziale, viene, in verità, fatto fuori dalla vita. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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