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Faber Michel - A voce nuda | Un castello gotico nel bel mezzo di una foresta. Un gruppo di eccentrici musicisti alle prese con una partitura estremamente complicata e con la convivenza forzata. Le tensioni sessuali tra i membri del gruppo rivelano in realtà una più profonda, segreta nevrosi, resa ancor più minacciosa dalla clausura. E una donna fragile, alla deriva, è affascinata da strane urla nella notte... L'autore di "Il Petalo cremisi e il bianco" (2003) e di "Sotto la pelle" (2004) è nato in Olanda e cresciuto in Australia. Ora vive nelle Highlands scozzesi.
| La recensione de L'Indice |

Michel Faber torna con una storia breve ma densa di suggestioni, in cui romanzo psicologico, racconto umoristico e ghost story si intrecciano in un equilibrio dinamico. Protagonista è la quarantasettenne Catherine, donna fragile, vittima delle proprie manie e insicurezze e profondamente inibita dal senso di inferiorità nei confronti del marito Roger. Questi, che dirige il Coro Courage, in cui lei milita come soprano, conduce il quintetto canoro dall'Inghilterra al Belgio per partecipare a un importante festival musicale. Riuniti in un castello isolato per le prove di un'esibizione ardita e intellettuale fino al ridicolo, i personaggi vengono presentati al lettore attraverso il racconto agile di Michel Faber, che sa tenere desta l'attenzione permeando il testo di un umorismo leggero e gioviale. Accanto a Catherine e Roger, coppia di mezza età in crisi, appaiono il giovane e bizzarro Julian, il corpulento e riservato Ben e la tedesca Dagmar, ragazza madre di un disciplinatissimo neonato. Grazie all'interazione con la singolare cerchia di colleghi, la protagonista prende a interrogarsi sulla propria vita e sui propri desideri, intraprendendo un percorso di apertura e di crescita destinato a cambiarla. A tratti prendono il sopravvento gli elementi gotici, com'è d'obbligo per una narrazione ambientata in un lussuoso castello cui sembra essere legata una misteriosa leggenda. Alle suggestioni del vicino bosco, sempre avvolto in un silenzio innaturale e inquietante, si affiancano inoltre le immagini di morte evocate dall'aspirante suicida Catherine. Così l'autore crea una tensione sempre crescente, spezzata di tanto in tanto da siparietti comici, che si risolve con modalità del tutto imprevedibili. Ilaria Rizzato |
13 recensioni presenti. Media Voto: 2.15 / 5luigi aluigi2001@yahoo.it (26-02-2009) propongo uno zero in pagella:libro inutile,vuoto,banale.la negazione della narrativa. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Silvia (31-07-2007) Un libro a mio parere mal scritto. L'idea è sicuramente buona e originale, ma mal sviluppata. Deludente. Di Faber ho anche letto " I 199 gradini" e per il momento mi pare che il successo dello scrittore non sia così giustificato. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
fra (12-06-2006) Francamente, non capisco come non si possa amare questo libro. La competenza di Faber in campo muiscale è altissima (forse qualcuno dei recensori che mi hanno preceduto non ha colto tutte le allusioni ironiche, o forse ha colto ma si è sentito offeso per ignoranza?), i personaggi sono straordinari, la scrittura è limpidissima, la "morale" di questa favola è straordinaria e accessibile a chiunque abbia dedicato del tempo a osservare la natura e la vita, propria e altrui. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Paola Martone (29-11-2005) Pensavo di regalare questo libro per Natale; io l'ho letto mesi fa, e l'ho trovato gradevole. Al contrario di chi conosceva già "il petalo", avevo deciso di cimentarmi con qualcosa di più breve per avvicinarmi a Faber. Sono sempre un pò restia nei confronti di queste superstar che legano il proprio nome ad un'immagine mitizzante di loro stessi. Insomma, temevo il flop. Devo invece dissentire dalla maggior parte dei commenti, poiché trovo che, pur nella forma del breve racconto, quale è il testo in questione, la vicenda si snodi bene, perfettamente in bilico tra ironia e drammaticità. I personaggi sono ben delineati, e resistono allo scorrere della vicenda, ognuno incarnando una propria tipicità. Nel complesso, un lavoro ben cesellato, che non manca di strappare quache sorriso. Suvvia, non trovate che sia un effetto voluto, nei modi e nell'appellativo, il Pino Fugazza di italiana memoria? Non lo trovo inverosimile, e, ad ogni modo, è strumentale alla narrazione che resta, lo ribadisco, valida nella prosa e nei temi. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ike (18-07-2005) Peccato! Dopo aver letto l'ormai famoso "Il petalo cremisi ..." sono caduto nella trappola commerciale... ed ho acquistato questo libro per il solo fatto che fosse scritto da Faber. Grave errore! Romanzo o racconto che lo si voglia intendere, il libro appare quasi fastidioso per il semplicismo con cui è scritto, per l'insulsaggine dei dialoghi, per la pochezza della trama, per i personaggi privi di interesse e stereotipati. L'autore sembra, inoltre, quasi indeciso se inoltrarsi o meno nel complesso mondo della musica colta, accenna descrizioni ed analisi senza mai andare a fondo. Ma quello della musica contemporanea e della sua intelleggibilità è solo uno dei tanti spunti che non vengono approfonditi ma solo accennati nel corso del racconto. A completare l'opera un finale che sembra il risultato di un "copia e incolla" mal riuscito. Un'aggiunta priva di collegamento con il resto del racconto. L'ho letto ieri sera, oggi ne parlo, domani l'avrò già dimenticato.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Squid Squid@caltanet.it (07-06-2005) Ho amato moltissimo Yesserley di Underskin, e mi sto innamorando di Sugar del Petalo Cremisi.. ma
il Coro Courage proprio non lo ho retto...
Sarà perchè è una storia tanto quotidiana che molti di noi vivono. I disagi di coppia e le insicurezze affrontati in modo molto superficiale.
Speriamo che sia solo una brutta parentesi per questo ottimo scrittore. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Manuela 66 (20-05-2005) nelle recenzioni dietro la copertina viene paragonato a "giro di vite " di Henry James...ma come si permettono...anche se più che un romanzo si può considerare un racconto come rimane insulso Voto: 1 / 5 |  |  |  |
isabella (02-05-2005) Mentre ho divorato il petalo , e amato sotto la pelle ,questo non l'ho digerito. Chiamare un compositore italiano Pino Fugazza e come chiamare un cioccolatiere belga Gino Pralino.
Peccato, occasione sprecata per Faber ! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
eli elisabetta.pace@lnf.infn.it (28-04-2005) quanti giudizi negativi! io l'ho trovato molto gradevole. Forse perche' lo definisco piu' un racconto che un romanzo... I personaggi sono appena accennati ma in modo estremamete chiaro... Io lo consiglierei Voto: 4 / 5 |  |  |  |
maria elena (12-04-2005) peccato che non ci sia 0 nella scala!!! una vera porcheria, credo che mio nipote di 6 anni abbia scritto cose più sapide!! solo perchè ha scritto due romanzi splendidi era il caso di infinocchiarci così?! un unico consiglio, di cuore: NON COMPRATELO!!! e se l'avete fatto , usatelo per foderare la gabbia dei criceti! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
adso (29-03-2005) ho letto il libro nello stesso tempo in cui si guarda un film, sempre meglio il libro per me. Un po' esagerato il paragone con henry james, però l'atmosfera è un po' la stessa, non male. Vale il costo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
atchoum (16-03-2005) Non capisco perché, dopo due bei romanzi, pubblicare questo raccontino insulso. Grandissima delusione! Passi per il modo dilettantesco con cui Faber parla di musica, passi per la storiella un po' vacua dai dialoghi di una banalità sconcertante, passi per la traduzione zoppicante (perché non tradurre Antwerp con Anversa?) ma non è possibile che Faber parli per tutto il libro di Belgio e Olanda come se fossero lo stesso paese!!! Poi non è possibile chiamare con il risibile nome di "Pino Fugazza" il personaggio del compositore italiano (tra l'altro pazzo, nano, maleducato e puzzolente "come il profumo che forse si ottiene grattando lo scroto di roditori rarissimi").
Ma gli editor non esistono più?!?!?
Ed è mai possibile che quando un autore ha successo si debba pubblicare qualsiasi loro borborigmo?
Indecente. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Libetta Libetta@hotmail.com (21-02-2005) Un lungo racconto, che non ha molto senso a proporsi come romanzo breve se non per riempire commercialmente un vuoto proporzionale alla mole del precedente il quale, come spesso i racconti, sollecita quel sentimento di precaria affezione verso i personaggi, conosciuti i quali si ha voglia di passare ad altro ed oltre, sia per avidita' per gradimento sia per il contrario.
Un ambiente sofisticato scena per la breve storia, dietro la consueta rassicurante documentazione dell'autore siano abitudini aliene o di ambiente salottiero del '900. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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