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Mancinelli Laura - I dodici abati di Challant-Il miracolo di santa Odilia-Gli occhi... | Ne I dodici abati di Challant, dodici monaci ricevono l'incarico di sorvegliare un feudatario che eredita un castello con la clausola di mantener fede a un maligno obbligo di castità. Ne Il miracolo di santa Odilia vi è l'immagine della vita che si afferma in chiave religiosa, ma non trascendente, attraverso la storia di due Odilie: la prima devota e pia, la seconda giovane e bella che sostituisce alla morte la zia alla guida del convento e le cui vite si sovrappongono l'una all'altra in un'atmosfera vagamente ambigua. Ne Gli occhi dell'imperatore una contessa piemontese, un cavaliere-musico-poeta e l'imperatore Federico II, ormai prossimo alla morte, partecipano a un affascinante percorso di avventure e sentimenti che è un intreccio di entusismo e rassegnazione.
Media Voto: 3.4 / 5Nicola (05-12-2009) Tutti e tre i racconti (perchè di racconti si tratta, non certo di romanzi) sono abbastanza patetici, noiosi e ripetitivi. Solo le descrizioni meritano, il resto per me è assolutamente pessimo. Da queste tre storie risulta evidente che all'autrice piacciono quattro cose: i bambini, gli animali, la cucina e il medioevo. E fin qui niente di male; il problema è che questi elementi appaiono in continuazione, e rivestono davvero troppa importanza rispetto alle vicende, alle riflessioni e persino alla caratterizzazione dei personaggi, a mio avviso la caratteristica più significativa in un romanzo. Dei tre racconti il migliore è senza dubbio "Gli occhi dell'imperatore", mentre "I dodici abati di Challant" è assolutamente il più noioso e insensato. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Roberto roby1004@alice.it (05-11-2007) L'ambientazione è stupenda,ti sembra veramente di stare nel medioevo,i personaggi sono affascinanti.Il neo sta nel fatto che le storie a volte risultano noiose in alcuni tratti e si continua a leggere più per assaporare le belle descrizioni dei castelli e dei personaggi dell'epoca che per sapere come andranno a finire i racconti.....un po' ripetitivi sono gli attacchi alla religione cattolica.... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
aurora (04-06-2006) Il tratto caratteristico che accumuna i tre racconti contenuti nel libro,
sebbene siano stati scritti in tempi differenti, è la scrittura lieve che
dipinge tre differenti universi medievali uniti dalla delicatezza con la
uale l'autrice ci restituisce un sentire remoto. Il Medioevo della
Mancinelli trova il suo fondamento nell'incontro tra le angustie di tre
piccoli universi chiusi in se stessi, una corte, un monastero femminile e
l'attesa di una donna, con figure che aprono una finestra sul mondo,
colorandoli di paesaggi nuovi, di idee che hanno radici lontane, di
uomini dal diverso sentire. Il primo racconto è un affresco gaudente di
una piccola corte tenacemente viva all'ombra dell'espansionismo
sabaudo. Nel piccolo castello di Challant si alternano in un susseguirsi
di episodi ilari le contese fra un matrimonio non consumabile e i ritmi
stagionali della corte, rotti da improvvise visite di viaggiatori stranieri
che animano la fredde mura. Il miracolo di Santa Odilia offre la
elebrazione di una santità vissuta in maniera terrena. Nelle colline
delle Langhe, in cui predomina il ritmo sonnolento dell'esistenza
agricola, una badessa ricerca se stessa e il senso della sua esistenza
nel mondo aiutata da un crociato ritornato da un Altrove distante.
L'ultimo scritto si avvicina per la scelta dei personaggi ad un romanzo
storico. Al centro della scena troviamo Federico II di Svevia, stanco
nelle membra ma vivo nell'amore, la propria amata, ed un cavaliere
poeta alla ricerca della propria ispirazione. Sarà l'esperienza del viaggio
che condurrà ognuno ad un proprio porto. Le pagine del libro
restituiscono tratti reali dell'età di Mezzo, spicchi di quotidiantità non
banalizzata e interessante, godibili per i loro ammiccamenti letterari
rivolti verso i poeti italiani del '400-'500. L'intreccio narrativo si distanzia
da molta letteratura di ispirazione medievale che trae la sua ispirazione
da temi legati al mondo della cavalleria o ai vari cicli poetici.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
laura torchio (29-04-2006) Questi tre racconti, ed in particolar modo il primo, sono scritti in linguaggio molto elegante ed a tratti ironico, pur rimanendo molto scorrevole. Dopo la lettura de "I dodici abati di Challant", che mi ha fatto scoprire questa straordinaria scrittrice, ho acquistato anche gli altri testi della Mancinelli, che mi hanno regalato tante ore davvero piacevoli. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
C. Hargreaves scissor_hands@libero.it (21-07-2005) Difficile da descrivere... da un lato è stato di una noia, prevedibilità e ripetutività mostruose... dall'altro lato molto bella l'ambientazione: sembrava proprio di stare nel castello, con gli affascinanti stili dell'epoca.
Solo un esagerato attacco al cattolicesimo: non sono cattolico, ma mi ha dato fastidio, per quanto a suo tempo ci fosse davvero un bigottismo insopportabile.
Poteva venirne fuori una storia meravigliosa! sarebbe bello se la Mancinelli scrivesse un secondo testo, più ampio, dove si concentra sull'epoca meravigliosa e misteriosa, e non sulle critiche religiose (per quanto le dia ragione) Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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