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McCarthy Cormac - Oltre il confine | A consolidare la fama di McCarthy, da una decina d'anni riconosciuto come il vero erede di quella intensità visionaria che risale a Melville e a Faulkner, è stata questa suggestiva storia di un viaggio iniziatico. Alle soglie della seconda guerra mondiale, Billy, giovane figlio di un piccolo allevatore del New Mexico, riesce a catturare la lupa che minaccia il bestiame, ma non la lascia uccidere: cerca anzi di riportarla sulle montagne messicane, di restituirla al suo mondo, che è poi anche quello di una nonna molto amata. Comincia un lungo viaggio avventuroso che porterà Billy e il fratello Boyd a perdersi e a ritrovarsi in un paesaggio metafisico e spietato.
6 recensioni presenti. Media Voto: 5 / 5Marco Tamborrino marco.tamborrino@fastwebnet.it (22-09-2011) È il dolore ad addolcire ogni dono.
Grazie, Cormac McCarthy. Grazie all'infinito. Hai scritto il libro della mia vita. E ti chiedo scusa se lo chiamo libro. Ti chiedo scusa per quelli che lo hanno disprezzato e lo disprezzeranno. Perdonali, perché non sanno quello che fanno. Io non posso fare altro che inchinarmi davanti a tanta capacità letteraria. Non posso far altro che piangere sapendo che un autore ancora vivente ha prodotto questo libro. Sapendo che ha scritto queste pagine, che non è stato un dio a farlo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marta (21-03-2010) Libro stupendo in perfetto stile Mc Carthy. Meravigliosi e profondissimi i dialoghi del ragazzo con i vari personaggi che incontra. Bellissime descrizioni della lupa, sembra di averla davanti agli occhi. Imperdibile! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gianca (08-05-2009) Questo libro è un regalo per quelli che lo hanno letto. Se volete fare un regalo alla vostra vita segnatevi il titolo e correte in libreria Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabio Palma fp@fabiopalma.net (07-03-2009) Non esiste una riga fuori posto. Non c'è pagina men che indimenticabile. Mister Cormac Mc Carthy, il Genio. Dio, dammi un pò di lui mentre scrivo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
standbyme standbyme@ticino.com (31-08-2007) Più leggo Cormac McCarthy e più mi rendo conto che se c’è un autore che merita il Nobel è proprio questo solitario scrittore texano ignorato, purtroppo, dalla grande massa dei lettori. Tutti i critici sono concordi ad esaltare le sue grandi doti di narratore con una prosa che ti cattura e che ti fa calare nella storia fina dalle prime righe. È confrontato,per le tematiche trattate, a Faulkener: non ho le conoscenze per dire se ciò sia vero, so solo che ho provato a leggere per ben tre volte “L’urlo e il furore” e ogni volta l’ho piantato lì solo dopo poche pagine. Sarà colpa mia, della mia “ignoranza” ma reputo che sia arduo fare un parallelo tra lo scrittore del Mississippi. e McCarthy: quest’ultimo deve essere giudicato per quello che scrive, per i suoi romanzi. Che dire di quest’opera, la seconda della “trilogia della frontiera”. Un romanzo di formazione, di crescita sia per il giovane Billy sia per suo fratello minore Boyd che per il suo coraggio diventerà un mito per tutti i territori al di là della frontiera. Indimenticabile, struggente e commovente l’amicizia tra Billy e la lupa che, con quel gioco di sguardi, affascina il lettore per tutta la prima parte del romanzo; toccante è la solidarietà delle persone che i due fratelli incontrano nei loro pellegrinaggi: povera gente che si toglie il cibo di bocca per aiutarli; perversa e gratuita è la violenza che saranno costretti a subire e combattere; fiabeschi sono i racconti del cieco, del prete e dello zingaro che incrociano nel loro cammino. Chi conosce McCarthy sa che la violenza che permea i suoi romanzi non è mai gratuita, anche se portata all’estremo come in “Meridiani di sangue”. Non può essere altro che lo specchio fedele dei luoghi, dei tempi e delle circostanze. Ad essa fa da contrappasso una natura selvaggia e stupenda che non dimentica di accompagnare i protagonisti del romanzi di McCarthy. A chi volesse affrontare per la priva volta McCarthy, e sono certo che sarà una piacevolissima scoperta, suggerisco di iniziare con “Cavalli selvaggi” Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessio (13-06-2007) Un libro stupendo, e uno scrittore superlativo. Vorrei poter trasmettere con le parole le emozioni provate nel leggere questo capolavoro, ma so che è impossibile, bisogna provare.
Abituati ormai alla superficialità e alla banalità dilagante che sforna libercoli usa e getta, si rimane immediatamente rapiti dalla perfetta alchimia letteraria di McCarthy e dalla sua scrittura asciutta, essenziale eppure così avvolgente e carica di emozioni.
Dalle sue storie e dai suoi personaggi, così veri, così universali.
E se volete davvero conoscere questo scrittore di culto (in patria), leggetevi due altri capolavori come "Meridiano di sangue" e "Il buio fuori".
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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