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Höss Rudolf - Comandante ad Auschwitz | Presentato da Primo Levi, il documento che per la prima volta ha illuminato dall'interno la mentalità e la psicologia dei nazisti, e la storia e il funzionamento delle officine della morte. Rudolf Hoss, ufficiale delle SS, fu per due anni il comandante del più grande campo di sterminio nazista, quello di Auschwitz, in cui vennero uccisi più di due milioni di ebrei. Processato da un tibunale polacco alla fine della guerra, venne condannato a morte. In carcere, in attesa dell'esecuzione, scrisse questa autobiografia. Si tratta di un documento impressionante che ci consente di cogliere dal vivo l'insanabile contraddizione tra l'enormità dei delitti e le giustificazioni addotte.
Media Voto: 4.5 / 5gcarlo (16-05-2012) Il libro, dal punto di vista artistico-letterario non è valutabile. E' un semplice diario scritto da un prigioniero in attesa dell'esecuzione! Però dal punto di vista contenutistico è molto ricco di elementi, in certe parti del libro si scorge come Hoss stesso, nonostante fosse un pezzo grosso, sia stato spesso mantenuto all'oscuro di certe operazioni. Altre volte sembri invece autogiustuficarsi, spesso entra in contraddizione (ad esempio sul suo odio-indifferenza verso gli ebrei o i metodi di prigionia da usare nei campi). Nomina spesso la fattoria di campagna dove avrebbe voluto vivere e lavorare, come una sorta di consolazione interiore-speranza, come per dire "voi state per uccidere il capo di auschwitz, una belva per l'umanità, ma io avrei voluto solo vivere tranquillo in campagna". Una personalità molto frastagliata, amante del dovere, incapace spesso di ragionare da sola, un hitleriano tipico. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
monica (26-01-2012) E' a Hoess che si deve la scritta all'entrata del campo "il lavoro rende liberi" perche' riteneva che il duro lavoro fosse il miglior strumento educativo per l'Uomo. Era presente in tutte le attivita' del campo comprese le selezioni per le uccisioni e le gasazioni, adempiva con rigore ed onore ai doveri per il quale era stato addestrato, era consapevole dei crimini che venivano perpetrati in Auschwitz ma li riteneva necessari per il raggiungimento dello scopo che Hitler si era prefissato. In queste sue memorie non esiste nessun senso di colpa, nessun rimorso, solo giustificazioni, ubbidire agli ordini era assolutamente necessario, ribellarsi avrebbe creato disordini e lui, Hoess non amava il disordine. Rimase fedele fino alla fine alla folle Idea nazista della pulizia etnica, all'uso del terrore come strumento ideale per rendere il popolo tedesco ubbidiente e riconoscente al campo supremo del nazismo, alla necessaria guerra di aggressione contro i popoli per creare lo spazio vitale per la razza superiore tedesca. Un libro da leggere per comprendere la figura di questo nazista che compiva il suo lavoro di assassino con freddezza nel solo nome del cieco senso del dovere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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