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Auster Paul - Trilogia di New York | Pubblicati tra il 1985 e il 1987, i tre romanzi che compongono questa "Trilogia" sono raffinate detective stories in cui le strade di New York fanno da cornice e palcoscenico a una profonda inquietudine esistenziale. "Città di vetro" è la storia di uno scrittore di gialli che "accetta" l'errore del caso e fingendosi un'altra persona cerca di risolvere un mistero. "Fantasmi" narra la vicenda di un detective privato che viene assoldato per tenere sotto controllo una persona, ma a poco a poco i due ruoli si scambiano e colui che doveva spiare diventa colui che viene spiato. "La stanza chiusa" racconta di uno scrittore che abbandona la vita pubblica e cerca di distruggere le copie della sua ultima opera.
17 recensioni presenti. Media Voto: 3.29 / 5roberto adamoroberto@hotmail.it (13-03-2010) di sicuro avrà deluso chi si aspettava un giallo in senso tradizionale.bisogna ammettere però che è ricco di spunti davvero acuti e piccole genialate.ognuno dei racconti sembra privo di conclusione?beh,la vita è così:non sempre c'è un finale,bello o brutto che sia Voto: 3 / 5 |
Kat70 (11-02-2010) Una storia inesistente abilmente scritta almeno per la prima parte. Poi la carenza di idee prevale anche sullo stile e nella storia resta solo una grande, volontaria confusione che i confusi chiamano arte. Pessimo. Voto: 1 / 5 |
Nicola Intrevado intrevado@hotmail.it (10-02-2010) Questa trilogia perfetta nella sua composizione, poiche' si tratta di tre racconti lunghi e distinti, pur nella loro forma rigorosamente minimale, posseggono il grande potere di catturare l' attenzione del lettore sin dalla prima pagina del primo dei tre, inducendo in lui una dipendenza assoluta alla loro lettura. Come solo un vero triller sa fare. Eppure sono storie di ordinaria vita quotidiana, nella misura in cui i fatti narrati possono essere del tutto bizzarri chesso' a Roma o Udine, ma, del tutto ovvi e normopossibili a New York. In questa realta' urbana, appunto, dove tutto puo' accadere, persino la cosa piu' normale, Auster compone questa sua opera in un piano sequenziale , incalzante , che racchiude un intero universo di cose e persone. Perfettamente mosse nello scenario della piu' complessa delle citta'. E che Auster sia uno scrittore di talento e' fuor di dubbio o di partigianerie di detrattori , del tutto capace di usare gli ambienti che gli sono familiari con un utilizzo da grande scenografo. In fondo, e forse l' ho gia' detto o scritto altrove, non e' tanto la bizzarrìa della storia narrata a rendere interessante un racconto, quanto il modo o i modi, e mai le mode, che lo scrittore possiede per offrirla al lettore , quale prodotto finito della sua fatica. Becket, Samuel non T.S., con due soli personaggi sulla scena e un solo insignificante fondo, crea un capolavoro assoluto con il suo mitico testo teatrale " Aspettando Godot ". Quindi, non aspettarsi, mai, molto dai veri capolavori e' un saggio atteggiamento per chi bada, ancora, alla sostanza intrinseca nell' arte della scrittura e, nella attenta riflessione del suo contenuto piu' vero. Autentico. Per chi poi, nonostante questi paterni, saggi consigli, voglia, comunque, qualcosa di clamoroso, puo' sempre andare a vedere " Lo squalo ". A patto che non si aspetti che costui mangi Moby Dick. Voto: 4 / 5 |
roberto (05-10-2009) Non lo consiglio .... stò andando avanti nella lettura per forza di inerzia sperando in salto di qualità che non arriva Voto: 1 / 5 |
raffaela casini (21-07-2009) Magnifico, emozionante, scritto da brividi, giochi davvero di specchi uno dentro l'altro. Quanto spesso ti senti in una realtà complessa e intricata, con un io riflesso in altri che vedi solo come immagini di te e non come individualità vere. Mi ci sono persa e l'ho amato moltissimo. Qualcuno ha avuto la mia stessa sensazione di bianco e nero sulla seconda storia, nonostante tutti quei nomi di colori? Ho voglia di tornare a New York solo per girovagare un giorno con quelle immagini nel cuore. Voto: 5 / 5 |
silvia (11-05-2009) Finito e confermo assolutamente il mio giudizio positivo. L'ultimo libero, oltre a chiudere il cerchio, regala passaggi di altissima arte. Poetico e devastante.
Andrò sicuramente a vanti nella scoperta di Auster.
Voto: 4 / 5 |
silvia (07-05-2009) Sono ancora a metà dell'utlimo libro che mi sta piacendo più degli altri. E' la mia prima esperienza con Auster e il guidizio è positivo. Non è un libro facile, richiede concentrazione. Non si tratta ovviamente di gialli, ma di indefininibili ispezioni dell'animo umano. Del lato più oscuro dell'animo umano. Si tratta di ossesioni, paure, identità..giochi di specchi che effettivamente inquietano...
La prosa è decisamente raffinata nella sua semplicità. accurata, forbita, ma mai esibita. Voto: 4 / 5 |
Riccardo (13-02-2009) Ripetitivo, pieno di particolari inutili che si prolungano per pagine e pagine.
Come ha detto da qualcuno prima di me, "andrebbe preso un pochino alla volta" (magari prima dei pasti in modo da evitare la sonnolenza) e sopratutto "lascia tanta di quella confusione nella testa che bisogna per forza prendersi un momento di pausa". Quel tanto che serve a riprendersi dallo shock.....
Anche chi lo giudica positivamente dice che "...le storie sembrano tutte svilupparsi nell'etere, nella nebbia, in mezzo a nuvole bianche e corpose, che ogni tanto intravvedi qualcosa...".
Beati voi che qualcosa avete intravisto.
E non penso che il problema sia la qualità della traduzione italiana. Le storie non sono assolutamente coinvolgenti.
Spiegatemi poi dove sarebbe la suspance. Probabilmente avrò acquistato una riduzione.
Di certo la riduzione l'ho fatta io sospendendo la lettura a metà del secondo, inutile racconto. Ho molto rispetto per i libri e per chi li scrive, ma quando è troppo è troppo.
"Da consigliare solo a chi è capace di apprezzare un libro così particolare e sconcertante".
E da sconsigliare ai deboli di stomaco; e a tutti quelli che vogliono concedersi la sana lettura di un buon libro. Voto: 1 / 5 |
cr (08-01-2009) Non capisco le votazioni alte che vedo. A me non è piaciuto per nulla,non è riuscito a coinvolgermi mai. Poi il terzo racconto peggio degli altri! l'ho abbandonato a poche pagine dalla fine perchè non ne potevo più. Delusione. Voto: 1 / 5 |
Tony Cats (24-10-2008) Il mio "battesimo" con Auster e' avvenuto con questa trilogia che, a differenza di quel che dice la decrizione sopra (scritta evidentemente da qualcuno che il libro non l'aveva letto), non tratta di un "avvincenti gialli" ma di racconti che vanno al di la' del genere, il giallo, come in Durrenmatt, e' un pretesto per raccontare una (e tante) storie meravigliose Voto: 4 / 5 |
lhl (15-09-2008) storie originalissime, che ti ci perdi, tanto sono particolari. Le storie sembrano tutte svilupparsi nell'etere, nella nebbia, in mezzo a nuvole bianche e corpose, che ogni tanto intravvedi qualcosa mentre il complesso del quadro ti sfugge. E' anche scritto molto ma molto bene. L'unica cosa è che non riesce a coinvolgerti completamente, restando a mezza strada tra i vari personaggi, lontano da loro, puro osservatore. Voto: 4 / 5 |
Sofi (08-05-2008) Un ottimo libro, di quelli che fanno riflettere. Appena finito c'è tanta di quella confusione nella testa che bisogna per forza prendersi un momento di pausa, e magari cercare nomi e corrispondenze all'interno dei tre racconti, giusto per avere le idee un poco più chiare.
Forse lo rileggerò. Ma per ora direi che mi prenderò un periodo di pausa da Auster!
Ho trovato una serie di rimandi dell'ultimo racconto al primo che mi hanno davvero colpita:
1) Il detective Daniel Quinn che ricerca Fanshawe, così come lo stesso Daniel Quinn ricercava e pedinava Peter Stillman senior
2) Lo stesso Peter Stillman si ritrova a faccia a faccia con il narratore dell'ultimo racconto
3) Quel taccuino rosso che Fanshawe dà al narratore, non è forse lo stesso che usava Peter Stillman senior?
Per non parlare di 'Henry Dark' che viene usato anche come nome di copertura di Fanshawe a Boston...
Un libro che continua a vivere e a pulsare anche dopo averlo finito. Che dire? 'Va letto con la stessa accuratezza che ci è voluta per scriverlo!'
Un libro di qualità, enigmatico ed impressionante. Finalmente un romanzo che non corre dietro alle richieste dei lettori ma che si concede il privilegio di scoprire i lati più riposti della psicologia umana. Da consigliare solo a chi è capace di apprezzare un libro così particolare e sconcertante. Voto: 5 / 5 |
Davide D. (09-10-2007) Davvero non mi spiego le votazioni elevate che vedo per questo brutto libro!
tre episodi inconsistenti, vuoti, colmi solo di confusione. Il primo lasciava ben sperare, perché davvero l'inizio sembrava promettere sviluppi interessanti e piacevoli. Purtroppo però ben presto ho capito che non sarebbe stato così, ed infatti il tutto si conclude rapidamente nella pochezza più assoluta. Il secondo (fantasmi) non l'ho capito proprio. Un interminabile monologo intricato e confusionario, una pioggia di parole e di nomi, di semplici accenni a fatti accaduti, una gran voglia di finirlo prima possibile.
Il terzo episodio l'ho lasciato a metà. Non ce l'ho proprio fatta. C'è un limite a tutto, credo!
Sono straconvinto che se questo libro fosse stata la prima opera di un autore "perfetto sconosciuto" sarebbe stato valutato per quello che veramente è....
Lo sconsiglio nella maniera più assoluta.
Voto: 1 / 5 |
Antonio (26-12-2006) E' un buon libro, davvero magnifico, anmche perchè è ambientato enlla più bella città di questo e di tutti gli altri mondi alieni (se ne esistono, naturalmente, ma io credo di si) e poi c'è suspance (se si scrive così), ma è un pò troppo confusionario e poi vorrei sapere se Daniel Quinn, nella prima sotria poi muore, perchè secondo me è così. Poi, però mi sta antipatico Peter Stillman, il figlio, che è un rompiscatole di prima categoria, ma a parte questo faccio i complimenti al mio amico Paul, è un genio!!!!!!!!!!!!!!
Voto: 5 / 5 |
Giovanni giovanni.tallarico@libero.it (08-09-2006) I grandi scrittori, e dopo aver letto questi tre racconti mi sento di poter dire che Auster appartiene a questa categoria, hanno tutti qualcosa in comune: è la qualità dell'ineffabile.
Come Auster riesca a dire l'angoscia dell'animo, a cogliere le svolte verso l'assurdo che la vita può prendere, a rendere la propria scrittura trasparente e a farti entrare nella torbida mente dei protagonisti, è per me incredibile. Scava il lato oscuro di ognuno di noi, traccia parabole di vita in poche pagine, disegna storie che fanno paura (sì, la parola è questa: paura) perché mischiano il familiare con l'assurdo, mettono in crisi l'identità personale e hanno un senso di ineluttabile che mette i brividi. La vita appare "irrimediabile" perché è proprio dal suo interno che proviene la prima "incrinatura", la stortura dell'Essere, storica e metafisica. I monologhi dei folli, le vite da "Straniero" (Camus non è estraneo nell'ispirazione, così come Pirandello e il teatro dell'assurdo), la lotta con l'identità, l'ossessione, il ricordo che tormenta, il gioco di specchi, tutto questo è Trilogia di New York.
P.s.: ho letto il libro in lingua originale; spero che la traduzione italiana sia fedele, ma temo non sia facile rendere l'asciuttezza dell'inglese di Auster, inevitabile come le sue storie. Voto: 5 / 5 |
Lorenzo Berti paperogonfio@gmail.com (06-06-2006) Davvero notevole. Il miglior auster, secondo me, è qui, in Moon Palace e il La musica del caso. Validi anche Il Leviatano e Il paese delle ultime cose. Poi, si comincia a perder colpi (Timbuctù, Mr Vertigo - anche se mi mancano ancora gli ultimissimi follie di brooklyn e il libro delle illusioni)
Voto: 4 / 5 |
angela (16-05-2006) dopo molti anni in cui per qualche ragione ho sempre deciso di rimandare la lettura di auster, ho iniziato con la trilogia.
davvero molto interessante, vorrò leggere altro. la mia impressione è che un po' si ripeta, in ogni caso vale davvero la pena. è molto inquietante, andrebbe preso un pochino alla volta. Voto: 4 / 5 |
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