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DeLillo Don - Rumore bianco | Il "rumore bianco" del titolo è il suono che ossessiona il protagonista del romanzo: forse è una semplice emissione della "partitura panasonica" in cui siamo immersi ogni giorno, oppure un minaccioso messaggio in codice. Jack Gladney, studioso di Hitler e direttore di un dipartimento di studi hitleriani nella sua università, tiene un corso sul fascino ipnotico esercitato dai discorsi del Fuhrer, dai canti e dagli inni del Terzo Reich; e finisce per calarsi nella materia delle sue ricerche al punto di ricavarne una specie di nicchia da cui non vuole più uscire. Il romanzo è appunto lo studio di questa perversione. Sino al giorno in cui una nuvola di gas tossico lo costringe a uscire dal suo rifugio...
11 recensioni presenti. Media Voto: 2.90 / 5Bruno (07-06-2010) Un esile spunto affogato in una storia di una noia e di una inconsistenza mortale. Una finta e sbiadita critica del consumismo americano (si salvi chi può - leggere Calvino) che dovrebbe far da contorno alla descrizione dell'atavica paura della morte nel mondo moderno. Una coppia di coniugi pluridivorziati, fintamente beati nel loro amore senza ombre ma anche senza pathos, una caterva di figli e figliastri in tenera età che parlano come filosofi paludati e risultano pedanti oltre che noiosi, due snervanti colleghi di lavoro del marito, i monologhi filosofici ampollosi e logorroici di uno dei quali riempiono pagine e pagine senza dire nulla. Un terzo del romanzo passa senza che succeda nulla. Un altro terzo se ne va con il resoconto di un incidente urbano il cui mistero viene lasciato intristire e ammuffire e non incuriosice mai. La terza parte è riempita dalla storia vera e propria, la cui svogliatezza, imbecillità e assurdità fa cascare le braccia a terra. Il tutto a contorno di un'atmosfera in cui dovrebbe fare da protagonista la paura della morte indotta inverosimilmente nel protagonista da dichiarazioni di sedicenti e misteriosi esperti e di esami medici mai letti, e inspiegabilmente annidata nell'animo della moglie fino a farla precipitare nel baratro della tossicodipendenza e della lussuria fedigrafa, per poi farla ritornare normale come se nulla fosse. Finito di leggere quasi forzatamente in uno sfinimento totale.
Meno male che esistono altri autori.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Maurizio Ricci (19-02-2010) Insignificante. Uno dei rari volumi del quale non mi sia restato dentro niente; la trama, i personaggi, gli eventuali spunti di riflessione, le possibili emozioni....tutto è scomparso immediatamente dopo aver - a fatica - terminato la lettura. Non unvita a proseguire la conoscenza della produzione di questo scrittore.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
antorizz (15-01-2010) quando la critica genera miti.... noioso fino allo sfinimento e ricco solo di quell'arroganza tipica dell'americano pseudo-intelletualoide. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
elio (23-12-2009) DeLillo descrive la società americana attraverso il consumismo e,soprattutto,la paura onnipresente della morte e i falsi (pre)giudizi su di essa. Scritto bene,risulta comunque una lettura pesante e non facile ma alterna momenti soporiferi ad altri veramente belli da leggere. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
GB gprbzz@alice.it (01-03-2009) Io della originalità e della grandezza di De Lillo mi do una spiegazione geogenetica. Me la do col fatto che egli è americano di seconda generazione, perché se lo fosse stato di settima o di ottava non avrebbe mai potuto essere parimente convincente e altrettanto avvincente. I suoi genitori difatti lasciarono l’Abruzzo per il nuovo mondo nel 1911 per meterlo al mondo nel Bronk, a New York, nel 1938. Per cui come scrittore ancora è quasi un ragazzo. Per cui avendolo molto apprezzato rimaniamo fiduciosi che egli prima o poi, più prima che poi, voglia fornirci un'altra prova del suo apocalittico talento e della sua straordinaria capacità a guardar in fondo alle cose e a descriverle con sapido stile e straordinaria efficacia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
rico74 (07-10-2008) tanto rumore per nulla.leggerlo e' tempo perso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Daniele daniele.palazzo@inwind.it (04-06-2008) Stile abbastanza ampolloso, trama insulsa e poche sferzate verso l'America contemporanea. Altro che capolavoro!
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Ardid79 (09-04-2008) Decisamente moderno, apocalittico e geniale. Un romanzo sulla vacuità della società moderna, sul consumismo esasperato per nascondere la paura della morte, l'unico vero motore del mondo; le luci della TV e i prodotti colorati del sumermarket moderna arma per coprire il rumore "bianco" di sottofondo, che però sempre presente. Lo stile di De Lillo è spettacolare anche senza una trama: lucido, affilato e corposo, una se ogni parola avesse una sua ragione di essere, anche slegata dal contesto. Caustico e feroce nel descrivere le persone e le loro debolezze e paure, traccia cmq un bellissimo ritratto di una famiglia americana e dei piccoli gesti che tengono legate le persone, immerse in un caos totale. In alcuni punti resta un romanzo di non facile lettura, che richiede molta attenzione, ma ne vale la pena.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Vittorio Caffè (07-11-2007) Questo è il primo libro scritto da DeLillo che puossi definire "grande". DeLillo ha preso Seveso, l'ha trasferito in America, ci ha scritto su un gran romanzo, e ce l'ha rivenduto. Dentro ci ha anche messo cosa resta della vita di una famiglia nel mondo mediatico ed esaurito in cui ci troviamo a vivere, la paura della morte, l'intrinseca debolezza e morbosità di una società che avrebbe tutto e non capisce niente di quel che ha. Aggiungiamo un sano sarcasmo nei confronti delle mitiche università americane, con l'invenzione brillante degli Hitler Studies da parte di un accademico venditore di fumo che neanche è riuscito a imparare il tedesco. Un quadro impietosamente onesto, tracciato con una padronanza della lingua da vero maestro. Scusate se è poco. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Cristiana (18-09-2006) Capolavoro? Non mi sembra; e perché poi? Per qualche efficace descrizione di un paesaggio o di uno stato d'animo?
Mi é capitato di leggere spesso libri migliori di questo sugli stessi soggetti, ad esempio quelli della Oates: ecco quelli sono libri che vi consiglierei Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Jackal (12-05-2006) E' il primo libro di DeLillo che leggo, e credo che non sarà l'ultimo. Mi ci sono avvicinato con un po' di diffidenza ma questa è stata subito fugata. DeLillo espone in modo convincente le paure dell'America (ma anche dell'intero mondo occidentale), estrapolandole da una tipica (o quasi) famiglia americana. Mette alla berlina i miti dell'americano medio, come la tv, il supermercato, le attrezzature elettriche in genere di cui ormai oggigiorno non riusciamo a farne a meno, e ci dimostra come esse a poco a poco si insuinino nei nostri pensieri, modificando il nostro modo di riflettere sul mondo. E' soprattutto di una paura su cui l'autore si sofferma maggiormente, ed è quella di cui tutti noi, consciamente o incosciamente, soffriamo: la paura della morte. Siamo tutti così paralizzati da quest'idea che non riusciamo a vivere in modo normale, i rapporti con la nostra famiglia ne risentono e tutto viene avvolto da questo rumore bianco. Un grande capolavoro che consiglio vivamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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