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Roth Philip - Lamento di Portnoy

Lamento di Portnoy
Zoom della copertina
TitoloLamento di Portnoy
AutoreRoth Philip
Prezzo € 10,50
Prezzi in altre valute
Dati2005, 234 p.
EditoreEinaudi  (collana Einaudi tascabili. Scrittori)

Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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Descrizione
Alex Portnoy ha trentrè anni ed è commissario aggiunto della Commissione per lo sviluppo delle risorse umane del Comune di New York. Nel lavoro è abile, intransigente, stimato. Il libro riporta il monologo di Alex che, dall'analista ripercorre la sua vita per capire perché è travolto dai desideri che ripugnano alla "mia coscienza e da una coscienza che ripugna ai miei desideri".

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 27 recensioni presenti.  Media Voto: 4.11 / 5

Giovanna (19-11-2009)
E' un libro che non mi e' proprio piaciuto. Ho dovuto sforzarmi per finirlo. Basato su un protagonista ossessionato dal sesso e dallo stereotipo della famiglia ebraica. Preferisco altri generi.
Voto: 1 / 5

paolo paologreco64@yahoo.it (06-10-2009)
E' una rilettura, tutt'ora in corso, e confesso la fatica di giungere alla fine. Lo ricordavo un romanzo divertente, non per l'insistenza del torrentizio "lamento" sulle avventure sessuali di Alex,quanto per il cinismo (non privo di affetto) nella descrizione della famiglia Portnoy. Ciò che allora mi divertiva, e che ora un po' mi annoia, è quello che forse è il punto debole del romanzo: la famiglia descritta con tanta, giustificata (e divertita), rabbia, non è una tipica famiglia ebrea, ma una tipica famiglia piccolo-borghese, terrorizzata da tutto, ossessionata dal conformismo, amareggiata dall'esclusione, ansiosa di rivalsa. La madre che pulisce la casa da mane a sera e inonda il figliolo delle raccomandazioni più assurde, il padre rassegnato e un po' pauroso. Ma questa non è una famiglia ebrea, è una famiglia, punto! Come spesso in Roth la fluvialità della riflessione soverchia per quantità le parti dialogate, ed è un peccato, perchè in "Lamento" la prima risulta a tratti francamente ridondante, mentre le seconde regalano momenti di grande letteratura e spesso di irresistibile comicità. E' il caso delle pagine dedicate all'indeciso rapporto con "Scimmia" Reed: le schermaglie tra lei, anelante ad una sistemazione rispettabile e lui, attratto dalla sensualità ma respinto dalla rozzezza, sono magnifiche; il racconto in prima persona del continuo alternarsi dei dubbi e degli slanci amorosi è invece decisamnete tirato in lungo. Comunque Roth si legge.
Voto: 3 / 5

D. (27-09-2009)
Prima lettura a 18 anni: non ero pronta,non ero maschio,non ero abbastanza spiritosa. L'ho riletto dopo che Pastorale americana,Complotto contro l'America e Zuckerman mi hanno convinta che Roth e'lo scrittore che al momento prediligo(ogni periodo della vita di un lettore vorace si caratterizza per il cambio di preferenze , e per innamoramenti letterari forsennati). Portnoy mi ha travolta,di risate e di TENEREZZA per l'adolescenza maschile.Anche se io stavo dall'altra parte, e se mi avesse avvicinata uno come Alex l'avrei scansato come la peste, ma proprio questo e'(ERA?)il problema. A differenza dei satiri contemporanei Alex mi piace moltissimo,le donne sono proprio il suo chiodo fisso, attraverso di loro cerca la soluzione al conflitto interiore ebreo-della-piccola borghesia-americana/scrittore laico e corrosivo amato dai GOYM:portandosi a letto una quantità industriale....... di ragazze-bene dell'alta società, senza peraltro trovare il punto d'equilibrio.Astenersi dalla lettura se privi di senso del ridicolo (in genere tutti quelli che vogliono "edificarsi" con le loro scarse letture, o quei "grandi fabbricatori di sensi di colpa" che non si trovano solo fra gli ebrei di prima o seconda generazione ).
Voto: 5 / 5

gianni (22-06-2009)
E’ il secondo libro che leggo di Roth (il primo era stato “Complotto contro l’America”) e devo dire che mi ha entusiasmato (al contrario del primo). Il libro è snello, si legge molto bene ma è veramente denso di significato. Il primo impatto è un po’ sconcertante: il libro è narrato come una confessione fiume sul lettino di uno psicanalista, ed è infarcito di confessioni da sessuomane. Ma se uno riesce ad andare al di là dell’apparenza il libro si rivela di una umanità e profondità notevoli. Alex Portnoy è combattuto tra i suoi istinti (da sessuomane) ad una razionalità che lo porta invece ad essere un filantropo, un uomo che, nonostante il suo QI di 158 lo potrebbe portare ad essere un professionista strapagato, preferisce avere un ruolo pubblico per migliorare la qualità della vita dei più deboli, degli emarginati, in una metropoli sicuramente non a misura d’uomo come è New York. La scrittura è notevole, riesce ad essere sarcastico, pungente, di una umanità disarmante, ecc…. Secondo me è un po’ riduttivo classificare questo libro come un testo comico; sicuramente la comicità è un aspetto ben presente ma è la comicità che deriva dal fatto che spesso le cose tragiche della vita hanno anche dei risvolti comici. Non deve essere facile una vita in cui la razionalità ti porterebbe a desiderare alcune cose, mentre poi gli istinti, che in questo caso prendono il sopravvento, portano ad agire in tutt’altro modo. Non a caso infatti il testo è narrato in prima persona dal protagonista al suo psicanalista. Sicuramente un gran libro. Da leggere.
Voto: 5 / 5

gepi (21-06-2009)
A mio avviso, è uno di quei libri che si leggono per amore dell'autore anziché per amore della storia. Il Lamento ha senza dubbio un valore storico importante nella letteratura americana del secondo Novecento ma non esagererei con gli elogi. Questi ultimi li riserverei semmai a Pastorale Americana.
Voto: 3 / 5

tommaso bola (16-06-2009)
Chi pensa che questo libro sia una autobiografia adolescenziale colorita di sesso non ha capito niente. La grandezza del libro è utilizzare l'orrendo istinto di molta letteratura contemporanea di parlare di se stessi con sarcasmo e leggerezza e trasformarlo in qualcos'altro. Questo libro è letteratura immortale perché tratta di senso di appartenenza, di lotta contro se stessi e i propri istinti miserabili, di amore per il genere umano. E' necessario liberarsi dalla morsa della povertà intelletuale che fa credere che raccontare di una masturbazione sull'autobus sia solo un episodio divertente. Tutto può essere volgare e sublime, dipende da come lo si racconta. In ogni caso Pastorale americana e ho sposato un comunista restano a mio parere i capolavori di Roth.
Voto: 5 / 5

Beppe beppe.ardi@gmail.com (31-05-2009)
Ci ho messo molto a finire questo libro. Spesso l'autore cita dei luoghi e delle situazioni specifiche, forse un americano lo trova più familiare. Però il suo sarcasmo è davvero travolgente e il modo di mascherare le debolezze degli ebrei è pungente. Mi sono divertito davvero a leggerlo, chiunque ha vissuto un'adolescenza da pornomane troverà uno che sà descriverla senza tanti giri di parole. In definitiva la grandezza di questo autore sta nel rifuggire i luoghi comuni.
Voto: 5 / 5

Franco 3palmiro@excite.it (23-04-2009)
Dopo "Auto da fe" di Elias Canetti , dopo TANTI libri, questo è il secondo libro che non porterò a termine; i primi 3 capitoli sono stati di una noia portata al parossismo; mi chiedo cosa ci sia di bello in una prosa che sembra imitare il "Giovane Holden", in un ambiente che sembra Woody Allen al suo peggio e in un ragazzino che veramente è concentrato solo sul suo Valter ( citando la Litizzetto )!
Voto: 1 / 5

alex alexswall@yahoo.it (05-09-2008)
Philip urla stupefacenti banalità infarcite da una buona dose di volgari trovate tutto e sempre costantemente sopra le righe, un autentico delirio privo di ironia. Per riprendermi tornerò a leggere qualche passo del grande Barney la cui "versione" consiglio a tutti.
Voto: 2 / 5

CiammaiC ciammaic.p@gmail.com (30-06-2008)
Scorrevole, divertente e intelligente, il romanzo, in prima persona, racconta dei contrasti culturali del protagonista con i suoi genitori, e dei suoi desideri che vive con i sensi di colpa. Più in particolare, viene sviscerata, tra ironia divertimento e dolore, con un lessico colorito ma piacevole, la sessualità del protagonista attraverso le prime esperienze e le sue storie sentimentali, alla ricerca di un equilibrio tra pensiero e istinto che si contrastano.
Voto: 5 / 5

Claudio (01-04-2008)
Sicuramente un libro molto divertente, sicuramente una prosa degna di un mostro sacro, sicuramente l'abilità di cogliere i vizi di una cultura assai complessa, e sicuramente tante altre belle cose. Però c'è un però[(?)eh?]. Mi è piaciuto ma non mi ha fatto impazzire... non sento di poter condividere l'entusiasmo di altri utenti che si sono lasciati andare a commenti trionfalistici (come del resto tutta la critica), anzi l'ho trovato fin troppo ripetitivo e ai limiti della testardagine, che, a conti fatti, nuoce nell'intento del grande maestro Roth: si ripresentano nel corso della lettura situazioni, comportamenti e battute molto simili, che a lungo andare diventano sempre meno simpatiche fino ad annoiare e a far apparire Alex profondamente antipatico e difficilmente sopportabile! Ho concluso la lettura con un bisogno innato di spaccare il muso al protagonista. Non mi era mai capitato...
Voto: 3 / 5

Franco (13-01-2008)
Grande successo e basta leggerne poche pagine per capirne il perché. Divertente ed irriverente, qua e là sporcaccione, sembra farsi beffe di tutto e di tutti, protagonista compreso. Paragonabile ai primi film di Woody Allen, fino a Manhattan per capirci, anche per la presenza della psicoanalisi. Uno dei pochi libri di qualità dagli effetti comici dirompenti: tra le pagine è facile che vi scappi una bella risata.
Voto: 5 / 5

Philip (28-11-2007)
Il libro grazie al quale si è rivelato un genio.Tragicomicamente irresistibile;Woody Allen avrebbe potuto curarne la trasposizione cinematografica.
Voto: 4 / 5

Herzog (02-11-2007)
Cosa può esserci ancora di serio dopo un libro del genere? Questo libro.
Voto: 5 / 5

francesco (25-10-2007)
Mitico Philip! Divertente, stonato, triste, malinconico, un vero insalatone psicanalitico.. Il monologo di Portnoy è spettacolare!!! Un libro da leggere a cuor leggero, e senza pretese.. Lasciate perdere la MORALE, se mai ce ne fosse una!
Voto: 5 / 5

adiantum (23-10-2007)
Anch'io fuori linea, non sono riuscito a trovare la chiave di lettura comica, ma solo quella tragica. Non bastano le goffe avventure di sesso e di surreali edipici rapporti famigliari, a mitigare la trgicità della condizione di disadattato del protagonista. Si può ridere, ma con lo spirito con cui si ride vedendo qualcuno inciampare. Mi ha lasciato a disagio, forse può essere un merito: è rimasto qualcosa.
Voto: 2 / 5

Silvia (11-10-2007)
Mi dispiace essere l'unica voce dal coro e mi chiedo se ho qualcosa che non và..... ma a me proprio non è piaciuto, non mi ha lasciato nulla, nemmeno mi ricordo bene la storia seppur l'abbia letto questa estate...
Voto: 2 / 5

ale bedica alebedica@hotmail.it (26-05-2007)
Philip Roth è cordialmente odiato dall'establishment ebraico newyorkese,che lo accusa di mettere in scena un catalogo di tic e manie degli ebrei americani,in una progressione di storie la cui verve comica galleggia indecorosamente sulle grandi tragedie della tradizione ebraico-orientale,non riconoscendogli,invece,il coraggioso merito di lottare,con spirito laico,ad una pacifica convivenza e comprensione tra popoli e culture,attraverso il distacco illuminato,la critica e l'humor,di cui è maestro grazie ad un innovativo linguaggio carico della forza emotiva del parlare quotidiano.Alex Portnoy sembra lo stereotipo dell'ebreo nell'umorismo classico est-europeo,lo schlemiel,ma invece incarna perfettamente lo schlimazel.Sono entrambi termini yiddish che dovrebbero significare 'imbranato'.La loro differenza è però importante:il primo è colui che inciampa e rovescia la minestra,l'altro è quello che riceve la minestra addosso.Quindi non un incapace,ma una vittima degli eventi e del destino.Portnoy anche se non è responsabile delle umiliazioni è però colpevole di affezionarvisi troppo.Nella lunga affabulazione sul divano del silenzioso psichiatra,lo scopriamo impaziente analista delle proprie motivazioni edipiche,che per venire a capo del problema di una improvvisa impotenza (una maledizione annunciata?)sviscera a fondo con dovizia di particolari.La dissacrazione e la ribellione non sono solo verso l'ambiente famigliare e la madre ma anche verso la sua casa e le stesse stanze:temi già psicologicamente ricchi ed allusivi,che diventano per Roth oggetti principali e non solo sfondi. La casa quindi non significa più domesticità e sicurezza,perchè caricandosi di allusioni ed inquietudini,fortemente erotizzanti,accende la fantasia del giovane ed anche la nostra.Se Salvador Dalì non avesse già sperimentato l'oggetto surreale domestico con 'Il sofà come le labbra di Mae West' nel 1938,avrebbe forse realizzato nel 1969 'Il sofà come l'uccello di Portnoy'.
Voto: 5 / 5

ales (26-04-2007)
Alex Portnoy è uno di noi, o tanti di noi messi insieme. Ci fa ridere e ci appassiona perché ci rappresenta. Ognuno di noi ha visto se stesso, anche solo in uno dei suoi episodi. Philip Roth è un grande scrittore americano, uno dei pochi, finora, che ha saputo cogliere la freschezza di una letteratura che vive oggi la sua fioritura. Ma è anche uno scrittore ebreo e questo aspetto è l'elemento da cui tutta la sua scrittura parte. Così come la letteratura scaturisce dall'incontro dell'antico col moderno. Suggerisco di leggere Roth a tutti, Lamento di Portnoy a molti. Non mi stupirei di vedere presto il Nobel tra le sue mani.
Voto: 5 / 5

Jules (12-04-2007)
Molto più terribile di quanto si pensi; Portnoy non è stato solo il libro rivelatore del genio comico di Roth ma anche il romanzo che ne ha svelato tutte le angosce e le paure. Il delirio finale in terra israeliana è un esempio lampante: l'impossibilità di godersi la felicità per colpe non proprie, ma che è impossibile ignorare. Da ricordare i momenti di profondo affetto e compassione nei quali Alex descrive la figura del padre, re dei nobili pezzenti.
Voto: 5 / 5

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