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Kristof Agota - Trilogia della città di K. | Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la "Trilogia della città di K" ritrae un'epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.
Recensioni 1 - 20 di 93 recensioni presenti. Media Voto: 4.25 / 5renata (08-02-2012) Premetto che non l'hoancora finito, ho iniziato la II parte da poco. E' un libro crudo, ma che non lascia indifferenti.Si capisce fin dall'inizio che sotto sotto c'è qualcosa, appena lo finisco aggiorno il mio commento. Per ora è da 4/5 poi vediamo il finale. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
L. (17-01-2012) sicuramente non sono nessuno per giudicare un libro come questo che di certo è un capolavoro ma a me personalmente (e sottolineo che è un'opinione del tutto personale) non ha fatto impazzire... la storia è indubbiamente molto toccante e coinvolgente ma è lo stile che non amo. trovo che per essere crudi e schietti non serva essere sempre così esagerati e disturbare il lettore a tutti i costi con scene e immagini fin troppo sopra le righe (soprattutto nella prima delle tre parti). Voto: 2 / 5 |  |  |  |
michele (17-11-2011) "Una prosa di perfetta,innaturale secchezza,una prosa che ha l'andatura di una marionetta omicida".
Nessun altro commento sarebbe più adatto.
Ricorderò per sempre la sua scrittura nuda,cruda,senza fronzoli e mezzi termini.La trama?Scopritela voi.
Cara signora Kristof,mi deve due notti tormentate. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
teresa (07-11-2011) e' un libro molto forte ma va letto. Teresa Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Chiara (06-10-2011) Bella lettura. Da subito si capisce che "c'e' qualcosa sotto", che non e' un libro come gli altri, che prima o poi si manifestera' la diversita', la bellezza di questo libro. Infatti e' cosi'.
Non racconta di gioie, ma di solitudini e modalita' (anche estreme) per cercare di sopportarla. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Clara (31-08-2011) molto belle le prime due parti. la terza è veramente troppo confusa, difficile districarsi in questo intreccio in cui tutto è la negazione di tutto. per me è un 3/5 Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Franca (27-08-2011) Scomparsa una grande. La Kristof ha distillato perle di grande scrittura nei suoi romanzi (troppo pochi purtroppo). Da leggere assolutamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Claudia (16-05-2011) Un romanzo geniale sotto molti aspetti, ma troppo triste e angosciante per i miei gusti. Non so se lo consiglierei. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
alex (10-01-2011) Non saprei.. la letteratura ungherese credo non faccia per me.. l'ho trovato troppo strano, non mi viene un aggettivo più adeguato.. sembra scritto da un ragazzino delle medie, frasi brevi e narrazione frammetaria, storia che si snoda per episodi senza una vera fluida continuità.. caratteristiche queste che ho riscontrato anche ne "La porta" della Szabò e ne "Il paese delle prugne verdi" della Muller.. le trovo letture pesanti. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Ornella ornelladr@virgilio.it (28-11-2010) Un libro che di certo non lascia indifferente il lettore.
La prosa è severa e magnifica. Frasi brevi, incisive, chiare, dirompenti, dure, laconiche. Che vanno diritte al punto descrivendo senza pietà e senza pietismi tutti i dolori che accompagnano le vite dei 2 gemelli protagonisti Claus e Luca.
Nessuno spazio a elucubrazioni, ragionamenti, riflessioni argomentate. Solo fatti e talvolta qualche considerazione sintetica e spietata.
La bellezza del libro, oltre che nella storia ben congeniata in 3 parti, sta, secondo me, soprattutto nella prosa.
Delle 3 parti, la migliore, a mio avviso, è la prima.
Un piccolo appunto: il titolo del libro nella traduzione italiana di Einaudi non mi è sembrato molto allettante.
Ed una curiosità: la traduzione spagnola (non mi ricordo l'editore) porta come titolo, semplicemente, "Claus e Luca". Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ianì Valastro (08-11-2010) Ho trovato questo libro bellissimo, i primi due capitoli della trilogia possono un po' disorientare e confondere, il terzo da' una visione complessiva della storia ed e' impossibile non immedesimarsi nei due fratelli e in cio' che hanno vissuto...molto commovente! Consigliato a chi ha voglia di una bella lettura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
LaMelaMarcia (05-10-2010) Romanzo di guerra. Una guerra che tutto distrugge e travolge: cose, famiglie, sentimenti, vite, esistenze. Guerra che genera morte, dolore e follia.
Un romanzo che è come un tornado. Ti prende e ti trascina sempre più giù.
Crudo, crudele, struggente.
Strazia, angoscia, imbroglia.. non lascia speranza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Federico (03-09-2010) Un'opera particolare dove, veramente, tutto appare il contrario di tutto: tutto viene negato, la stessa negazione viene negata, lasciando il lettore veramente libero di credere quello che più desidera. Il primo libro è originale, il secondo triste; il terzo commovente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stanislao Scognamiglio (29-07-2010) Un libro straordinario.
Penso che possa piacere o meno, ma forse bisognerebbe conoscere il dolore profondo di Agota Kristof e la sua vita per capire che lo stile, l'ambientazione e la trama sono deliberatamente allucinatorie come lo è la condizione della sofferenza quando ancora la trame luttuose ti sono appiccicate addosso. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
luca fanti (06-06-2010) Mi è piaciuto molto, sicuramente una storia e una scrittura che disorientano fornendo diverse chiavi di lettura. Solo a me ha ricordato i lavori migliori di Cormac McCarthy? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
kpax75 (21-02-2010) concordo con JOE, inizia bene e le prime pagine si divorano, ma poi... che fatica arrivare alla fine. Non concordo assolutamente con chi lo definisce un capolavoro. Per esserlo, l'autrice avrebbe dovuto dosare con più equilibrio il suo straripante nichilismo per rendere l'opera più credibile. Qui la negatività va oltre ogni limite tollerabile, e le scelte dei protagonisti appaiono il più delle volte grottesche ed inconcepibili. Esagerato. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Andrea (26-01-2010) Un libro bellissimo, che sicuramente disturba. Tocca le corde più profonde della condizione umana.
O piace o non piace.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Guia (19-11-2009) Non può lasciare indifferenti, ci sono parole che arrivano pungenti come frecce e accadono cose che per mandarle giù devi scomodare un bel po' i pensieri... e a me questa cosa è piaciuta, tanto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Bernard Dino (03-10-2009) Nei rari momenti di relax in cui non gioca a scacchi, sono sicuro che la Nera Signora legge libri come questo, con la falce posata ai suoi piedi.
Parlarne solo come del libro più triste del mondo, è alquanto riduttivo. Il dolore, la miseria, la disperazione, l'annichilimento dell'essere umano sono distillati al punto da cristallizzarsi in scheletri eterni ed ubiqui, nella realtà, nel sogno e nella fantasia.
E' un'opera in tre libri, o meglio, tre cantiche: Inferno, Inferno e Inferno. E magari fosse solo fuoco e fiamme (che pure non mancano). L'inferno qui è a tutto tondo: fisico, morale, politico, sociale. Ci sono raggelanti istantanee di degrado e depravazione; ci sono la guerra e la dittatura che divorano non solo provviste e coperte, ma anche ogni forma di sentimento e di umanità. Insomma, un tale campo di concentramento dell'anima, che quando nella città di K. passano i veri deportati, gli altri dannati possono anche riderci su, è solo un altro scherzo del Male. Tra crudeli efferatezze e nobili eroismi, nessuno è veramente buono, nessuno è veramente malvagio. D'altra parte, chi abita all'Inferno è già morto, anche se il suo cuore in qualche modo ancora batte.
O forse non ho capito niente, e l'Autrice ci vuole dire che l'uomo è più forte di tutto questo? Non credo, l'uomo no, magari lo sono i bambini. Infatti chi si adatta meglio all'inferno sono proprio i bambini: ne imparano le regole e prendono atto, senza giudicare. La vita, quando è giovane, è più forte di qualunque forza distruttrice, anche se poi magari ne pagherà le conseguenze da adulta, quando l'unico lieto fine possibile sarà il suicidio.
Ho scritto tante parole, ma per recensire questo libro forse bastano le due righe che compaiono nel finale: "la vita è di una inutilità totale, è nonsenso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di in Non-Dio di una malvagità che supera l'immaginazione".
Buona lettura... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
claudia (28-09-2009) Libro freddo, artificioso e troppo calcatamente nichilista. Alcuni passaggi si lasciano apprezzare per lo stile, ma il testo, nel complesso, non emoziona nè suscita interesse. Francamente disgustosa è poi la strisciante misoginia che permea ogni pagina. Una scrittrice di QUALCHE talento, che purtroppo della vita coglie solo la superficie. Tralatro in maniera distorta. Voto: 1 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 80 Recensioni 81 - 93
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