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Roth Philip - Pastorale americana | Seymour Levov è alto, biondo e atletico. Malgrado sia di origine ebraica al liceo lo chiamano "lo Svedese". Negli anni '50 sposa miss New Jersey, avviandosi ad una vita di lavoro nella fabbrica del padre. Nella sua splendida villa cresce Merry, la figlia cagionevole e balbuziente. Finché arriva il giorno in cui le contraddizioni del paese raggiungono la soglia del suo rifugio, devastandola. La guerra del Vietnam è al culmine. Merry sta terminando la scuola e ha l'obiettivo di "portare la guerra in casa". Letteralmente.
Recensioni 1 - 20 di 61 recensioni presenti. Media Voto: 3.81 / 5paolo_ (24-11-2011) Roth aspettta da tempo il Nobel per la letteratura. Dopo averlo letto, capisco che sì, lo meriterebbe per spessore di scrittura e qualità dell'opera, ma resto della mia opinione che Pamuk o Andric son di un'altra pasta, quella europea. Qualcuno giudica noiosa la parte sulla fabbricazione dei guanti, a me è quella che è piaciuta di più, fondamentale per l'imprinting caratteriale dello Svedese. Mi hanno lasciato invece dubbioso: lo stratagemma narrativo dell'autore; la tendenza, americana, a tagliare con l'accetta le caratterizzazioni psicologiche, andando poi a fondo sul singolo personaggio fino al dettaglio estremo dello spaccato; una prolissità generale che fa sempre pensare che gli autori americani li paghino tanto a pagina; un'indubbia prevedibilità che rende la narrazione un flusso di coscienza fin troppo teatrale e caratterizzato nella direzione della tragedia. Verrà Oliver Stone e ne farà un film, mi vien da pensare. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Daniele katodepla@inwind.it (22-11-2011) Roth se volesse potrebbe litigare con se stesso. E avere sempre ragione. E' puro genio quanto a caratterizzazione dei personaggi. Non è il mio genere, ma un 5 lo merita tutto. Dissento da chi trova la storia noiosa, perchè è un approccio che non condivido: se leggete per "sapere cosa succede" non comprateveli nemmeno i libri... andate su wikipedia che ve lo riassumono. E' il motivo per cui nella mia critica non riassumo neppure io, ma commento. Qui stiamo parlando della magia dei libri. Quando leggo sono un costruttore di mondi. Per scrivere non basta FARLO. Altrimenti un Faletti qualunque ti "dice" che un certo personaggio è affascinante e tu ci devi credere, Roth invece dosa gli ingredienti giusti e l'incantesimo lo crei tu, appunto. Leggendo. E il personaggio "diventa" affascinante.
Capisco che possa dividere i lettori, non è uno scrittore per tutti. Ma non credo neanche ci tenga poi tanto... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Lady Libro (10-11-2011) Bruttissimo, orrendo, terribilmente noioso e tedioso. Non sono riuscita nemmeno a terminarlo.
E'il primo libro di Philip Roth che leggo e sarà anche l'ultimo. E'un' interminabile storia (che non suscita il benchè minimo interesse) di un tipo bello e bravo nello sport tutto muscoli e niente cervello (proprio come le persone che, purtroppo, al giorno d'oggi contano e sono famose) con la sua famiglia piena di pazzi schizofrenici degni da manicomio. Philip Roth non è altro che uno squallido, dimenticabile e malriuscito Woody Allen con la penna che ha conquistato il pubblico con cose assolutamente banali. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
silvia (05-10-2011) Partenza e decollo molto ardui, descrizioni ripetitive, irrilevanti ai fini del romanzo. Superato questo scoglio che si protrae per un centinaio di pagine, la trama esplode, diventa grandiosa, mettendo a nudo uno di quei temi cruciali e difficili da digerire così cari a quest'autore.
La parte finale sembra scritta frettolosamente, è poco verosimile e non sviluppa né scioglie quei nodi così coraggiosamente portati in superficie. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Serena (27-07-2011) Ho letto il libro incuriosita dalla storia e dai giudizi positivi.. che dire.. deludente... Libro in molti capitoli davvero noioso (le descrizioni della fabbricazione dei guanti di pagine e pagine sono inutili e pesanti). Si arriva alla fine dove troppe cose non vengono dette e molte altre inutili, invece, descritte in abbondanza.. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
lomat83 (19-06-2011) Premio Pulitzer per la letteratura nel 1997, uno dei grandi romanzi americani degli ultimi 15/20 anni. Un grande affresco sulla famiglia, il sogno americano infranto dello "Svedese", la cui ferrea rettitudine laico-ebraica, il suo amore per il lavoro e la famiglia, non servono ad evitare la crisi e l'inevitabile catastrofe.
Roth pennella un affresco maestoso, in cui lo stile, premeditatamente involuto e complesso, a tratti decisamente "farraginoso", risente del giochino postmoderno delle "scatole cinesi", dove il narratore Nathan Zuckerman altri non è che il ghost writer ed alter ego dello stesso Roth. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Fabio fabio.peo@libero.it (19-06-2011) Sinceramente...mi aspettavo qualcosa di diverso, di più avvincente, ma purtroppo anche più piacevole. Nulla da dire sul grande dono dell'eloquenza, Roth gode di un impareggiabile dono della parola, riesce a sondare le singole sensazioni come solo pochi scrittori sanno fare, e mostra di conoscere più termini di un dizionario. La vicenda narrata non merita tuttavia un libro di tali dimensioni, se Roth voleva fare una critica alla società americana lo poteva fare in metà pagine, senza barcamenarsi in continue ripetizioni. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
ianì (20-05-2011) Non mi ha convinto molto, ho impiegato quasi un mese a leggerlo e non vedevo l'ora di finirlo...superflui gli ultimi tre capitoli! Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Massimo F. (02-04-2011) Intenti e finalità del romanzo chiarissimi: Roth, come altri scrittori U.S.A., quando affonda il coltello della riflessione sull' "odi et amo" della società americana è un maestro: tanto profondo, quanto spietato. Il mondo yankee con il suo orgoglio e le sue contraddizioni post 1945 viene disarticolato e vivisezionato senza sconti ed in maniera superba. Roth, tuttavia, porta avanti l'operazione in maniera un po' troppo farraginosa e a forza di scavare e scavare rischia di rimanere seppellito dalla sua analisi (e il lettore assieme a lui). Decisamente e inutilmente lento: con meno idee e materiale forse inferiore, Yates con Revolutionary Road sembra un altro pianeta. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
redhousemax (23-02-2011) Sicuramente per apprezzare appieno il romanzo non basta leggerlo una volta sola. L'impatto è forte in particolare nella parte centrale dove il romanzo sfiora veramente il capolavoro per intensità e coinvolgimento. Probabilmente un centinaio di pagine in meno non avrebbero tolto niente all'insieme del racconto e lo avrebbero reso più "leggero".
Il grosso pregio di questo libro che pur raccontando una storia (che alla fine non si capisce bene se vera o frutto della fantasia di Zuckerman ...) che in un certo senso ha già la soluzione nella prima parte del racconto riesce ad essere comunque stimolante e interessante. Ed è molto difficile in effetti gestire un flashback in un libro se non si possiede un dote di scrittura eccelsa come Roth dimostra di avere.
Consigliato (insieme alla serie di racconti in cui Zuckerman è protagonista dallo "Lo scrittore fantasma" in avanti). Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Novecento (04-01-2011) Dopo aver letto questo libro il grande problema da risolvere è cosa leggere dopo... Una famiglia ebrea, benestante, borghese, lui infallibile negli sport, negli studi, nell'azienda di famiglia, lei allevatrice e Miss New Jersey... Il ribaltamento della pastorale americana avviene in casa. Merry, figlia dello svedese e di Dawn, in nome della difesa del popolo vietnamito e contro la guerra mossa da un'America spietata e feroce, diventa una terrorista. Crolla allora il mito di un nucleo famigliare invidiato da tutti, agli occhi di tutti esempio di conformismo e puritanesimo. Restano numerosi punti di domanda a cui lo scrittore non dà cenno di risposta. Ti entrano dentro, ti sconquassano. Resti spiazzato dalle tante tematiche e dagli innummerevoli spunti di riflessione che Roth regala. Imperdibile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giuliana (04-12-2010) Finito oggi questo libro stupendo ,che dire?Dico che per capirlo bene,per gustarmi ogni riga, ogni riflessione di questo capolavoro ho dovuto leggerlo tre volte.La prima volevo arrivare a scoprire il finale,la seconda non mi ha soddisfatta ,non riuscivo a collegare molti passaggi e la terza , diventata quasi uno studio,mi ha chiarito tutti i dubbi e finalmente l'ho assaporato in tutta la sua meraviglia.Un problema :cosa leggere ora?
Un saluto a tutti Giuliana Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nicola Intrevado intrevado@hotmail.it (23-09-2010) Non diro' quanto Roth sia spietato, inclemente, punitivo : con tutti coloro che hanno poca dimestichezza con la letteratura ordinaria dei nostri giorni vuoti di ogni qualita' narrativa, basta guardare a chi vanno i premi " Strega ". Nello specifico, trattandosi , di alta letteratura.Non diro' che Roth non rappresenta un autore votato al best o long sellers che sia, o a mode modelli e cortigianerie editoriali, appartenente, invcece, ad una nicchia molto ristretta di eletti e graziati dall' uscita di ogni suo lavoro come per la benedizione di un pontefice illuminato e capace di miracoli.Diro', invece, che la "Pastorale Americana" e' una di quelle opere, ben poche in verita', che segna una netto confine tra cio' che era prima e cio' che sara' dopo la sua pubblicazione.Non basta leggerla come simo abituati da tempi di consumo della lettura, bisogna studiarla, assaporarla, contemplrla, con grande, vigile : attenzione.Come un quadro di Monet. Come un film di Bergman.Diversamente : tutto si riconduce a pennellate su stoffa e fotoragammi incollati.Invece, cosi' facendo non si potra' fare meno di notare , osservare : l' analisi dei personaggi e la loro rappresentazione semeiologica nelle psicologie caratteriali e personali delle figure tracciate; la perfetta, stupefacente ambientazione degli scenari storici generali e persino rionali di una Newark che si mostra nelle caratteristiche fenomenologiche e archetipiche di un periodo cristalizzato, un luogo legato al mito ed al ricordo e alla memoria collettiva e personale dell' autore.La costruzione perfettissima, archittetonica, nello svoglimento delle varie e complesse vicende, l' humor intelligentissimo e fine, quale, esatta antitesi del banale e del campionario dell' ovvieta', ma, aristocatico e distante; persino l' arredamento degli interni e' degno di un autore, un caposcuola, che va' al di la' di ogni giudizio di parte possibile. E che, potrebbe riassumere le lunghe, inutili note biografiche della quarta di copertina con tre sole parole " Io sono leggenda " Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessandro (28-07-2010) Ok, Seymour aveva la figlia migliore del mondo. Ok, fabbricare guanti in pelle era per lui il lavoro più bello del mondo. Ma perchè ripeterlo in maniera ossessiva per tutte le quattrocentoventicinque pagine? Roth ci illumina su una parte di storia americana a molti sconosciuta: quella della contestazione esplosa tra la fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta. Un'espressione democratica repressa in maniera spesso violenta dalla polizia (con tanto di morti) che innescò a sua volta una contro reazione altrettanto sanguinosa da parte di alcune frange di estremisti. Ciò che rende molto pesante la lettura del romanzo è la scelta dell'autore di utilizzare come collante per descrivere questi avvenimenti la storia personale del protagonista che di per se si esaurirebbe in trenta pagine al massimo. Ecco perchè il testo, pur trattando un argomento molto interessante, risulta ripetitivo fino a sfiorare il comico in alcuni passaggi. Personalmente consiglio di leggere con attenzione tutte le pagine relative alla cronaca di quegli anni non soffermandosi più di tanto sulle tediose riflessioni del protagonista. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
gelsomina (16-06-2010) pur con tutte le migliori intenzioni, non ce l'ho fatta a finirlo. Semplicemente tedioso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Grif (28-05-2010) Grande potenza narrativa quella di Roth che purtroppo si perde nel suo reiterare e rimarcare sempre gli stessi concetti, probabilmente nel tentativo, inutile, di delineare maggiormente i suoi personaggi. Sullo sfondo, la società americana con tutte le sue contraddizioni e i diversi giudizi su ciò che è buono e ciò che è sbagliato. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
policlo (18-05-2010) Fondalmentalmente è una delusione, bello solo nella parte centrale. Per il resto le prime 100 pagine e le ultime 100 sono noiosissime. E' il classico libro che, ridotto alla sua metà (e forse meno) sarebbe stato perfetto. Prolisso all'inverosimile, si perde in digressioni inutili. Per contro il suo grande pregio è farti entrare nell'anima dei personaggi, però, ragazzi, che fatica... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Stefano (19-04-2010) Noioso e ripetitivo. Forse bisogna essere dei letterati per coglierne la bellezza. Io non ci sono riuscito. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
italo stipani (18-03-2010) L'ho trovato un bellissimo libro e sarebbe un capolavoro se non fosse per le ultime circa 100 pagine assolutamente inutili e che lo appesantiscono non poco, peccato! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
giuliog02 (17-02-2010)
Testo dispersivo, enfatico, ideologico, decisamente noioso. Per contro la scrittura - dal punto di vista tecnico - è buona: frasi brevi o brevissime, esaustive di un concetto. A volte, pero’, del tutto inutili nel contesto. Un poco prolisso, a mo’ di saggio sociologico. Per certi versi un D’Annunzio moderno, senza averne le qualita’ estetiche.
Didascalico: troppi tecnicismi descritti (lavorazioni, etc)
Metafore di quart’ordine: < …..larghi tre tavoli e lunghi quattro lampadari, con arredamenti e menu che non sono quasi cambiati da prima della scoperta della rucola. …… una parete a specchio>
Termini inconsueti: ANAPESTO (non c’e’ nemmeno nella Treccani Trevolumi.
Sembra d’essere dentro una sfera che stia dentro a un’altra, oppure in una galleria di specchi. La scrittura e’ fondamentalmente brillante, ma frattale: ci sono divagazioni dentro a divagazioni!....
Le ossa di Faulkner, Steinbeck, Hemingway si rivoltano nella tomba. Sconsigliato.
Voto: 1 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 61
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