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Pavese Cesare - La luna e i falò |
Pubblicato nell'aprile del 1950 e considerato dalla critica il libro più bello di Pavese, "La luna e i falò" è il suo ultimo romanzo. Il protagonista, Anguilla, all'indomani della Liberazione torna al suo paese delle Langhe dopo molti anni trascorsi in America e, in compagnia dell'amico Nuto, ripercorre i luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza in un viaggio nel tempo alla ricerca di antiche e sofferte radici. Storia semplice e lirica insieme, "La luna e i falò" recupera i temi civili della guerra partigiana, la cospirazione antifascista, la lotta di liberazione, e li lega a problematiche private, l'amicizia, la sensualità, la morte, in un intreccio drammatico che conferma la totale inappartenenza dell'individuo rispetto al mondo.
Recensioni 1 - 20 di 30 recensioni presenti. Media Voto: 4.53 / 5Barby (05-01-2010) Ho visto molti commenti positivi riguardo a questo libro,ma a me non è piaciuto per niente...niosissimo fin dall'inizio,solo verso la fine diventa più "interessante"(si fa per dire,rispetto al resto...).Non critico la capacità di scrittore di Pavese,sarà pur un grande per molti,ma il racconto è troppo deprimente e lento... Voto: 2 / 5 |
Marek (22-10-2009) Un grandissimo Pavese!! Voto: 4 / 5 |
Andrea (27-04-2009) L'ho letto con un pizzico di fatica di troppo, a causa della miriade di nomi di localià, di persone o di scorci di paesaggio che Pavese utilizza per descrivere un vissuto molto personale.
Però che libro e che spessore...! Una trama esile che ti porta dritta dentro la psicologia e il fluire della coscienza dei personaggi principali.
Il nostro passato che torna sempre come presente di chi viene dopo di noi.
Voto: 4 / 5 |
Piero (23-11-2008) Per uno che viene da fuori,trovare a Pavese è come vedere che dietro il nostro specchio c'è qualcuno che spiegherà quello che certamente succede. Forse lei ha voluto seguire la struttura della Commedia di Dante, oppure spiegare l'entroterra della nostra conscienza sull secolo XX. Su quello che non ho più dubbi è che la vita grazie a Pavese ha più senso e sopratutto un pò più di luce, al di là dei falò...
Non posso dire altro; anche la massima puntuazione... Voto: 5 / 5 |
Simone (03-11-2008) Pavese con parole sceltissime e ben dosate immerge il lettore nella memoria storica di un piccolo villaggio delle Langhe piemontesi che è specchio di un Paese intero martoriato dalla seconda guerra mondiale. Il romanzo alterna i ricordi d'infanzia, magici, dolce-amari, intensi, con la dura consapevolezza dell'età adulta, a volte crudele, altre rasserenante. Libro bello e appassionante, si avverte che è stato molto vissuto dall'autore. Voto: 5 / 5 |
Antonio (14-06-2008) L'avevo letto al liceo a diciassette anni ma non l'avevo apprezzato, troppo profondo per quell'età. Ora ne ho 54 e averlo riletto mi ha fatto cambiare idea. Dalle pagine traspirano una lancinante malinconia e una dolorosa nostalgia che solo le persone più mature possono comprendere. Peccato che Pavese abbia deciso di terminare anzitempo la propria vita, probabilmente avrebbe potuto regalarci qualche altro capolavoro: attraverso di lui sono passati tutti i più grandi scrittori italiani del novecento, da Calvino, alla Ginzburg, a Umberto Eco. Voto: 5 / 5 |
Cristiano (02-04-2008) Credo che tra i libri scritti da Cesare Pavese questo sia, insieme a "Il compagno" e a "Dialoghi con Leucò", uno tra i meglio riusciti. Un libro in cui emerge tutta la sofferenza di vivere, i turbamenti che non sono soltanto dei personaggi ma anche di intere generazioni e per certi versi dell'intero nostro Paese durante il Novecento. Voto: 5 / 5 |
Leo Perutz (11-01-2008) Grande capolavoro della nostra letteratura, l'opera compiuta di Pavese dalla quale l'autore esce, come racconta Lajolo, distrutto ed annientato, avviato verso il suicidio. La Luna e i Falo' e' il romanzo dedicato alla tematica del ritorno e del confronto con il proprio passato. Qualcuno puo' leggerci una elogia di un mondo contadino scomparso, legittimo, ma non riuscirebbe a spiegarsi cosi' il perche' del suicidio dell'autore.
La storia e il tempo procedono in una direzione inarrestabile che macina e polverizza non solo i ricordi e le persone ma persino i paesaggi, i luoghi ai quali siamo legati. Non bisognerebbe tornare mai al nostro passato, racconta Pavese, eppure non pensiamo ad altro, non desideriamo altro e viviamo schiacciati tra l'incudine della nostra storia, alla quale aneliamo con sentimento e il martello della certezza che questo sentimento non potra' mai essere corrisposto ed appagato. Voto: 5 / 5 |
m.silvia (07-01-2008) splendido.....ho finalmente visto il mondo di cui mi parla sempre mia nonna. Mi pare di esserci stata! di aver aprtecipato alle feste contadine .. Pavese ce lo fanno studiare troppo poco a scuola, praticamente non ci si arriva mai..un vero peccato!!! Voto: 5 / 5 |
Tommaso (26-12-2007) Capolavoro di Pavese, la Luna e i Falò si presenta come un descrizione della vita dei contadini durante la guerra partigiana e il regime fascista. Tale descrizione è affascianante e talvolta conturbante. La lettura è abbastanza piacevole, anche se in alcuni punti lo stile pavesino rende difficile la comprensione di ciò che si va leggendo. Assolutamente da Leggere: capisaldo della letteratura italiana degli anni 50'. Voto: 4 / 5 |
graziana (03-12-2007) E l'opera di Pavese che mi è piaciuta più di tutte. Fa respirare l'atmosfera di quegli anni,quelle terre cotte dal sole sembra quasi di averle sotto i piedi. Meraviglioso, Pavese è stato uno dei grandi della letteratura italiana, e in questo romanzo lo dimostra pienamente. Voto: 5 / 5 |
Mo (03-11-2007) L'inizio lento non mi convinceva molto, ma poi la storia mi ha preso, mi sono sentita trascinare a Belbo.
Uno dei più bei libri mai letti, e ora che ho scoperto Pavese, voglio leggere altri suoi libri. Voto: 5 / 5 |
anna (28-09-2007) Se Pavese fosse vissuto più a lungo avrebbe preso il Nobel,è sicuro. Voto: 5 / 5 |
rosso1978 (23-07-2007) Il più bel libro di Pavese...ed uno tra i romanzi più belli che abbia mai letto! Voto: 5 / 5 |
ladybrett (26-01-2007) qualche pagina per entrare in sintonia, per naturalizzarsi nella regione del Belbo, e vi accorgerete di star leggendo qualcosa di straordinario: per la veridicità palpabile di luoghi, personaggi, e cultura. e per molto altro. chi conosce la campagna se la sente risvegliare dentro. il libro respira tra le mani. da leggere. Voto: 5 / 5 |
pilla (23-01-2007) Non conosco benissimo Pavese e le sue opere, ma tra quelle che ho letto, sinceramente, non è la mia preferita. Anzi Voto: 2 / 5 |
robe (21-01-2007) mi devo sbilanciare, questo è il miglior libro che abbia mai letto, più ancora dei fruttero e lucentini, dei bassani, degli eco e delle ginzburg che pure adoro..
leggetelo e fatelo leggere. insegnanti di italiano fatelo leggere a scuola... Voto: 5 / 5 |
stefano stevenpipini@hotmail.com. (20-12-2006) Scritto bene, racconti del passato e del presente che si intrecciano, vita contadina,preti, partigiani,fascisti, signorotti che con il passar del tempo finiscono in malora, poveri con la vita maledetta senza futuro, e poveri che ce la fanno ( pochi). Uno spaccato di vita del dopoguerra molto interessante, dove la sconfitta la fa da padrona. Alcuni capitoli sono autentici capolavori di lirica. Da leggere. Voto: 5 / 5 |
mauro (31-08-2006) Limpido, fresco, lieve.
Scorre come l’acqua. Liscio, sembra che tutto passi, là, in fondo alla valle. Tutto immutabile e sempre diverso.
Come l’acqua, però, scava. Scava a fondo dentro di noi riportando alla luce qualcosa che da sempre ci appartiene.
All’inizio, forse, come per entrare nell’acqua fredda, un poco ci ritraiamo, ma passate le prime pagine, una volta che ci siamo ambientati, non ne usciremmo più.
Voto: 5 / 5 |
Roberto Calcagnile satoriit@yahoo.it (15-07-2006) Un romanzo favoloso in cui Pavese da prova della sua imponente statura letteraria.
Il romanzo narra la storia di Anguilla che ritorna nel paese dove ha vissuto la propria giovinezza, si incontra con l'amico Nuto con cui ripercorre i tempi, che adesso sa, felici.
Il racconto e' attraversato da una nostalgia che attanaglia, che urla di dolore, consapevole che cio' che e' stato non tornera' piu'.
Uno splendido affresco capace di darci coscienza di come nel volgere di un secolo la vita dell'uomo sia completamente cambiata.
Il regisro narrativo di Pavese e' superbo, ogni personaggio rappresenta simbolicamente lo specchio di un suo sentimento.
Ci si trova tutta la sua vita in questa opera e purtroppo anche un anticipazione della sua fine.
Sara' infatti la rabbia di Valino, metafora della rabbia per un tempo che non tornera' piu', a metter fine alla storia, uccidendo le sue donne incendiando Gaminella e suicidandosi subito dopo.
Un libro che ho amato dalla prima all'ultima pagina. Voto: 5 / 5 |
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