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L'uomo grassocio che sbarca, nel maggio 1814, all'isola d'Elba sembra un commerciante qualsiasi: è Napoleone Bonaparte. Tra gli elbani che lo accolgono diffidenti e curiosi c'è Martino Aquabona, un letterato che non si rassegna all'inumanità degli uomini e che da anni cerca di decifrare il mistero dell'Eroe, o dell'Orco, che ha sconvolto l'Europa. Nominato bibliotecario dell'Imperatore, Martino diventa testimone e interprete dello strano interludio dei 300 giorni e dell'intera parabola napoleonica, di cui cercherà di deviare il percorso con un gesto estremo. Le sue memorie sono il dialogo su due modi di vivere: modificare il mondo attraverso l'azione eroica, o cercare di dargli un senso attraverso la scrittura.
Media Voto: 4.25 / 5Luca (10-11-2011) Libro splendido, scritto divinamente. Assaporando l'Elba e le vite degli Elbani travolti per l'ennesima volta dall'impeto della storia, il libro si articola sul persistente contrasto delle diverse personalità che convivono in N. e fra quella dello stesso e di Martino Acquabona, narratore e, suo malgrado, bibliotecario del Bonaparte; in sostanza, un contrasto fra chi nella vita (propria e altrui) ha svolto il ruolo del protagonista e chi da spettatore. A dispetto della forma, che è quella del romanzo storico, risulta un testo estremamente meditativo. Lascia il segno. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nicoletta Polese (15-10-2006) Altissimo il livello di scrittura di Ernesto Ferrero in questo magico libro , di non facile approccio, ma di atmosfere linguistiche rare. L' unica pietra di paragone, a mio avviso, potrebbe essere lo stile della Yourcenar. Si viene presi dal fascino della figura di Napoleone attraverso parole pesate, calibrate, importanti.Nessuna è lì per caso. Il testo trasuda la competenza linguistica e filologica dell' autore. E' un libro dopo la lettura del quale si è cresciuti dentro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Bezdomnyj (04-01-2006) Di Ernesto Ferrero ho apprezzato in particolare lo stile, asciutto ed elegante, perfettamente compatibile con gli alti riconoscimenti che ha conseguito.
Il libro scorre bene, interessa sotto il profilo storico e quello umano (forse un lieve calo d'interesse lo si ha verso la meta' del racconto, un po' ripetitivo) ed e' il racconto non solo del grande Napoleone, qui visto come uomo vero e non come idolo, ma anche degli elbani, della loro terra, dei loro valori, della loro malizia, del loro esser sempre dominati.
Stupendo il finale, che in poche righe ci ricorda che da un'isola e' difficile fuggire, non solo per Napoleone. Ed ecco che, per la storia, siamo un'immagine, o forse neppure quella, in un angolo remoto del mediterraneo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Salvo (07-10-2005) Un fulmine a ciel sereno..è quello che succede nell'isola D'elba con lo sbarco di Napoleone. Gli isolani, che non conoscono altro suono che quello delle onde che si infrangono sulle rive, diventano complici dell'uomo piu furbo mai esistito.
Il bibliotecario dell'isola ci fa conoscere quello che la storia non racconta, ovvero la vita, pur umana, di N. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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