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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Coetzee J. M. - Vergogna

Vergogna TitoloVergogna
AutoreCoetzee J. M.
Prezzo
Sconto 15%
€ 10,20
(Prezzo di copertina € 12,00 Risparmio € 1,80)
Prezzi in altre valute
Dati2005, 234 p., brossura
TraduttoreBona G.
EditoreEinaudi  (collana Super ET)

Nella promozione Einaudi fino al 11 marzo

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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29 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
"A suo avviso, per essere un uomo della sua età, cinquantadue anni, divorziato, ha risolto il problema del sesso piuttosto bene". È la prima frase di "Vergogna", e chi la pronuncia, il professor David Lurie, quel problema non l'ha risolto affatto. Non a caso, una sera Lurie invita a casa sua una studentessa e la seduce. Costretto a lasciare la professione, Lurie si rifugia da sua figlia, in campagna. Qui potrebbe trovare la pace, e invece trova altra violenza, quella che tre sconosciuti esercitano sulla ragazza. Lurie vorrebbe denunciarli, ma sua figlia si oppone, sostenendo che il pericolo con cui i bianchi convivono è il prezzo da pagare per avere diritto alla terra.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 29 recensioni presenti.  Media Voto: 3.93 / 5

Macol (13-01-2011)
Coetzee è un premio Nobel e si vede. Il libro ti rimane dentro. È solo una storia ma è capace di mostrarti un pezzo di vita sudafricana che è un mondo. Uno di quelli di cui non si parla nelle cronache o nelle riviste. Un mondo che non conosciamo, lontanissimo, difficilmente inimmaginabile. Scrittura asciutta, potente, senza fronzoli. Da leggere assolutamente.
Voto: 5 / 5
Simone (26-08-2009)
Ho letto Coetzee in terra africana, per assaporarne al meglio atmosfere e intreccio. Anche se il Sudafrica descritto nel libro non è esattamente quello che ti aspetti. All'autore interessa di più analizzare la psiche dei suoi personaggi che inserirli in un contesto ambientale dominante: la loro lotta con le convenzioni, i complessi mai superati, i silenzi e i contrasti. Le aride terre africane fanno solo da sfondo a una storia di riconciliazione e ricerca spirituale, la natura selvaggia non fa che rispecchiare i tormenti dell'anima. lo stile è asciutto, essenziale, la scrittura semplice e scorrevole. "Vergogna" infastidisce e fa riflettere, ha sprazzi di vera poesia e pagine di dolore, oltre a un finale molto toccante. Nobel meritato, da leggere.
Voto: 4 / 5
Enrico (23-05-2009)
Tagliente, preciso, profondo, coerente. Un capolavoro della letteratura contemporanea, un nuovo Classico. Non so se la narrativa può cambiare la società, di certo la grande narrativa può cambiare il destino di un uomo, e Vergogna lo fa. Buona lettura
Voto: 5 / 5
Martina (26-10-2008)
Vergogna. Una cappa di piombo pesante e angosciosa: il pricipio della redenzione, forse. Attraversa l'essere umano e lo predispone al rancore, all'autanalisi e al contatto col senso profondo e primitivo delle cose. Che hanno un prezzo: la Storia, Dio,la vita e la morte, gli uomini e le donne, gli animali. E' straordinario come Coetzee, in una narrazione oggettiva e apparentemente imperturbabile, riesca a dirci così tante cose, e così tanto tristi, sull'uomo e sul suo destino. Una lettura veloce: consigliata a chi non ha paura di scrutare nelle brutture dell'esistenza. Perchè è questo che Coetzee riesce a fare, con maestria.
Voto: 5 / 5
GAX (13-06-2008)
classico romanzo sulla terza età scritto con mestiere, ma terribilmente piatto, senza mordente. pessimo modo per parlare dei problemi del sud africa, quello dell'autore è un occhio troppo borghese. la disperazione va descritta in modo più viscerale, più autentico, non deve essere filtrata attraverso lenti accadamiche.
Voto: 2 / 5
Gian Paolo Grattarola giampaolo.grattarola@fastwebnet.it (01-06-2008)
J.M. Coetzee non si travasa nel suo personaggio, ma ne indaga l’animo in maniera ironicamente sapienziale, per quanta sapienza, frutto della solitudine e del pensiero, possa essere rimasta all’uomo contemporaneo. Non ha una morale da offrire ma riesce solo a presentare i fatti con tutta l’obiettività possibile, nonché beninteso con una magistrale padronanza del proprio mezzo espressivo. Osserva con disagio ed incredulità le tensioni sociali di un paese che risulta diviso da un odio mai sanato tra bianchi e neri, spaccato da un diverso immutabile senso di appartenenza geografico, antropologico. Ma la sua panoramica va oltre le intenzioni socio-culturali, poiché in quanto scrittore post-coloniale e post-moderno, Coetzee rifugge dalla nozione stessa di fondamento e di autenticità della propria e delle altrui culture. Ne esce un libro impegnativo e di sciolta e disinvolta compiutezza, spesso dolorosissimo, perché condotto lungo il piano scorrevole di una verità profonda, nella piana plausibilità del dolore e della propria sofferta pacificazione, nell’obbedienza inevitabile a quelle che sono le ragioni del proprio essere, del proprio essere così come si è. Quella del premio Nobel sudafricano non è certo una letteratura consolatoria ed edificante. Nelle sue pagine non tuona l’impeto degli eroi vincitori né vibra l’astioso risentimento dei perdenti. Egli si propone semplicemente come un testimone desolato e scomodo che, attraverso una prosa scarna ma di asciutta efficacia, indaga il senso del vivere traendone una profonda inquietudine ed un doloroso pessimismo sulla condizione umana.
Voto: 5 / 5
italo (27-05-2008)
no..no..no..e poi no....non mi è proprio piaciuto,elaborata male una plendida idea...da un premio nobel mi aspettavo molto molto di più
Voto: 2 / 5
Maurizio Ricci mricci_ra@libero.it (15-01-2008)
Lucidissimo, asettico, tagliente. A tratti - volutamente - sgradevole. J.M. Coetzee conferma di essere uno dei Maestri della narrativa contemporanea: il Premio Nobel è stato il giusto riconoscimento per un Autore che mette d'accordo critica e pubblico.
Voto: 4 / 5
Franco (13-01-2008)
Libro spaccato in due. La parte che precede l'obrobrioso crimine di cui è vittima la figlia è folgorante. La parte che segue invece mi è sembrata inverosimile, nel senso che non riuscivo più a seguire i personaggi e le loro motivazioni, come se si muovessero senza un senso (e certe situazioni mi sono sembrate un po' confuse ed eccessive, soprattutto riguardo il lavoro all'ambulatorio veterinario o al comportamento della figlia). Ma forse qualsiasi altra conclusione avrebbe prodotto lo stesso effetto: in ballo c'erano dei fatti orribili, una pesante condanna atavica e una deriva morale di una società allo sbando, come si potrebbe pretendere un senso in questi casi? Un grande scrittore senza dubbio, dotato di uno stile perfetto.
Voto: 3 / 5
luca bidoli luca.bidoli@virgilio.it (24-10-2007)
Semplicemente perfetto: ha già, questo libro, la matura compostezza e dignità stistica di un grande classico contemporaneo. Da leggere, conservare, rileggere ancora, nel tempo. Un Nobel meritato, assolutamente.
Voto: 5 / 5
marilia (03-09-2007)
duro, diretto, preciso. un libro perfetto anche se pesante come un pugno nello stomaco
Voto: 5 / 5
Giuliopez (16-07-2007)
Capisco perchè abbia vinto il premio Nobel! Coetzee è uno scrittore di razza, vero, asciutto che arriva al cuore delle storie e dei sentimenti che vuole narrare. E' un libro che rimarrà nel mio cuore a lungo e che ho molto apprezzato anche per un viaggio fatto in Sudafrica due estati fa... Assolutamente da leggere!
Voto: 5 / 5
Simona (02-07-2007)
Vergogna è un libro estremamente triste, ma non di quella tristezza struggente e poetica ma di quella tristezza amara e cruda.
Voto: 3 / 5
Paolo (06-03-2007)
Troppo asettico e poco coinvolgente per appassionare. Per fortuna è corto :)
Voto: 2 / 5
ollug (02-02-2007)
la trama del racconto non mi ha lasciato particolarmente entusiasta facendo fatica forse per la mia età adolescienziale a capire certi temi affrontati dall'autore.sottolineo come la narrazione in 3 persona renda il libro molto pesante svuotandola ancor di più dei contenuti assolutamente noiosi.un libro da leggere nei periodi di tristezza per azzerare il morale.forse è la prima e l'ultima volta ke leggo un libro di coetzee
Voto: 1 / 5
mariangela starvenus73@yahoo.it (30-11-2006)
Lo sfondo del romanzo è la storia di tutte le tensioni irrisolte tra bianchi e neri nel Sudafrica del dopo apartheid. Una condizione che sembra risolversi soltanto nella “redistribuzione” ai neri di tutto ciò che possiedono i bianchi (i furti dell’auto, del computer, delle scarpe, lo stupro della figlia). In questo contesto esterno si svolge il dramma interiore del protagonista, David Lurie, un professore universitario con due divorzi alle spalle. Accusato di stupro da una sua studentessa, Melanie, si ritrova, poi, a vivere lo stupro della figlia, Lucy, da parte di tre neri. Il professore, molto chiuso ed egoista, non riesce a comprendere né le ragioni che hanno spinto Melanie a denunciarlo né quelle che hanno spinto la figlia a non denunciare i suoi aggressori. Il viaggio di David dalla città alla campagna è il viaggio della riparazione; segna il passaggio dal buio, dalla incomprensione alla luce, alla comprensione della realtà e della sua dimensione di uomo. Attraverso la sofferenza per lo stupro della figlia, la conoscenza della sciocca Bev, l’aiuto ai cani e la poesia, che ha sempre fatto parte della sua vita, trova la forza per ricominciare. Ed ecco che la vergogna, filo conduttore di tutto il romanzo, è dignità, forza, motivo di rinascita. Il linguaggio è lineare e diretto; la narrazione è essenziale e sembra limitarsi a riportare i fatti dall’esterno senza emozioni o giudizi. Ma è proprio questa capacità di scrittura che lascia il segno nel lettore!
Voto: 4 / 5
DORIANA BRUNI principotta@libero.it (04-11-2006)
Mi sembra uno di quei libri che continua a restarti dentro nel tempo, dopo la lettura. Lo stile essenziale di Coetzee, il suo andare al nocciolo delle cose senza ipocrisie e sentimentalismi falsi,senza nascondere i propri lati oscuri, le verità difficili da accettare: tutto questo mi piace, mi lascia un segno indelebile ( è forse questo che caratterizza i grandi scrittori?).È anche un libro sullo struggimento che suscitano le perdite che il tempo ci procura: veramente bello.
Voto: 5 / 5
Andrea andreaferracani@hotmail.it (28-09-2006)
Filo conduttore dell’intreccio è la vergogna, ma badate bene il libro non è un atto d’accusa; sotto qualunque aspetto la si guardi qui la vergogna è dignità, forza, amore: è l’incapacità di comunicare e la solitudine di David di fronte all’ipocrisia, alle convenzioni sociali, all’odio e soprattutto la sua battaglia consapevolmente persa contro la senilità, “a che età, si chiede, Origene si è castrato? Non è certo una soluzione elegante, ma che cosa c’è di elegante nell’invecchiare? Se non altro servirebbe a sgombrare il terreno, in modo da rivolgere la mente all’occupazione precipua dei vecchi: prepararsi a morire”; è il silenzio estorto di Melanie o quello lucido di Lucy; è la compassione per se stessi e la delusione di fronte al mondo come lo conosciamo: determinato, programmato, materico, “una storia di torti”, violento, stupratore, pieno di vermi, nauseabondo, privo di musica “come può un uomo in questo stato, si dice, trovare le parole e la musica per resuscitare i morti?”; è l’eco del lamento di Byron morto nei confronti della melodia melanconica di Teresa, che canta mestamente, ma piena di desiderio, verso l’orizzonte. Ed ecco l’altro grande protagonista del libro: la morte; una delusione così forte davanti al mondo, una consapevolezza così salda del meccanismo, da desiderare la rinuncia, la pace; ma non è una scelta consapevole, si lascia solo il timone nel desiderio di farsi cullare, annullare…Da questo punto di vista l’opera che David cerca di scrivere è la metafora di tutto il libro: nulla vale, e, dopo gli attimi della passione, Byron, o David, se ne accorge. E allora il profeta fugge mentre sommessi, lontani si odono i lamenti della figlia mai conosciuta, abbandonata figlia del mondo e vittima della malaria, del calore. E allora David diventa Byron, Teresa diventa Bev o Melanie o Lucy o l’eterno femminino o la passione… ma la bimba è negli occhi delle carcasse dei cani che David accompagna ogni settimana col suo pulmino, chiusi in neri sacchi di plastica, nella calda pancia dell’inceneritore….
Voto: 4 / 5
carlo giusdiana@tiscali.it (23-07-2006)
(I parte)Il racconto scivola intrigante sin dalle prime righe, con la semplicità d’una scrittura che rimanda la sensazione di essere seduti su di una slitta, al polo. Sembra prendere per mano il lettore e condurlo nella prima fila delle grandi occasioni. E’ schietto, sin da subito diretto e mordace, tanto che in una manciata di pagine si ha già la percezione del gusto corposo, del boccone pieno. Un appetito che accompagna la lettura sempre in bilico tra languore e sazietà. John Maxwell Coetzee, premio Nobel per la letteratura nel 2003, ha sempre raccontato il realismo e “vergogna” non manca l’appuntamento. Disillusione narrata per mezzo del protagonista prof. David Lurie, cinquantenne, pelle bianca, insegnante alla università di Cape Tawn. L’opera si snoda dentro spazi fisici e temporali relativamente limitati, stretti entrambi nella morsa degli accadimenti ineluttabili. Ridotti a nulla quando il racconto volge alla fine. (continua)
Voto: 5 / 5
margan newochun@yahoo.com (29-05-2006)
Un romanzo potente in cui ciò che più mi ha colpito è come, con una narrazione pregevole ma assolutamente piana e lineare, Coetzee riesca a raggiungere il lettore dritto allo stomaco, toccando i suoi nervi scoperti con grande sapienza. Io, lettore di cinquant'anni, rabbrividisco pensando alla mia età vicina a quella dell'"anziano" David Lurie, così come la lettrice animalista che ha stroncato il romanzo, in fondo, penso che l'abbia fatto proprio perchè la scrittura le è arrivata al profondo delle viscere.
Voto: 5 / 5
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