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Enzensberger Hans M.; Berardinelli Alfonso - Che noia la poesia. Pronto soccorso... | Nel volume, gli autori spiegano come sono strutturati i versi, quali sono le varie forme poetiche, dall'antichità ai giorni nostri, e forniscono alcune indicazioni pratiche su come accostarsi allo scrivere poesia; seguendole, non solo si impara in un modo divertente e creativo, ma si fa quello che gli scrittori di tutti i tempi hanno fatto, si capiscono le potenze esplosive del linguaggio. Il testo originale è concepito per il pubblico tedesco; di concerto con Hans Enzensberger, Alfonso Berardinelli in qualche punto modifica e integra il testo con esempi e riferimenti legati alla nostra cultura.
| La recensione de L'Indice |
 La critica fa parte dell'equilibrio biologico e la sua estinzione favorisce una crescita incontrollata di scrittori. La poesia, in particolare, sta vivendo un grande momento. La poesia non è impegnativa, si produce, contro la comune opinione, più facilmente della prosa, si può leggere a salto, nei ritagli di tempo e, forse è ora il suo vero vantaggio, si può farne manifestazioni pubbliche di varia misura dove la gente va volentieri a distrarsi distrarsi senza spesa, tant'è vero che applaude qualsiasi cosa e se ne va senz'acquistare il libro né sul posto né poi. Inoltre la poesia, merce com'è, per molti sta ancora dentro un alone superstizioso: ecco perché si accettano anche testi di cui non si capisce un'acca. Insomma, che menzogna, si potrebbe dire. Ma i due amabili precettori hanno confezionato questo libretto contro la noia delle aule scolastiche o i commentari burocratici con cui si disgustano precocemente i giovani dalla poesia sostituendo alla "lettura" (sensibile, individuale corpo a corpo con il testo) il cosiddetto "studio". Enzensberger, con elegante omissione dei nomi dei colpevoli, cita due passi esilaranti, uno grintosissimo che verte su Soggetto e letterarietà, l'altro che va dritto dritto nella mistica dell'arte. Abbiamo davanti un piccolo manuale di liberazione della mente, con viaggio internazionale agevolato, tramite esempi, nella metrica e nei generi lirici (cose che anche gli studenti universitari ormai ignorano). Liberazione dal tabù della poesia per i tanti lettori di prosa che davanti a lei dicono non seguo, non capisco, non so come giudicarla. La poesia non è sacra, l'hai in te e intorno a te, dice il libretto, è un'onda che si leva dal vissuto e può apparire anche nelle filastrocche apprese nell'infanzia, nelle canzoni popolari, nei ritmi dei rapper. Alto e basso, serio e comico, rime o non rime, da Dante a Tasso, da Leopardi a Gozzano a Palazzeschi, agli scherzi di Jandl: poesia è però solo quando, a scavalco fra visivo o sonoro, v'è un c'è che allude a un non c'è: il poeta, "quando sente suonare, vede qualcosa che gli altri non vedono, perché è come se l'ottone diffondesse bagliori". E i timidi lettori vanno difesi anche dalla valanga di produttori di poesia che dalle avanguardie del Novecento ricavano ancor oggi un tutto è lecito e si effondono in versi liberi, in messaggi oscurissimi: di nuovo il sacro e l'intimidatorio. Dei due autori chiamerei Enzensberger l'illuminista e Berardinelli l'illuminato, e dopotutto è dai "lumi" che, citata da quest'ultimo, ci arriva anche la semplice idea di W.H. Austen nel saggio Leggere: "Il piacere è ben lungi dall'essere una guida critica infallibile: è però la meno ingannevole". La scrittura del manuale è delle più piane e belle che vi siano in circolazione (viene in mente Celan che diceva: la poesia è "un dono delle mani"). Berardinelli vi riprende anche il suo discorso, per nulla superato, su tradizione e modernità (basta con il mito di Ezra Pound!) e irride implicitamente anche alle due superstizioni dominanti fra gli addetti ai lavori: guai al "contenutismo" e, per amor del cielo, no alla distinzione fra "bello" e "brutto". Resta da capire di cosa si parla se il contenuto non deve avere peso e perché si sta a parlare, di letteratura, se non sono in gioco, chiamali come vuoi, il bello e il brutto. Dove si galleggia altrimenti, in un saggio accademico o in una recensione di giornale? Anna Maria Carpi |
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