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De André Fabrizio; Gennari Alessandro - Un destino ridicolo |
Un intellettuale marsigliese passato dalla Resistenza alla malavita, un pappone indolente e un pastore sardo scampato a una pesante condanna organizzano il furto di un carico di merce preziosa. Tre uomini provenienti da diverse latitudini ed esperienze che il destino riunisce a Genova per il "colpo" della vita. Due donne, una timida prostituta dell'angiporto e un'affascinante istriana, attraversano indenni lo spettacolo del disastro. Ma saranno Fabrizio e Alessandro, personaggi fino a quel punto marginali, a rintracciare e raccontare gli esiti delle avventure degli altri.
6 recensioni presenti. Media Voto: 4 / 5donato manenti donato.manenti@gmail.com (23-07-2009) Questo libro lo compri perchè vedi "De André" sulla copertina (o almeno, per me è stato così). Ma la mia impressione è che non è il libro di De André; si riconosce sicuramente la sua penna in molti passaggi, ma è chiarissimo che anche l'altro autore ha lasciato moltissime tracce.
La tesi del romanzo, chiara fin dal titolo, è il destino già deciso, l'illusione del libero arbitrio, la vita che si diverte a fare scherzi, con esiti che possono essere solo drammatici.
Banale, signori, e pochissimo originale. Ma la storia è bellissima, i personaggi credibili e variegati, la morale di fondo è quella a cui siamo abituati tutti noi che abbiamo amato Fabrizio: santi e criminali, mamme e puttane, diamanti e letame, tutti insieme e allo stesso modo presentati inesorabilmente ai casi della vita. Voto: 4 / 5 |
Claudio (01-06-2009) Non conosco bene il De Andrè cantautore ma questo romanzo è commuovente. Voto: 4 / 5 |
Baba (15-10-2007) Se il libro non fosse scritto bene cadrebbero tutte le - legittime - credenze sulla maestria poetica di Fabrizio. Libro fortemente autobiografico, con spunti lirici interessanti. Ma naturalmente, il cantastorie resta il cantastorie. Voto: 3 / 5 |
elena (23-02-2007) E' Faber. Non si discute. Voto: 5 / 5 |
Giuseppe Iannozzi (07-07-2006) “Un destino ridicolo” l’ha scritto un vero contestatore, Fabrizio De André insieme ad Alessandro Gennari. Il destino parla di tre uomini, d’una girandola di personaggi raccolti in una metaforica Trinità, un intellettuale marsigliese passato dalla Resistenza alla malavita, un pappone sognatore e indolente e un pastore sardo che ha alle spalle una pesante condanna da cui è fuggito. Insieme organizzano il furto d’un carico di merce: una trinità di uomini che sembrano essere agli antipodi per carattere e ideali e che, invece, potrebbero essere idealmente un’unica geografia umana , una sola persona, una Trinità. Tre uomini lontanissimi che il destino riunisce a Genova per il colpo della vita “alla vita”. Poi ci sono anche due donne, una prostituta dell’angiporto e una istriana che, a dispetto della Trinità disegnata da Fabrizio De André e Alessandro Gennari e del disastro cui va incontro (la Trinità), aspettano e intanto se la ridono per quegli uomini tormentati da un destino troppo ridicolo per essere considerato come espressione della libera religiosità umana. Della “libertà”. E Fabrizio e Alessandro, personaggi marginali, all’inizio e alla fine del romanzo, sono i veri protagonisti insieme a “Bocca di Rosa”, insieme alle prostitute, coloro che sanno raccontare e che non censurano la storia che vedono e sentono lì, a Genova.
“Bocca di rosa” ha finalmente smesso di piangere e contesta ancora perché così tu avresti voluto che fosse, mentre i tre uomini che racconti ridicoli sono rimasti assorbiti dal loro destino, un destino di cui non riescono a capacitarsi. La vita è già stata disegnata per loro, si è posata inesorabile sulle loro spalle senza che se ne rendessero conto: per loro, la vita non potrà essere proiezione nel futuro perché presente e futuro sono un unico tempo, il presente, e solo questo conta veramente. Voto: 5 / 5 |
ant lomell@libero.it (13-12-2005) Il viaggio come metafora della vita, l'incontro casuale che può cambiare il destino di un esistenza Voto: 3 / 5 |
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