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Levi Primo - Se questo è un uomo |
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Titolo | Se questo è un uomo |
| Autore | Levi Primo | Prezzo Sconto 15%
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€ 8,92
(Prezzo di copertina € 10,50 Risparmio € 1,58)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2005, 209 p., brossura |
| Editore | Einaudi
(collana Super ET) |
Nella promozione Einaudi fino al 11 marzo |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò "Se questo è un uomo" nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei "Saggi" e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo. Testimonianza sconvolgente sull'inferno dei Lager, libro della dignità e dell'abiezione dell'uomo di fronte allo sterminio di massa, "Se questo è un uomo" è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un'analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell'umiliazione, dell'offesa, della degradazione dell'uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.
Recensioni 1 - 20 di 54 recensioni presenti. Media Voto: 4.75 / 5farfallina (08-02-2012) libro tremendo nella sua lucidità; andrebbe letto OBBLIGATORIAMENTE una volta all'anno nella giornata della memoria. E lo dovrebbero leggere tutti, soprattutto i giovani , xchè è un dato di fatto che più il crimine è efferato , più si stenta a credere, in seguito, che sia veramente accaduto. Terribili tutti i capitoli . Mi è rimasto impresso , come un marchio di fuoco sulla pelle, il capitolo della fame, quando anche solo vedere una ruspa *inghiottire* la terra, faceva venire l'acquolina in bocca a tutti i prigionieri che avevano modo di assistere alla scena!! Piena di dignità la dichiarazione di Levi a inizio libro, quando afferma che la sua opera non è un atto di denuncia, ma una testimonianza di quanto l'animo umano possa inabissarsi!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
daniele (06-11-2011) Una realtà che non può essere dimenticata, a ricordo delle future generazioni. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
by Ax (28-10-2011) Racconto di un periodo drammatico vissuto dall'autore e da milioni di altre persone. Lucido, con una visione oggettiva dell'accaduto, in modo da non far pendere l'ago della bilancia. Operazione, quest'ultima, che richiede notevole umanità e capacità di perdono, due caratteristiche che oggi si fatica a comprendere; da leggere, anche se a tratti mi sono annoiato.
Interessante la postfazione, dove Levi risponde a domande sorte nel tempo dopo la pubblicazione del romanzo. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Giovanni Miano (15-09-2011) L'eleganza narrativa dell'autore unita al grande motivo d'ispirazione, pone il testo tra i capolavori della narrativa italiana. Duplice il messaggio. Storico quello principale, morale il secondo. Riuscire a non disprezzare i propri carnefici evita di banalizzare l'opera, risultando persino più efficace nel suscitare il giusto ribrezzo verso l'inopportunità di ricreare le condizioni favorevoli al ripetersi di tali abominevoli avvenimenti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
moreno (20-06-2011) un capolavoro!! tutti dovrebbero leggerlo specie i giovani. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Raffaele Romanzi raffaeleromanzi@libero.it (18-01-2011) Primo era un uomo senza fede, da quando mise piede il primo giorno nel lager già capì quale doveva essere la propria fine, in tutto il libro è visibilissima questa rassegnazione. Nonostante questo però c'è in lui in tutti quei mesi infernali una voglia matta di lottare, di resistere. Per me SE QUESTO E' UN UOMO" è il paradosso dell'uomo senza fede che lotta senza sosta per la propria vita. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Luigi (17-11-2010) "Se questo è un uomo" è il libro per eccellenza sulla grande tragedia dell'olocausto. E' un libro che necessariamente bisognerebbe leggere in tutte le scuole, specie in questi tempi in cui il razzismo e l'antisemitismo tornano ad innescarsi nel nostro paese. La straordinaria testimonianza di Primo Levi ci permette di rivivere l'esperienza di un ebreo deportato ad Auschwitz (uno dei campi di concentramento più duri). Nelle pagine successive all'arrivo al campo riviviamo, attravero i ricordi dell'autore, tutta la drammaticità della vita nei campi. Le pene e l'umiliazione subita dai deportati sono qualcosa di indicibile e spingono l'autore a chiedersi " se questo è un uomo". Infatti, nei campi vene meno proprio il concett di uomo e umanità; i deportati sono trattati peggio delle bestie.
Consiglio a tutti di leggere e rileggere il libro per capire cos'è accaduto per far si che non accada di nuovo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ale (31-10-2010) Solitamente è mia abitudine divorare i libri, iniziato uno non passa una settimana che lo abbia terminato, ma questo libro, vista la drammaticita del racconto e delle situazioni raccontate, è riuscito talmente a coinvolgermi che più di uno o due capitoli alla volta non riuscivo a leggere. Sentivo addirittura "freddo" quando Levi raccontava dell'inverno, di come erano vestiti e cosa facevano per cercare di difendersi da esso.
Un capolavoro, un libro che non dovrebbe mancare nella libreria di ognuno.
Io lo consiglierei come libro di testo a tutti i giovani di oggi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Francesco madeo.fran@tiscali.it (24-05-2010) La lettura di “Se questo è un uomo” ha cambiato profondamente la mia vita: se non l’avessi letto sarei una persona più fragile. Il merito di questo libro, infatti, non è solo di rappresentare una testimonianza lucida dei fatti atroci dei campi di sterminio, ma anche quello di dimostrare la capacità dell’uomo di superare situazioni estreme, di fronte alle quali le nostre problematiche quotidiane, più o meno serie, svaniscono quasi. Del non-uomo si parla in questo libro: non-uomo è stata la vittima tanto quanto lo fu il carnefice. Tutti i capitoli dell’opera sono estremamente emozionanti ma il primo (il Viaggio) e l’ultimo (storia di dieci giorni) sono davvero straordinari. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Beatrice (02-03-2010) Obbligatoria la lettura. Un capolavoro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paolo paologreco64@yahoo.it (09-01-2010) Unlibro necessario nella letteratura dell'Olocausto, una rilettura "a caldo", quasi in tempo reale, straordinariamente frastornata, quasi incredula, eppure testardamente oggettiva, quasi completmente scevra di espressioni non di odio, ma addirittura di semplice rabbia, della propria esperienza nel lager di Aushwitz. Il più grande massacro, organizzato e sistematico, di esseri umani, diviene in queste pagine, come in un brivido, cosa "semplice", che si legge perchè è, semplicemente appunto, accaduta. E' accaduto il rastrellamento degli ebrei d'Europa, è accaduto il procedere metodico della loro soppressione, è accaduto il loro inevitabile, anche se quasi "scandaloso", assuefarsi a quella condizione bestiale per poter tirare avanti e, anche lì, ad Aushwitz, restare in qualche modo, attaccati alla vita. Ed è accaduto anche, e forse sono le pagini più tremende, che quell'ammaso di carne umana destinata alla morte si stratificasse in "classi sociali" all'interno del lager, per cui molti dei vessati diventarono a loro volta vessatori, e tra i più crudeli. Via via che il libro procede Levi sembra in qualche modo prendere confidenza, forse troppa, con il mezzo espressivo, e nella seconda parte qualche letterarietà di troppo, che diverrà più evidente nel racconto "gemello" La tregua, disorienta il lettore che torna a prender coscenza del fatto che quel che sta leggendo è sì la pura verità, ma è anche un'opera narrativa. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
roberto (23-11-2009) Ho letto diversi libri scritti da reduci da campi di concentramento, sia tedeschi che russi, ma quasi tutti incentrati sul racconto degli avvenimenti, lasciando poco spazio all'analisi introspettiva ed alla profonda valutazione di cosa possa diventare un uomo sottoposto a vessazioni di ogni genere e ridotto in una condizione del tutto assimilabile alla schiavitù.
In questo libro quello che maggiormente resta impresso è proprio questo...cosa diventa un uomo quando perde la libertà, la diginità e la coscienza di sè? Come può un uomo, oramai ridotto l'ombra di se stesso, trovare le risorse mentali, morali ed emotive per sperare ancora di riappriopriarsi della propria vita e della propria essenza? Le risposte in questo libro... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ant.74 (09-11-2009) Ad oggi non avevo mai letto niente che riguardasse il genocidio, a parte i film sull'argomento. Devo dire che se dai film mi restava l'orrore visivo e tanta rabbia, dal libro ho appreso tanto di quell'orrore inumano e ingiustificato da non comprenderne la portata. Tutti noi ci siamo fatti un'idea di quello che ha significato la Shoah per milioni di ebrei, ma non possiamo neppure lontanamente capirne il significato; perchè capire significa mettersi nei panni dell'altro, e mettersi nei panni dell'altro significa confrontarsi con la mente di una sottospecie di essere umano. Leggetelo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Luca Gentile lucap.gentile@gmail.com (01-10-2009) Non voglio usare troppe parole per descrivere questo libro, voglio semplicemente dire che é uno de miei preferiti ed io lo reputo eccezionale. Sembra non scritto da un uomo che ha vissuto le vicende narrate, ma da qualcuno al di sopra di lui....
LEGGETELO! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Arianna (26-08-2009) Il libro che mi ha cambiato la vita e che ha contribuito a formare il mio pensiero.... dovrebbe essere studiato nelle scuole anche se non credo che l'autore avesse intenzione di insegnare qualcosa....il suo intento, secondo me, è testimoniare e ammonire...."Meditate che questo è stato".... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabio (04-07-2009) Una grande, drammatica lezione di storia. Da far leggere a scuola, al pari di Dante e Manzoni (e con questo non penso proprio di pronunciar bestemmia!) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
AL3 (14-06-2009) Un pilastro della letteratura italiana moderna. Un grande libro che, in un colpo solo, svolge tre "funzioni": oltre a farci meditare sull'orrore dei campi nazisti, ci descrive la vita in essi e ci illustra la storia dell'autore stesso nel lager di Buna Monowitz, dal suo arrivo all'arrivo dei russi, i quali provvedono alla liberazione dei prigionieri rimasti. Nonostante il fatto che negli ultimi decenni siano usciti migliaia di libri su quest'argomento, "Se questo è un uomo" non è uno dei tanti. Un evergreen assolutamente da leggere e da far leggere a chi, ancora, non l'abbia fatto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
OskarSchell (06-05-2009) Dolorosa testimonianza da leggere e su cui meditare! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Matilde Perriera, docente Liceo Classico (11-04-2009) Matilde Perriera, doc Lic Cl "Ruggero settimo" di Cl. - “Meditate che questo è stato’’, ecco l’imperativo scaturito da questo grande classico della letteratura difficilmente collocabile: è un documentario, un memoriale, un’opera lirica, un romanzo neorealista? “Se questo è un uomo” di Primo Levi, uno dei pochi sopravvissuti e, come lui stesso ammette, “più per fortuna che per virtù”, scritto nel 1946, pochi mesi dopo la liberazione dal Lager, dall’ultimo al primo capitolo, è tutto questo, è una parenesi universale, secondo cui “esiste un assassinio peggiore dell’uccisione, spegnere in un uomo la scintilla vitale … in un mondo in cui per i deportati non esiste perché, … in cui si entrava per non uscirne: non era previsto alcun termine altro che la morte”. . Esso rappresenta la testimonianza delle atrocità di un sistema, quello nazista, costruito per distruggere l’uomo nell’anima e nel corpo, degradarlo costringendolo a vivere in condizioni subumane, privandolo di ogni legame affettivo, di ogni ragione di vita, di ogni speranza. In tale situazione scheletri viventi, che, strisciando come fantasmi, popolavano i lager, hanno perso la loro dignità e la coscienza di sé stessi attraverso un crudele e sistematico piano. Queste pagine, che gridano la tragedia di un popolo, rappresentano un’enorme vergogna dell’umanità. Al termine di questa dolorosa esperienza scrivere è diventato per lui un bisogno impellente e irrinunciabile non tanto “allo scopo di formulare nuovi capi d’accusa”, ma “a scopo di liberazione interiore”. Il suo libro nasce, quindi, dall’esigenza di documentare una vicenda terribilmente drammatica, disumana e disumanizzante che, proprio per questo, deve essere comunicata affinché gli errori di un doloroso passato non si ripetano più, affinché l’uomo non dimentichi più di essere uomo. Primo Levi, però, si è suicidato, la catarsi non è avvenuta e, forse, fino all’ultimo istante, il suo cervello è stato bombardato da un triste ritornello, “ARBEIT MACHT FREI”, “il lavoro rende liberi” perché, paradossalmente Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Filippo f.natali@tiscali.it (16-01-2009) Lacerante Testimonianza dei campi di sterminio dove l'uomo è annientato per diventare bestia, solo contro tutti; perchè questa è l'unica forma di lotta per la sopravvivenza.
"Meditate che questo è stato. Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore." Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 54
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