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Dostoevskij Fëdor - Memorie del sottosuolo | A quarant'anni Fedor Dostoevskij è uscito da poco da una serie di vicende drammatiche (la militanza socialista, la condanna a morte commutata all'ultimo momento, la deportazione siberiana) e, pur praticando un'intensa attività giornalistica, sta ancora cercando la sua strada. "Memorie dal sottosuolo" (1864) è il libro che annuncia i capolavori della maturità. Con i suoi tratti autobiografici, il protagonista delle memorie è un uomo timido, senza risorse e protezioni, che la brutalità della vita sociale respinge nel sottosuolo, e a cui non resta che cercare uno sfogo provvisorio tormentando chi sta ancora più in basso di lui: Liza, misera prostituta alle prime armi, incontrata in una sera di neve bagnata.
9 recensioni presenti. Media Voto: 4.77 / 5armando (02-01-2012) Recensire un opera sublime come "Memorie dal Sottosuolo" è un impresa che ritengo al di fuori della mia portata.Posso solo dirvi che è una delle opere più illuminanti che io abbia mai letto,una vera e propria perla della letteratura mondiale,che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andreetto (25-03-2011) Cos'è il sottosuolo? Un mondo parallelo, onirico e allucinato, in cui si auto-esilia l'uomo vigoroso, diverso dall'uomo normale che se ne sta quieto a brucare davanti al muro rassicurante della legge scientifica. L'uomo vigoroso è quello che non crede nella ragionevolezza e nell'interesse, che vive secondo volontà. Ma l'uomo vigoroso vive come un topo nella sua tana nel sottosuolo. Il topo cova un incessante sentimento di affermazione, di volontà di essere... ciò che vuole. Di tal che quando questo uomo-topo esce dal sottosuolo, per difendersi dalla nefandezza del mondo dei "normali" si fabbrica un universo di sogno in cui vede le cose come vuole lui e non come sono realmente. Il sottosuolo se lo porta dietro. Ragione e volontà... e poi Shopenhauer, e poi Nietzsche... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
rogerio (09-02-2011) capolavoro.l'ho letto dopo delitto e castigo e mi è piaciuto ancora di più..bellissimo Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessandra (19-05-2010) LEGGETELO LEGGETELO LEGGETELO!! è il primo libro di dosto che leggo!! beh come prima impressione direi STRAORDINARIAMENTE MERAVIGLIOSO! spero di approfondire ancora la sua conoscenza magari leggendo Il sosia, i demoni e umiliati e offesi!
ecco il mio nuovo autore preferito! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Estelgard cantadm@gmail.com (10-04-2010) Premetto che adoro Dostoevskij e la sua poetica del decadentismo. Il testo è decisamente impegnativo, nonostante sia una breve presentazione di tematiche che affioreranno nei romazi successivi, ma è un caposaldo della letteratura russa e non è assolutamente da perdere per chi vuole cominciare a scoprire il grande maestro russo. La prima parte "il sottosuolo" è introspettiva e delinea la psicologia del protagonista, un miserabile che "non è riuscito a diventare nemmeno un insetto"; vari i temi che il narratore esamina: la coscienza e la ragione umana, differenti dal volere e dagli istinti provocati dalle leggi naturali che fanno l'uomo ferino, l'indispensabile necessità umana di commettere il male, la vendetta come atto che ricerca la giustizia, quindi moralmente privo di macchie. La conclusione è comunque che, pur dotato di ragione, l'essere umano è abietto, immorale, ingrato e dedito al piacere personale e spesso ignobile. Nella seconda parte, "A proposito della neve bagnata" si introduce un pò di azione e si vedono messe in pratica le elucubrazioni della sezione precedente: il protagonista, consapevole della bassezza morale e della sua poca importanza come individuo, abbatte la sua furia e la sua "vendetta" su una giovane prostituta, una creatura più miserabile di lui, ma certo con una purezza insita e nascosta che fuoriesce col progredire degli attacchi. Quando la tenera Liza si ravvede e decide di vivere una vita priva di macchie, il protagonista la copre di fango e le sbatte in faccia tutte le malvagità e le ingiustizie che la vita stessa le getterà contro; Dostoevskij però termina il racconto con una zampata finale, mostrandoci una Liza che, pur distrutta dalla violenza psicologica subita, mantiene un'altezza e una dignità che il protagonista non potrà mai sperare di raggiungere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
dariodee (29-11-2008) la prima parte non è affatto superflua. è il midollo dell'opera, laddove si compie la fotosintesi clorofilliana dell'indagine psicologica. senz'altro non ne è agevole la lettura, almeno immediata, ma scartarla equivale a rendere il racconto seguente, appunto, un mero racconto
qui fedor, banale quanto incontestabile, inizia ad essere realmente *dostoevskij* Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mirko (03-05-2007) Dal sottosuolo di una vita angosciosa, si racconta la povera anima di un completo deficiente, un uomo malato e cattivo, un disadattato, un pazzo consapevole. Troppo consapevole per poter condurre una vita normale. Eppure normale potrebbe esserlo, anzi migliore di molti, se solo trovasse la forza di inginocchiarsi davanti alle sane, normali consuetudini della nauseante società in cui vive. Ma le sue gambe non vogliono saperne di piegarsi, strisciano piuttosto, rotolano, scalciano, e in tutto ciò continuano a reggere il peso di una gran solitudine.
E' stupefacente come Dostoevskij riesca a scrutare nitidamente, dalla distanza di un secolo e mezzo, ciò che noi a mala pena osiamo intravedere in noi stessi.
P.S. Ai meno pazienti consiglio di saltare tutta la prima parte del libro, non è fondamentale e, a tratti, è di una noia mortale. E' per questo che non gli ho dato il voto più alto. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Tiziana (23-11-2006) Un viaggio grottesco negli abissi dell'anima umana,una fine indagine sul disagio esistenziale.Un uomo senza volto ci dà un'immagine raccapricciante del suo vissuto,delle sue paradossali esperienze che alla fine lo portano a sprofondare nel suo sottosuolo consapevolmente.Ed è proprio la consapevolezza a rendere più torbida ed angosciante la sua vita:commensale non desiderato,imprigionato in un mondo così lontano da lui,ma nel quale irreversibilmente va annullandosi.Qui comincia la grande arte di Dostoevskij. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
maria chiara mcfilippini@libero.it (21-07-2006) Semplicemente meraviglioso e più che mai attuale per la straordinaria capacità di Dostoevskij di saper leggere negli abissi più reconditi dell' animo umano. "Sono un uomo malato...Sono un uomo cattivo". Con queste agghiaccianti parole esordisce il protagonista, preludio questo di una storia altrettanto agghiacciante. L'uomo del sottosuolo prova nel suo cuore un lacerante sentimento di odio e di disprezzo nei confronti del mondo che lo circonda, di cui non si sente veramente parte, e nei confronti di se stesso e per questo motivo soffre di un dolore così forte da non riuscire a vivere concretamente. Egli definisce inoltre l' eccesso di coscienza come una malattia dal momento che essa gli impedisce di agire e di dominare gli eventi della propria vita. Quest' uomo è dunque un inetto a vivere, è un morto in vita, si sente un diverso e un eterno incompreso; soffre di un male sottile e difficile da combattere, quel male che Montale definirà "male di vivere" , contro cui tutto è vano. Tristi e desolate sono queste memorie come del resto triste e desolata è talvolta la natura umana. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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