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Dostoevskij Fëdor - Memorie del sottosuolo |
A quarant'anni Fedor Dostoevskij è uscito da poco da una serie di vicende drammatiche (la militanza socialista, la condanna a morte commutata all'ultimo momento, la deportazione siberiana) e, pur praticando un'intensa attività giornalistica, sta ancora cercando la sua strada. "Memorie dal sottosuolo" (1864) è il libro che annuncia i capolavori della maturità. Con i suoi tratti autobiografici, il protagonista delle memorie è un uomo timido, senza risorse e protezioni, che la brutalità della vita sociale respinge nel sottosuolo, e a cui non resta che cercare uno sfogo provvisorio tormentando chi sta ancora più in basso di lui: Liza, misera prostituta alle prime armi, incontrata in una sera di neve bagnata.
Media Voto: 4.75 / 5dariodee (29-11-2008) la prima parte non è affatto superflua. è il midollo dell'opera, laddove si compie la fotosintesi clorofilliana dell'indagine psicologica. senz'altro non ne è agevole la lettura, almeno immediata, ma scartarla equivale a rendere il racconto seguente, appunto, un mero racconto
qui fedor, banale quanto incontestabile, inizia ad essere realmente *dostoevskij* Voto: 5 / 5 |
Mirko (03-05-2007) Dal sottosuolo di una vita angosciosa, si racconta la povera anima di un completo deficiente, un uomo malato e cattivo, un disadattato, un pazzo consapevole. Troppo consapevole per poter condurre una vita normale. Eppure normale potrebbe esserlo, anzi migliore di molti, se solo trovasse la forza di inginocchiarsi davanti alle sane, normali consuetudini della nauseante società in cui vive. Ma le sue gambe non vogliono saperne di piegarsi, strisciano piuttosto, rotolano, scalciano, e in tutto ciò continuano a reggere il peso di una gran solitudine.
E' stupefacente come Dostoevskij riesca a scrutare nitidamente, dalla distanza di un secolo e mezzo, ciò che noi a mala pena osiamo intravedere in noi stessi.
P.S. Ai meno pazienti consiglio di saltare tutta la prima parte del libro, non è fondamentale e, a tratti, è di una noia mortale. E' per questo che non gli ho dato il voto più alto. Voto: 4 / 5 |
Tiziana (23-11-2006) Un viaggio grottesco negli abissi dell'anima umana,una fine indagine sul disagio esistenziale.Un uomo senza volto ci dà un'immagine raccapricciante del suo vissuto,delle sue paradossali esperienze che alla fine lo portano a sprofondare nel suo sottosuolo consapevolmente.Ed è proprio la consapevolezza a rendere più torbida ed angosciante la sua vita:commensale non desiderato,imprigionato in un mondo così lontano da lui,ma nel quale irreversibilmente va annullandosi.Qui comincia la grande arte di Dostoevskij. Voto: 5 / 5 |
maria chiara mcfilippini@libero.it (21-07-2006) Semplicemente meraviglioso e più che mai attuale per la straordinaria capacità di Dostoevskij di saper leggere negli abissi più reconditi dell' animo umano. "Sono un uomo malato...Sono un uomo cattivo". Con queste agghiaccianti parole esordisce il protagonista, preludio questo di una storia altrettanto agghiacciante. L'uomo del sottosuolo prova nel suo cuore un lacerante sentimento di odio e di disprezzo nei confronti del mondo che lo circonda, di cui non si sente veramente parte, e nei confronti di se stesso e per questo motivo soffre di un dolore così forte da non riuscire a vivere concretamente. Egli definisce inoltre l' eccesso di coscienza come una malattia dal momento che essa gli impedisce di agire e di dominare gli eventi della propria vita. Quest' uomo è dunque un inetto a vivere, è un morto in vita, si sente un diverso e un eterno incompreso; soffre di un male sottile e difficile da combattere, quel male che Montale definirà "male di vivere" , contro cui tutto è vano. Tristi e desolate sono queste memorie come del resto triste e desolata è talvolta la natura umana. Voto: 5 / 5 |
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