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Levi Carlo - Cristo si è fermato a Eboli |
E' la cronaca, trasfigurata in senso lirico e meditativo, di un soggiorno coatto in Lucania, cui l'autore fu costretto negli anni 1935-1936, perché militante di Giustizia e Libertà e condannato per attività antifascista.
9 recensioni presenti. Media Voto: 4.55 / 5fenix76 (14-01-2010) ancora oggi per me il miglior libro che abbia mai letto.non c'è una singola frase, parola, aggettivo fuori posto.capolavoro assoluto. Voto: 5 / 5 |
Fortunato Rotella (11-10-2009) Le atmosfere magiche, gli, usi e le tradizioni fanno di "Cristo si è fermato ad Eboli" qualcosa di più vicino ad un saggio di storia delle tradizoni popolari, che non ad un romanzo. La trama infatti lascia spazio alla descrizione di una realtà remota nello spazio e nel tempo.
Tale distanza la si coglie nella definizione che i gaglianesi danno del regime (la cui presenza, forse, rappresenta il vano tentativo dell'autore di ancorare l'opera ad un preciso periodo storico):"....quelli di Roma".
Analogamente, il fluire del tempo, caratterizzato dal susseguirsi dei giorni, sempre identici a quelli precedenti conferisce al testo un substrato di malinconica quotidianità e ineguagliabile rassegnazione. Voto: 3 / 5 |
OskarSchell (06-05-2009) Un racconto estremamente bello e scorrevole! Consigliatissimo! Voto: 5 / 5 |
ivan (23-09-2008) Bello...bellissimo. E' un testo sorprendente per niente noioso. Ti toca l'anima con le sue gentili descrizioni. Un capolavoro che andrebbe fatto leggere a tutti gli studenti per capire ciò che oggi è rimasto del vero Sud. Voto: 5 / 5 |
annalisa 80.annalisa@libero.it (02-02-2008) Ho iniziato a leggere questo libro quando mi sentivo pronta x affrontare una lettura che mi aspettavo difficile o lenta, e invece è esattamente il contrario: vivace, scorrevole, per nulla pesante; sarà poi che le mie origini sono lucane, per cui vedo in tutti i suoi racconti una dolcezza e una compassione x quel mondo tanto familiari. Da leggere assolutamente: non l'ho neanche ancora finito e so che mi mancherà tanto!!!! Bello!! Uno spunto x approfondire l'argomento sud e tradizioni, in tutti i suoi aspetti umani e sociologici!!! Voto: 5 / 5 |
mr rmatteuc@tin.it (11-01-2008) Carlo Levi è un intellettuale, molto colto, un uomo dell’Europa, ricco e curioso.
Come tanta gente del suo livello mai aveva pensato di viaggiare nel sud d’Italia salvo per andare nelle grande città.
Invece lui per delle disgrazie politiche si trova gettato in un mondo totalmente diverso dal suo.
Lui uomo di profonde conoscenze scientifiche, con anche studi medici, si trova a confrontarsi, non senza grandi difficoltà, con una umanità chiusa, ignorante (nel senso classico del termine) ma soprattutto affronta un mondo magico, ricco di superstizione, di riti pagani. Un mondo a parte da quello che lo circonda che nessuno conosce.
E’ lui che primo fa conoscere al grande pubblico questa realtà.
Il suo non è solo il racconto di una sua avventura ma anche una continua ed intelligente analisi di quel mondo, una analisi politica molto forte.
E’ persona intelligente e tanti ne sarebbero usciti sconfitti ma Carlo Levi ne esce come un vero vincitore. Deve rimanere, questo gli dicono i contadini del posto, è diventato uno di loro, ribattono, ma non è comunque il suo mondo. La sua vita è distante da li.
Ricca di avvenimenti, storie e personaggi il romanzo procede con una velocità incredibile, rimanendo affascinati da questo mondo.
La Giulia è la ‘’strega’’, è la donna che si prenderà cura di lui. Gli insegna alcuni segreti della magia contadina. E’ una donna curiosa che sa tutto di tutti.
Don Giuseppe Trajella, il parroco che a causa di una disavventura con un ragazzo al tempo della scuola viene mandato per punizione a Gagliano. Anche lui uomo colto, di profonde letture non riesce a legare con gli abitanti del luogo. Ma riesce con un colpo di scena finale la notte di Natale a farsi finalmente trasferire.
Poi c’è tutta la Gagliano ‘’bene’’. Personaggi che non avuto la forza di emigrare e rimangono in paese ad alimentare il non fare nulla ed il parassitismo.
I migliori se possono se ne vanno, quelli che rimangono è la borghesia peggiore. Questo impedirà al paese di migliorare e rimarrà sempre nella sua miseria.
Voto: 5 / 5 |
neuromancer haccra@hotmail.com (06-07-2007) Un bel romanzo sulla "questione meridionale".
Ero scettico, all'inizio, non so perchè ma il titolo non mi ispirava. Mi sono dovuto ricredere: il libro mano amano che leggevo mi dispiegava davanti questa "incredibile meridionalità".
E' una appassionata "lettera d'amore" per un sud che ha le sue regole (che magari ad uno del nord sembrano assurde) ma che pulsa di una umanità infinita, in cui i le persone sono vere, nel bene e nel male, ed autenticamente se stesse !!! Voto: 5 / 5 |
Mario (18-11-2006) Cristo si è fermato a Eboli.
Luoghi: Gagliano, Gaglianello, Collefusco, Grassano, Stigliano, Accettura, S. Mauro Forte, Grottole, Matera, Sant‘Arcangelo.
"Cristo si è fermato ad Eboli" è la cronaca, trasfigurata in senso lirico e meditativo, di un soggiorno in Lucania, cui l'autore fu costretto negli anni 1935-1936, perché militante di Giustizia e Libertà e condannato per attività antifascista. "Nei paesi dopo Eboli, non si vive da cristiani ma da animali", ciò che pensano i Lucani o abitanti della Basilicata.
Il libro, tratta anche della “scoperta” del problema meridionale non solo come una condizione arcaica ma anche come teatro di una straordinaria civiltà contadina. In poche parole, Carlo Levi esprime il suo periodo di esilio, non solo come noioso ma anche ricco di nuove conoscenze agricole. Il rapporto che egli riesce a stabilire coi contadini, è piccolo e privo di significato ma, lo scrittore, sapeva ma non riusciva a vedere il bene che essi gli dimostrarono continuamente. Forse perché limitato ai confini Gaglianesi o perché li vedeva così poco da non poter capirlo?
Voto: 4 / 5 |
stefano algenor@libero.it (23-02-2006) un viaggio coattivo e meravigliso. si sente, quando l'autore scrive di se stesso! questo autore.. e pittore, scrive di se steso e di una terra a lui lontana. i suoi occhi attenti, la sua mente priva di pregiudizi; lo rendeno non solo parte, ma protagonista di quel paesaggio. narra della la semplicità dei rapporti umani e dell'avventura della sopravvivenza. allegro. che non si creda! Voto: 4 / 5 |
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