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Rigoni Stern Mario - Storia di Tönle-L'anno della vittoria | La storia di Tönle Bintarn, contadino veneto, pastore, contrabbandiere ed eterno fuggiasco è l'odissea di un uomo che tra la fine dell'Ottocento e la Grande Guerra rimane coinvolto per caso nei grandi eventi della Storia e combatte una battaglia solitaria per la sopravvivenza sua e della civiltà cui sente di appartenere.L'anno della vittoria, continuazione ideale della Storia di Tönle, è quello che va dal novembre 1918 all'inverno successivo e racconta la storia di una famiglia e di un paese che devono risollevarsi dall'immane naufragio della guerra. Il lento ritorno alla vita, la fatica di riannodare i fili degli affetti e dei sentimenti, la riscoperta di luoghi e ritmi di vita perduti: Rigoni Stern dà voce alle cose, alle persone, alla natura nei loro aspetti piú autentici, testimonianze di un'umanità di confine che vince nonostante la Storia.
Media Voto: 4.8 / 5furettina96 (15-11-2009) Bè, mi devo ricredere. Dopo aver letto "Stagioni" e "Uomini, boschi e api" ero arrivata alla conclusione che Stern fosse un pessimo scrittore. Mentre queso libro è fantastico Voto: 4 / 5 |  |  |  |
zombie49 (25-01-2009) Libro che riunisce due romanzi brevi, quelli che più ho apprezzato di M.Rigoni Stern.
Tönle è un montanaro dell’altipiano di Asiago tra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900. Per vivere, fa un po’ di tutto: è contrabbandiere, venditore ambulante attraverso l’Europa, pastore ribelle che durante la Grande Guerra rifiuta di abbandonare il suo gregge e le sue montagne, prigioniero e profugo. E’ un vecchio che affronta mille difficoltà e un interminabile cammino a piedi per tornare a morire tra le sue montagne. Con semplicità, delicatezza, poesia, M.Rigoni Stern racconta la storia di un uomo che attraverso tutte le difficoltà della vita e della guerra vuole sempre “tornare a baita”.
L’anno della vittoria è il 1919 e non è affatto una vittoria x le famiglie di contadini e pastori dell’altipiano di Asiago che nel 1916 dovettero abbandonare le loro case e rifugiarsi nei campi profughi della pianura. Dopo la guerra tornano ai paesi distrutti e trovano solo macerie, campi devastati, boschi distrutti, pascoli trasformati in trincee e scavati dalle granate, erba bruciata dal gas, cadaveri insepolti di soldati italiani e austraci, scheletri ancora appesi ai reticolati dove è stato condotto l’ultimo assalto. E’ una storia di miseria, di privazioni e di morte, ma anche di fierezza e speranza nel duro lavoro della ricostruzione e nella rinascita per tornare a vivere nei paesi montani come prima della guerra. E’ una condanna senza retorica e al di sopra delle parti degli orrori della guerra combattuta dai poveri di tutti gli eserciti. La patria non è l’Italia ma il proprio paese, la casa, la famiglia, il lavoro nei campi e nei boschi dove la natura non ha confini.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Renzo Montagnoli (03-09-2008) La storia di Tönle è un romanzo sull’uomo, sul suo innato sentimento per la terra dove è nato e vissuto, sulla nostalgia che prevale su ogni evento e che fa della battaglia per il ritorno a casa un inno al concetto di patria come luogo dei propri affetti.
L’anno della vittoria è invece un’opera corale, dove uomini come Tönle, riuniti, esaltano il concetto di comunità, di identiche radici, indissolubili, inalienabili, tali da superare ogni difficoltà purché sempre solidali, in un’unica grande famiglia per cui vale la pena di vivere e di lottare.
In entrambi i casi ci troviamo di fronte a due veri e propri gioielli della letteratura italiana.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
don lino franzoloso lino.franzoloso@virgilio.it (26-05-2008) Sono un lettore "continuo" di Rigoni Stern nel senso che lo leggo e rileggo molto spesso alla ricerca del "suo" segreto narrativo: cos'è che di lui mi attira così tanto e di conseguenza mi piace moltissimo ? Lo stile sobrio, l'io narrativo (che in altri autori da fastidio e comunque riduce le potenzialità narrative), il suo lasciarci pensosi a riflettere grazie ad una espressione magari brevissima odetta per inciso, la profondità tipica di coloro che hanno fatto esperienza dei lager, il tono mai moralistico..?
Forse tutto questo e anche altro. In attesa di risposte in merito (che forse non arriveranno mai), a me sembra che sia uno scrittore di altissimo livello. "Storia di Toenle" è stato definito il suo racconto migliore. Indubbiamente è stupendo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Filippo f.natali@tiscali.it (11-12-2007) In questo periodo di freddo dentro e fuori di me ho voluto accendermi una luce con la compagnia dei libri di Mario Rigoni Stern. Leggendo la “Storia di Tonle”, “L’anno della vittoria” e “Le stagioni di Giacomo” ho percorso i sentieri dell’Altipiano oltraggiato dalle due guerre: racconti di privazioni, sofferenze ma anche di sentimenti genuini, schietti che la semplicità dello scrittore sa rendere cari al lettore.
In “Quota Albania” mi sono immaginato le battaglie che anche mio nonno ha combattuto su quei monti, dove fu ferito quasi mortalmente da una scheggia che gli entrò vicino al cuore.
Forse sarà stato per quel dolore sempre presente in lui che non mi ha mai voluto raccontare di quei fatti terribili.
Allora mi viene in mente la frase “Nessuno è dimenticato e niente è da dimenticare”.
Grazie, Sergente nella neve.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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