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Salamov Varlam - I racconti di Kolyma |
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Titolo | I racconti di Kolyma |
| Autore | Salamov Varlam | Prezzo Sconto 15%
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€ 17,85
(Prezzo di copertina € 21,00 Risparmio € 3,15)
|  | | Dati | 2005, 2 voll., XLVI-1314 p. | | Curatore | Sirotinskaja I. | | Traduttore | Rapetti S. |
| Editore | Einaudi
(collana Einaudi tascabili. Scrittori) |
| | Disponibile anche usato a € 10,50 su Libraccio.it |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 2 giorni lavorativi | | 
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La Kolyma è una desolata regione di paludi e di ghiacci all'estremo limite nord-orientale della Siberia. L'estate dura poco più di un mese; il resto è inverno, caligine grigia, gelo che può scendere anche a sessanta gradi sotto zero. Lì, dalla fine degli anni Venti, alcuni milioni di persone sono state deportate e sfruttate a fini produttivi e di colonizzazione della regione. Salamov arrivò alla Kolyma nel 1937, dopo essere già stato rinchiuso in un lager degli Urali fra il 1929 e il 1931 a causa della sua opposizione a Stalin. E alla Kolyma rimase fino al 1953. L'anno successivo, subito dopo il ritorno a Mosca, tassello dopo tassello Salamov cominciò a comporre il suo monumentale mosaico contro l'oblio, il suo poema dantesco sulla vita e sulla morte, sulla forza del male e del tempo. "Il lager è una scuola negativa per chiunque, dal primo all'ultimo giorno. L'uomo non deve vederlo. Ma se lo vede, deve dire la verità, per quanto terribile sia. Per parte mia, ho deciso che dedicherò tutto il resto della mia vita proprio a questa verità", così scriveva Salamov a Solzenicyn nel novembre del 1962. In questa discesa negli abissi della memoria i ricordi si snodano come una partitura musicale. L'avvio è graduale, i temi si delineano in parallelo per poi intrecciarsi e sovrapporsi: l'arrivo nei campi, la casistica dei vari tipi di carcerieri, i luoghi e le condizioni del lavoro forzato, la natura ostile e cosi carica di significati simbolici, i compagni di pena.
http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788806177348
I racconti di Kolyma
La Kolyma è una desolata regione di paludi e di ghiacci all'estremo limite nord-orientale della Siberia. L'estate dura poco più di un mese; il resto è inverno, caligine grigia, gelo che può scendere anche a sessanta gradi sotto zero. Lì, dalla fine degli anni Venti, alcuni milioni di persone sono state deportate e sfruttate a fini produttivi e di colonizzazione della regione. Salamov arrivò alla Kolyma nel 1937, dopo essere già stato rinchiuso in un lager degli Urali fra il 1929 e il 1931 a causa della sua opposizione a Stalin. E alla Kolyma rimase fino al 1953. L'anno successivo, subito dopo il ritorno a Mosca, tassello dopo tassello Salamov cominciò a comporre il suo monumentale mosaico contro l'oblio, il suo poema dantesco sulla vita e sulla morte, sulla forza del male e del tempo. "Il lager è una scuola negativa per chiunque, dal primo all'ultimo giorno. L'uomo non deve vederlo. Ma se lo vede, deve dire la verità, per quanto terribile sia. Per parte mia, ho deciso che dedicherò tutto il resto della mia vita proprio a questa verità", così scriveva Salamov a Solzenicyn nel novembre del 1962. In questa discesa negli abissi della memoria i ricordi si snodano come una partitura musicale. L'avvio è graduale, i temi si delineano in parallelo per poi intrecciarsi e sovrapporsi: l'arrivo nei campi, la casistica dei vari tipi di carcerieri, i luoghi e le condizioni del lavoro forzato, la natura ostile e cosi carica di significati simbolici, i compagni di pena.
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7 recensioni presenti. Media Voto: 4.85 / 5stefano (08-06-2012) libro bellissimo e raccapricciante!! pensare che un uomo ha sopportato tutto quello sembra impossibile.
anche se io l'ho trovato troppo lungo,ripetitivo e monotono..alla lunga,ti stanca.
ma cosiglio l'acquisto! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Maisa (04-01-2012) Io l'ho divorato! E' bellissimo, nudo, crudo ma introspettivo e spesso poetico!
Se si è già letto qualche volume su temi simili (es. Primo Levi ecc.) salta subito all'occhio che la più profonda natura dell'anima messa alla prova in condizioni estreme accomuna tutti gli esseri umani a prescindere dalla cultura, etnia di provenienza, contesto storico.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Carlo M. (29-05-2011) Bellissimo e terribile! Le 1300 pagine di questa disumana odissea si divorano con incredulità mista a orrore. GUERRA E PACE è un capolavoro che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita, ma questo è un capolavoro scritto col SANGUE e non con l'inchiostro... Nel dubbio fra i due impegnativi volumoni, leggete prima questo: anche se non amate la Russia, capirete che cosa ha dovuto sopportare questo infelice popolo nel XX secolo, dopo la secolare sequela di zar e governanti pazzi ed assassini. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
beby (24-05-2010) Un libro da leggere assolutamente perchè si ha il dovere di conoscere fino a che punto la natura umana è in grado di spingersi e di sopravvivere. Io personalmente ho dovuto smettere di leggere questo libro per poi riprenderlo in seguito a causa della profonda tristezza di scoprire la crudeltà di Stalin nel gettare persone innocenti, come l'autore, alla Kolima in Siberia. Dopo averlo finito mi sono resa conto che avere la pancia piena è un lusso da non dimenticare soprattutto nella vita di oggi in cui nulla è abbastanza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
MARCELLO (28-11-2009) esperienza sconvolgente ed estremamente coinvolgente.
l'autore parlando dei gulag esplora anche l'animo umano, le sue debolezze e la grande forza interiore, riuscendo a coinvolgere tutti i 5 sensi del lettore con linguaggio chiaro e semplice.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stefano O (18-11-2007) Stupefacente,grandissimo,terribile,insostenibile...e questo non sfiora forse neanche il nucleo indicibile di questa grandiosa testimonianza.E'
davvero uno dei pochissimi libri di cui bisogna
essere degni e che non dovrebbero capitare in mani sbagliate.Magari le mie...
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ANDREA VENTURA fdcybv@tin.it (05-11-2005) Quando,nell'ormai lontano 1999,lessi Salamov, rimasi senza fiato: tutto ciò che di molto doloroso stavo vivendo mi parve leggero,quasi inconsistente. Capii subito di essere in presenza del libro della mia vita,dell'unione di vita e scrittura,dell'aggiornamento delle categorie bibliche ed evangeliche di "bene" e "male" compilato per noi uomini d'oggi: della più grande, enorme resa dei conti con il male radicale,con il comunismo sovietico creatore dell'universo concentrazionario,il Gulag.
I diciannove anni che Salamov trascorse nell'estremo nord-est siberiano,a settentrione di Magadan,esposto a temperature invernali di -65° e primaverili di -20°,con il lavoro coatto esterno obbligatorio,le infinite vessazioni delle autorità dei campi,la malavita alleata delle guardie e da queste preferita ai detenuti politici,il cibo praticamente inesistente,la "morte bianca" per stenti,denutrizione,percosse,malattie, attentamente pianificata dai canefici di Ezov,il "nano maledetto" posto da Stalin a capo della Nkvd,sono un tempo biblico e contemporaneamente "moderno",per noi comprensibile,in quanto tutto si svolge dalla seconda metà degli anni Venti alla fine degli anni
Quaranta: un periodo che,a differenza dell'antichità,del medioevo o del XVI secolo,è ancora emozionalmente percepibile,in quanto è il tempo dei nostri padri e dei nostri nonni. Questa sommatoria di moralmente grande,letterariamente stupefacente,e di prossimo nel tempo,rende l'uomo Salamov,il grandissimo scrittore Salamov,l'eroe Salamov,prossimo a Giobbe,al racconto di Giobbe,e contemporaneamente anche personaggio qoheletico, pseudo Salomone redattore dell'Ecclesiaste.Sono profondamente convinto dell'unicità di Salamov nel panorama della letteratura mondiale, perché è una persona semplice e nello stesso tempo una grande basilica morale, un medico dell'anima, profondo conoscitore di ciò che avvelena e di ciò che guarisce,di ciò che è perduto e di ciò che salva.Tutto questo pur non essendo credente, pur essendo figlio di un pope vicino ai socialisti, gli "esery" Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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