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Vargas Llosa Mario - La guerra della fine del mondo | Alla fine dell'Ottocento, nel Nordest del Brasile, appare una strana figura di santo e di profeta - «le ossa sporgenti e gli occhi ardevano di un fuoco perpetuo» - che attira intorno a sé migliaia di persone sbandate e vinte dalle ingiustizie della vita. Così comincia la storia memorabile della piccola e remota Canudos, solitario avamposto contro l'immenso Brasile e incontaminato luogo di pace, che sarà raso al suolo e cancellato dal nuovo governo repubblicano.Raccontando «cose attuali, concrete, quotidiane, inevitabili come la fine del mondo e il giudizio universale», Vagas Llosa ricrea uno dei più tragici episodi della storia dell'America Latina, facendone un romanzo e una saga di forte itensità, specchio realistico e insieme fantastico delle crudeltà, speranze e illusioni dell'uomo.
Media Voto: 5 / 5LaMelaMarcia (25-01-2011) Qualche anno fa lessi, senza provare particolare entusiasmo, "Avventure della ragazza cattiva". Conoscevo la fama di Vargas Llosa e scelsi quel romanzo perché considerato da tanti come una delle più importanti opere dello scrittore peruviano. Lo trovai interessante, piacevole da leggere, ma non sbocciò l'amore tra me e l'autore.
Poi nel 2010 il Premio Nobel a Vargas Llosa.
Mi sono concesso allora una seconda chanche. Faccio una ricerca su aNobii e mi cattura la trama di "La guerra della fine del mondo". E adesso si che l'amore trionfa!
Una storia potente narrata in maniera magistrale. Lo stile è maestoso, straordinari i personaggi, perfetto l'intreccio.
Uno dei romanzi più belli che abbia mai letto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gorgo l.gorgo@tiscali.it (05-01-2011) Strano e affascinante. Un romanzo fiume, corale, fra il Tolstoj di "Guerra e pace" e l'amato Flaubert: si alternano infatti lunghe sezioni ciascuna con diverso protagonista e non c'è mai un narratore esterno; la focalizzazione è sempre interna ai vari protagonisti (Faulkner?). Ne risulta la sensazione che tutti abbiano ragione e dunque incomunicabilità (e il potere malefico della propaganda): vero e unico trait d'union in una saga ricca di storie, personaggi e prospettive diverse e contrapposte. 900eschi pure i lirismi di certe descrizioni naturali, le reticenze nella narrazione, efficaci nel creare suspence, e l'uso nelle varie sezioni di tempi verbali diversi, al presente o al passato, a seguire sottotrame e protagonisti diversi. Di volta in volta ti chiedi se l'anarchico, il barone, il generale, protagonista del capitolo o della sezione, non sia forse anche il vero portavoce dell'autore; ma poi uno o l'altro ti sorprende, xché violenta una donna, massacra prigionieri o semplicemente muore, a metà romanzo. In realtà un alter ego dl'autore c'è: "il giornalista miope", l'unico xsonaggio senza nome, il più grottesco e assurdo, prima ubriacato dalla propaganda e suo megafono (v. i trascorsi rivoluzionari dl'autore), poi unico testimone, coraggioso e neutrale eppure reso cieco dalla xdita degli occhiali. Suoi pure gli unici coiti nel libro che nn siano stupri, l'unico amore contraccambiato, capace di riempire di senso un'esistenza (morale minima del romanzo, insieme alla fedeltà alla verità?). Parecchi i temi evocati: il confine tra fanatismo e santità, il dilemma della possibilità di espiazione di un delitto tremendo o di 1 intera vita di nefandezze, il fanatismo "laico", il trasformismo dei politici, il ruolo degli intellettuali, le tecniche e soprattutto la filosofia dla guerriglia. "La religione è il sogno di uomini infermi" (David Hume). A parte refusi e neologismi (?) dell'autore, creativa la traduzione: "inscrutabile", "illocalizzabili", "beveva con fruizione". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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