|
|  |
Dostoevskij Fëdor - L' idiota |
Pubblicato nel 1868, è la storia della sconfitta di un uomo "assolutamente buono", il principe Myskin. Un romanzo intricatissimo di avvenimenti, pieno di affetti opposti e di opposti sentimenti morali che dominano tutta l'opera entro cui si agitano bene e male, odio e amore.
17 recensioni presenti. Media Voto: 4.11 / 5Francesco (31-05-2009) L'Idiota di Dostoevskij è tutt'altro che un idiota, questo è fuori di dubbio. Tuttavia è l'incarnazione di un archetipo morale insostenibile, di una bellezza struggente: quanto più il prinicpe si avvicina, pur nella sua terreistrità, ad un ideale puro e perfetto di bene, tanto più la società lo rinnega. Sembra quasi che Dostoevskij ci voglia dire: "questo è il bene assoluto, l'idea platonica per antonomasia, l'incarnazzione di quella famosa virtù che tanti filosofi hanno decantato e decantano ancora ai giorni nostri, ma adesso spetta a voi giudicare se questa purezza di intenti sia veramente praticabile nella vita". Non è il più bello dei romanzi di Dostoevskij, ma il sacrificio finale del principe Miskin - l'accollarsi addosso tutte le sofferenze del mondo - vale da solo il prezzo del biglietto.
Dostoevskij... Dio quanto ti odio! Tu e Henry Miller mi avete fatto passare la voglia di leggere qualsiasi altro autore. Voto: 5 / 5 |
Francesca (20-01-2009) L'ho letto molto tempo fa quindi non ricordo nel dettaglio perchè non mi entusiasmò, ma ricordo che nonostante sia scritto sempre benissimo come del resto non ci si può aspettare altro dal grande romanziere russo, mi aveva un po' delusa, forse perchè ero fresca del grandissimo "I fratelli Karamnzov"... Voto: 3 / 5 |
enrico (04-03-2008) Sebbene non abbia grande conoscenza della figura storica di Cristo, non vedo similitudine con il Principe Myskin, semmai un pallida e sbiadita somiglianza. Cristo si è circondato di discepoli grazie al suo carisma e alla sua forza morale, il Principe non arriva a tanto. Non dimentichiamoci che Cristo ha letteralmente inventato il perdono! Difficile pensare che qualcuno gli si possa paragonare. Se proprio devo, mi viene più facile accostare il Principe a figure come San Francesco o, in ottica più moderna, Madre Teresa (figure, comunque, di splendore assoluto).
Il romanzo mi è piaciuto. In alcuni tratti è intenso, in altri certamente meno. Nello stile non vedo grosse differenze rispetto ad altri autori russi ottocenteschi. La bontà del protagonista (anche se altri preferiscono parlare di splendolore) costituisce l'elemento di novità del romanzo. A me sembra che la figura del Principe mantanga costantemente la sua caratterizzazione e si presenti sempre coerente e, proprio per questo, prevedibile: in questo sta la valenza e grandezza dell'opera. Voto: 4 / 5 |
Ardid79 (26-10-2007) Sono d'accordo, non ha la perfezione stilistica e narrativa dei Frtelli karamazov e di Delitto e Castigo. E' piu' febbrile, piu' violento, meno scorrevole, a tratti si impunta e rende difficoltosa la lettura. E' pervarso da un delirio di fondo, ma ti trascina in quel gorgo di personaggi al limite della follia e dell'irrealta'. in quei dialoghi incalzanti e sconnessi. E pur sempre Dostoevskij ed è pur sempre un capolavoro. Non so se leggerlo ad un'età più giovane faccia differenza, per quanto riguarda le impressioni che se ne ricevono. Posso solo dire che più vai avanti con gli anni, più la figura totalmente pura e buona del principe, ti appare come quella che appare al resto della gente...e questo è stupefacente. Voto: 4 / 5 |
Francesco (07-10-2007) Il meno bello tra i grandi romanzi di Dostoevskij,l'autore stesso affermò di non essere riuscito nel suo intento,"L'idiota" resta comunque un buon romanzo,a tratti intenso,senza toccare le vette di altri ,in primis "I fratelli Karamazov"(irraggiungibile),poi "Delitto e castigo",e il grandioso "I demoni".Diciamo che non consiglierei a chi si avvicina per la prima volta a Dostoevskij,la lettura de "L'idiota",ma suggerirei "Delitto e castigo". Voto: 3 / 5 |
Danillo Bellini (28-08-2007) Ho letto questo libro diversi anni fa ma non ho ancora dimenticato la profonda impressione
che mi ha fatto. Di Dostoevskij ho letto quasi tutto e probabilmente opere quali "Delitto e Castigo" e "I fratelli Karamzov" valgono complessivamente di più de "L'idiota", tuttavia mi hanno "turbato" meno.
Il fatto è che questo libro ci presenta la persona che molti di noi (esclusi i cinici) vorrebbero essere. E ce la presenta in uno modo che questa appare vera, nobile, compassionevole, imitabile, semplice e ingenua ma dotata di una forza immensa: la forza dell'amore.
Se questa persona non apparisse vera, nessuno sarebbe impressionato o turbato. Ma è
ovvio che un cinico non riesca a capire questo libro, egli tende a considerare il principe Myskin un carattere ma non una vera persona.
Per concludere vorrei ricordare cosa disse Lenin di questo e di due libri della Bibbia:
“Non leggete il libro di Giobbe o i Profeti o l’Idiota di Dostoevskij, se subito dopo intendete tornare alle vostre mode. Lasciateli piuttosto al futuro oppure al silenzio delle biblioteche.” Voto: 5 / 5 |
Golconde (15-05-2007) Come sempre Dostoevskij tocca molteplici argomenti da cui l'uomo non può prescindere. E' un romanzo che fa riflettere e rispecchia la realtà in modo sincero e crudo (il principe Myskin non può essere accettato dalla società...). I personaggi sono costruiti stupendamente, coerenti con se stessi, sembra quasi di conoscerli di persona. Non bisogna lasciarsi spaventare dalla lunghezza dei romanzi dostoevskijani. Voto: 5 / 5 |
moppinait (04-05-2007) Ho letto questo libro molti anni fa e ricordo ancora quanto mi emozionò e commosse. Davvero un capolavoro! Per quanto io adori Dostoevskij questo libro è quello più che mi ha lasciato dentro un marchio indelebile. MAGNIFICO! Voto: 5 / 5 |
michele (30-04-2007) Non si può dare il massimo dei voti a questo libro per il semplice fatto che Dostoevskij ha scritto qualcosa di superiore, come i capolavori citati da chi mi precede nei commenti.
In qualche tratto è un tantino noioso ma nel complesso risulta una lettura piacevole.
Si respira fortemente l'aria della Russia dell'ottocento....per chi non l'avesse ancora mai fatto Dostoevskij va letto...di una profondità senza uguali... Voto: 4 / 5 |
G.L.'86 (17-02-2007) Certamente non è Delitto e Castigo. E nemmeno I fratelli Karamazov. Però l'Iliade non c'entra nulla. L'analisi di un testo simile, non dovrebbe prevedere un parallelo con Achille, diamine! Semmai, con il Vangelo, visto che il Principe e Cristo presentano non pochi tratti comuni...Comunque, è vero che stilisticamente è "sincopato". Ed è vero anche che è gremito di nomi e sottoinsiemi di nomi. Leggendo Tolstoj e Solzenicyn si riscontra il medesimo problema. Ma lo chiameremmo "difetto"?
Voto: 3 / 5 |
pacifico bp (10-02-2007) Uno dei migliori libri scritti da Fedor e dalla letteratura mondiale in generale/uno dei cinque libri della vita.
Ce ne sono pochi da leggere,tutto quello che si legge, spesso viene spazzato dalla mente come uno sputo indesiderato,troppe parole, concetti ripetuti e modificati, questo è sicuramente necessario come " memorie dal sottosuolo", anticipatore di molti concetti e "idee" moderne di pensiero. Dostoevskij è l'apoteosi della letteratura.
Esagero?
Penso proprio di no. Voto: 5 / 5 |
geo (21-11-2006) Doloroso, come tutti i libri di Dostoevskij. Come tutte le sue opere, non credo esista una via di mezzo. O lo ami, o non riesci nemmeno a leggerlo. Un piccolo uffa per chi si lamenta della confusione generata dai nomi russi: basta memorizzare un nome e il suo relativo diminutivo e l'impresa non è poi così ardua. é come se in un testo americano un personaggio venisse chiamato un po' Nick, un po' Nicholas. Voto: 5 / 5 |
ciccio (09-10-2006) Sono certo che lo stesso D. aveva previsto i commenti sprezzanti (e infantilmente cinici e pomposi) dei morenti in spirito. A questi ha risposto per bocca del Principe: "Passate accanto a noi e perdonateci la nostra felicità". Voto: 5 / 5 |
glasses&fossette (30-08-2006) solo una nota a te caro stefano:sai ho contato almeno 15 nomignoli o soprannomi con i quali chi mi conosce usa al di fuori del mio nome...penso che d. sia molto vero in tutto ciò...e poi non riesco a capire come si possa dire che uno scrittore ha dei doveri...doveri???quali doveri???dipende sempre con che occhi leggi e con che cuore comprendi... Voto: 4 / 5 |
Filòfilo (04-06-2006) Non s'assegna il terzo voto unicamente perché la mediocrità non appartiene a questo autore. Ma è un libro discretamente piatto, d'un infantilismo capriccioso che è tipico dell'autore moderno: il quale non ha capito, e vuol capire.
Eccetto Ippolit, i personaggi non esistono, sono pure anime. Io, fossi stato un caro buon vecchio gesuita, avrei rispedito Dostoevskij a rileggere l'Iliade.
Quelle anime difettano del corpo. E, pur di spostarsi, volano. Peccato: a tale nervo preferisco da sempre l'achilleo muscolo che solleva la polvere, o quello ronziniano che piega i fili dell'erba nella corsa ai mulini.
Sarà che la letteratura a me contemporanea ha compreso ben poco dell'eternità. Sarà che è convinta d'essere il mondo, mentre il mondo la contiene. Sarà che Dostoevskij dimentica la sprigionata forza umana di Guerra e Pace; tuttavia I Fratelli Karamazov solo, e neppur Sofocleamente in modo mirabile, rende pieno vigore all'intelligente figura viva che è pur troppo mascherata da intellettuale da secolo ventesimo - e non da umana eternità.
Un genio prodotto, e non ispirato. Un genio da Reale, e non da Vero.
Vale a tutti Voto: 2 / 5 |
stefano (25-03-2006) Ma.. non so. Bestemmio. Dostoevskij ha uno stile di lettura che trovo... sincopato. Non è scorrevole, non si lascia leggere.
Poi una cosa. E' possibile dover tenere durante la lettura, matita in mano, un elenco di tutti i nomi? e consultarlo ogni piè sospinto.
Credo che tra i doveri di uno scrittore ci sia quello di farsi leggere agevolmente... non puoi nella stessa pagina cambiare tre volte il nome di colui che sta parlando. Ho contato 40 nomi registrati nel mio "taccuino" a fondo libro... ho omesso i personaggi minori... s'intende. Ognuno di loro ha minimo tre nomi... russi... fate voi, saranno anche dettagli minori, ma sono quelli che ti fanno perdere le cose migliori. Voto: 3 / 5 |
alfredo pace recorder1@virgilio.it (07-07-2005) Il mio parere è che questo sia il capolavoro assoluto della modernità. La lettura di questo libro è l'unica cosa necessaria nella vita. In queste pagine ciascuno ritroverà se stesso, anche se non quale credeva di essere: il mondo, gli uomini, noi stessi, tutto diviene nuovo, nuovo e terribile. Leggere questo libro è in ogni caso un RISCHIO: perché esso turba, turba profondamente; esso chiede che la morte diventi la sola esperienza quotidiana, la sola esperienza reale; chiede una disposizione al sacrificio di sé, una nobiltà d'animo che comunemente né s'incontra, né si desidera, né se ne vuole sapere qualche cosa. Questo libro è, nell'epoca attuale, l'unica possibilità di fare dell'uomo qualcosa di buono. Chiunque abbia a cuore se stesso troverà in questo libro il solo sostegno che gli è concesso. Voto: 5 / 5 |
|
 | I più venduti di Dostoevskij Fëdor |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|