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Un affresco fiammeggiante di storia cinese, dagli anni Trenta agli anni Settanta, raccontati da un giovane della provincia che ripercorre i drammi, gli amori, i lutti della propria famiglia. Un romanzo che per la sua forza mitica e immaginativa è stato avvicinato a "Cent'anni di solitudine".
11 recensioni presenti. Media Voto: 4.18 / 5Maria (15-10-2009) Un manipolo di uomini impavidi contro l’acerrimo nemico giapponese (e i suoi collaborazionisti), torture disumane subite o inflitte, tradimenti, passioni e gelosie in un romanzo che racconta la Cina dagli anni ’20 agli anni ’70 del secolo scorso. La cronologia però diventa uno strumento duttile in mano all’autore, si va avanti e indietro nel tempo e lo stesso evento viene descritto più volte con dettagli sempre differenti. Per chi, come me, ha letto il libro lentamente c’è il rischio di perdersi. Da sfondo (o da protagonista) c’è il sorgo rosso, alto, compatto che diventa sempre qualcosa di diverso, a seconda della situazione: un campo di battaglia, un rifugio, una tomba. Nel presente del narratore (gli anni ’70) il sorgo ibrido, tozzo e insignificante, ha ormai soppiantato la pianta di cui è il surrogato: una similitudine per indicare che riusciamo a identificarci solo nel nostro passato?
Un libro che può essere letto se non si è deboli di stomaco e da consigliare solo a chi ama le storie di guerriglie.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
sergio oliveri siroliver@tiscali.it (24-08-2009) Celebrato come il maggiore scrittore cinese contemporaneo, Mo Yan mi è parso lontanissimo dal livello di Pearl Buck, che tanto avevo apprezzato anni fa leggendo, ad esempio, “La buona terra”. Ho trovato stucchevoli il suo stile prolisso e granguignolesco, le diffuse enormità e i troppo ripetuti paragoni, insopportabilmente esagerati, delle semplici cose della campagna cinese a chissà quali meraviglie celesti. Soprattutto non mi è piaciuto che un personaggio ricco di caratteristiche ormai universalmente riconosciute negative (violento, pluri-assassino, iper-orgoglioso, adultero ecc.) venga tratteggiato con toni da eroe positivo.
Ho trovato invece interessante il fatto che Mo Yan descriva avvenimenti del XX secolo con atmosfere che da noi appartengono al più buio medio-evo, raccontando un ambiente lontanissimo dalle immagini di antica e diffusa saggezza, con cui altri Autori cinesi, come la citata Buck, avevano sin qui presentato quel popolo al mondo occidentale .In tal modo l’Autore dà una precisa idea dell’arretratezza culturale, etica e civile della Cina, anche se in tal modo egli fornisce un cattivo biglietto da visita per quel paese, quando invece oggi esso ha bisogno del contrario.
Incredibile, infine, il numero di errori e refusi di stampa in un’edizione Einaudi: magari anche questo significa qualcosa.
A mio giudizio, un libro tutt’altro che imperdibile.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Filomerico (22-05-2009) Un cantore discendente in linea diretta da Omero. Un Tolstoj dei nostri tempi. Il tipo di narratore che l'Europa occidentale da generazioni non è più capace di esprimere. Il riso ed il pianto, l'individuo e la comunità, la vita quotidiana e la storia, il lirismo e l'epicità, la guerra e la pace. Quando si arriva alla fine, di questa come delle altre opere di mo Yan, sembra impossibile di avere soltanto letto un libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Buby (23-01-2009) libro stupendo, lo consiglio a tutti!!!! E' quasi una poesia in prosa, ti fa vivere in un mondo spietato ma anche romantico al di fuori dei canoni occidentali. Dieci e lode! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gianca (26-04-2008) Davvero un romanzo magistrale, poderose le vicende e la forza narrativa. Unico neo è la poca linearità cronologica degli eventi, il romanzo infatti prende corpo come un mosaico in cui man mano si inseriscono le varie tessere con continui salti di tempo, ma forse proprio questa è la particolarità della scrittura di Mo Yan. Un romanzo che molto probabilmente rimarrà nella storia della letteratura. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Antonio (24-11-2006) Romanzo davvero molto bello, che rivela non solo la bravura di Mo Yan nel descrivere situazioni, paesaggi, persone, ma anche la maestria del secondo autore che c'e' dietro queste pagine pubblicate per i tipi della Einaudi: la sua traduttrice dell'opera Rosa Lombardi. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Gaetano (12-07-2006) mentre leggi ti sembra di sentir l'odore dei fusti di sorgo o di vedere i colori generati dal sole d'oriente e avverti l'umidità come se leggessi nei pressi del fiume Moshui o ancora ti sale la nausea perchè i cadaveri dei banditi sembrano giacere sotto il tuo letto davvero...stupendo! evocativo, mitico, epico! mi riprometto di vedere il film Voto: 5 / 5 |  |  |  |
emilio locatelli emilius.wan@libero.it (09-05-2006) Un capolavoro: stupefacente l'abilita nella descrizione di paesaggi e luoghi, carica di struggente lirismo, cosi' pure nell'introspezione psicologica ottenuta usando sempre come ingredienti i fatti della natura, le sue manifestazioni esteriori. Lirismo e crudezza si mescolano sconvolgendo il lettore.
Libro anticristiano, nel senso che e' privo di morale del perdono, del premio divino e della ricompensa...Gli attori della narrazione sono come spighe di sorgo contro un vento tenace, che amano, odiano, soffrono in un eterno presente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
claudio cla114@hotmail.com (27-01-2006) Grande libro di questo scrittore che ha un talento secondo me paragonabile a Garcia Marquez. Come Garcia Marquez ha un suo stile di scrittura che deriva sicuramente dal paese da cui proviene, un modo completamente originale e strano di descrivere le situazioni, i personaggi,l'amore, la guerra. E' bello finalmente leggere qualcosa di nuovo e di originale, entrare nella logica di un altro universo a noi completamente estraneo. Estranei sono i paesaggi, le situazioni familiari, le reazioni dei singoli, la crudeltà così normale in un ambiente primitivo come la Cina rurale. Il libro è ambientato nella campagna cinese degli anni 40 ma da quel poco che ho visto in Cina non è molto diverso anche oggi, Shangai con i suoi grattacieli è a migliaia di chilometri....
Lo consiglio a tutti, insieme all'altro suo libro che ho letto "Il supplizio del legno di sandalo", e ne approfitto per fare i miei più sentiti complimenti alla traduttrice, non dev'essere facile tradurre dal cinese e riuscire a rendere così bene le sensazioni ed i discorsi della gente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giovanni ggrfortitudo@yahoo.it (10-11-2005) Bel libro, non il migliore che abbia letto sull'argomento, ma Mo Yan descrive in maniera sublime le sofferenze, la forza, la disperazione ma anche la tenacia dei Cinesi che oppongono restistenza agli invasori Giapponesi. Vicende tristi ed Eroiche, banditi crudeli ma giusti, donne e bambini costrette a diventare forti. Un libro da leggere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
agenore (24-07-2005) sorgo rosso mi ha fatto innamorare di mo yan e del suo raccontare cinese di storie inaudite,da queste parti del globo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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