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Pynchon Thomas - L' incanto del lotto 49 | Oedipa Maas era una giovane casalinga californiana, laureata in letteratura inglese e moglie di un deejay radiofonico. Poi, un giorno, viene nominata esecutrice testamentaria, e tutto cambia. Una cospirazione mondiale, antica di secoli, getta la sua ombra sulla vita di tutti i giorni, sull'America solare e felice degli anni Sessanta, e lancia Oedipa sulla scia di un enigma impossibile. Torna a quarant'anni dalla pubblicazione questo romanzo cui si attribuisce la fondazione della letteratura post-moderna. Il romanzo è proposto in una nuova traduzione, firmata da Massimo Bocchiola.
8 recensioni presenti. Media Voto: 4.37 / 5judgeholden (30-11-2010) L'incanto del lotto 49 è un libro che sai essere scritto da un genio della letteratura, allora lo compri e ti avvicini a quell'universo, tentando di districarti in una narrazione vorticosa, difficile da tenere a bada, a volte sembra impazzita ma pur sempre lucida. L'impressione dopo la prima lettura è che dopotutto Pynchon non sembra un genio, ha scritto una storia scombussolata e senza conclusione, una trama e una protagonista paranoica non fanno altro che confonderti le idee. Che voto dare??? beh dopotutto ci sono degli spunti validi, un umorismo particolare nelle situazioni... cerchiamo di non essere troppo severi, diamo un 2 di fiducia, un 1 sarebbe troppo poco e comunque forse è anche colpa nostra che abbiamo riservato alla lettura troppa poca attenzione, forse converrebbe rileggerlo, dare a noi e a questo libro un'altra possibilit;, dopotutto sono poco più che 150 pagine e allora, perchè no...
alla seconda lettura presti più attenzione a particolari che ti erano sfuggiti, ridi di situazioni che prima erano passate inosservate o poco più; forse la trama si fa un po' più chiara ma lo stesso non riesci a venirne a capo. voto: 3.
Poi casomai lo rileggi una terza volta, l'aura che circonda Pynchon comincia a essere giustificata e supportata da quello che leggi e vedi nel romanzo. Se poi consulti qualche saggio su questo libro davvero ti si aprono prospettive che non ti saresti mai aspettato, ed ecco allora che la terza lettura si rivela più ricca e completa: la somma di quelle precedenti,e qualcosa in più anche. Dunque facendo due conti..... 2 più 3: 5 !!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
baton baton@email.it (05-09-2006) Va bene, non l'ho capito io. Va bene, Pynchon è un genio, un mostro sacro, la sua scrittura è una vera rivoluzione, ecc ecc.
Resta il fatto che, a mio avviso, questo libro sia semplicemente illeggibile.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Mimmo (12-07-2006) La lettura di questo libro è un incredibile esperienza.Le immagini che evoca la scrittura di Pynchon,i colori,la musica dell'America anni'60.Non vi fermate,non scoraggiatevi,impossibile capire tutto quello che scrive;Dietro la storia apparentemente semplice di Oedipa ci sono svariati livelli di lettura,ed è sbalorditivo che molte delle cose di cui scrive sono vere,e che a soli 26 anni e,per giunta,40 anni fà,Pynchon aveva capito che la comunicazione, con i suoi mezzi, sarebbe stata al centro degli appetiti capitalistici.Piccola nota per la Einaudi:Leggere Pynchon è cosa ostica,leggere un'edizione di un libro di Pynchon con un rapporto pagine-refusi così alto è impossibile,inoltre leggo che altre edizioni hanno un'introduzione dove si spiega che anche i nomi non sono messi lì per caso:Lui può presupporre la conoscenza di certe cose da parte del lettore ,voi no. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
tristero (31-01-2006) Il libro è semplicemente fantastico, ma l'edizione è piena di refusi! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ranocchia pelata (11-11-2005) magnifico! ma che fine ha fatto la vecchia traduzione? e perchè sostituirla con questa? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
qualcuno (11-11-2005) libro magnifico, ma è meglio la precedente traduzione Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Vittorio Caffè (10-11-2005) Mah, che sia meglio la precedente traduzione non sono poi tanto tanto sicura, era una buona traduzione, ma Bocchiola, per quel che ho letto finora, ha fatto veramente i salti mortali, soprattutto nella traduzione delle canzoni che costellano questo romanzo piccolo ma terribilmente denso...
Di Pynchon, che dire? Che è uno scrittore immenso? Che è il vero gigante della contemporaneità? Che tra duecent'anni parleranno di questi nostri anni come dell'Era di Pynchon?
Io vorrei dire altro, che possa aiutare chi potrebbe voler comprare questo libro ma non è tanto sicuro della scelta. Pynchon è un po' come Escher. Avete presente quei disegni che sembrano realistici, poi a guardare bene ti rendi conto che una scala infinita non può esistere, che gli uccelli non si possono trasformare in pesci, che le cose che lui sembra raffigurare con uno stile tutto sommato realistico non possono esistere? Be', con Pynchon è un po' così, ma in modo ancor più disorientante. Nei suoi libri le cose apparentemente reali si rivelano inventate di sana pianta; ma poi scopri che le cose che sembrano assolutamente folli, tirate fuori dal cappello di un prestigiatore della narrativa, sono vere. E non ho detto "realistiche". Ho detto ve-re. E che comunque anche quelle inventate, come la Yoyodyine, come il Trystero, come La tragedia del corriere, si spalancano a mostrare abissi oscuri del nostro mondo tardocapitalistico. Che Pynchon aveva capito molto prima che si cominciasse a parlare di globalizzazione, di Impero Americano, di complotti e cospirazioni planetarie. E questo piccolo (solo in apparenza) romanzo proprio di questo parla, ben prima dei Genna e dei Dan Brown e di tutto il resto della banda: senza smerciare facili rivelazioni, ma insegnando col raccontare stesso a guardare dietro la pagina. Aggiungiamo inoltre che nella resa di Bocchiola si capisce perché questo scrittore è considerato, tra l'altro, un maestro di stilesez I. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
withnail (09-11-2005) Voto massimo al romanzo, ma vi consiglio la vecchia traduzione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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